martedì 22 gennaio - Aggiornato alle 01:05

Inglesi inventano etichetta Semaforo, e nostri prodotti vanno giù: troppo grassi. Ma l’Onu li blocca

L’hanno fatto anche i francesi con il ‘nutriscore’ e i cileni col ‘bollino nero’, ma la situazione sembra cambiare

©Fabrizio Troccoli

Vengono definiti ‘health claims’, ovvero profili nutrizionali sulle etichette alimentari, con il colore (verde-giallo-rosso), a indicare la ‘bontà’ o ‘pericolosità’ degli alimenti, come nel caso dei semafori nutrizionali adottati dalla Gran Bretagna, in sostanza si traducono, secondo il mondo produttivo del made in Italy, in un danno economico per le nostre imprese, soprattutto per quelle, come le umbre, che producono olio, salumi, formaggi e altre eccellenze. Una risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni unite, mette una parola definitiva sulla tendenza

Nota Coldiretti «Grazie all’attività diplomatica del nostro Paese è stata sventata – afferma Coldiretti in una nota – una pericolosa deriva internazionale per mettere sul banco degli imputati i principali prodotti del Made in Italy a causa del loro contenuto in sale, zucchero e grassi, anche con l’apposizione di allarmi sulle confezioni o l’introduzione di tasse per scoraggiarne i consumi. Tra questi l’olio extravergine di oliva considerato unanimemente un elisir di lunga vita, ma anche formaggi e salumi. Una decisione – precisa Coldiretti – che deve rappresentare un freno al diffondersi di sistemi di informazione visiva come l’etichetta a semaforo inglese, ma anche il nutriscore francese o i bollini neri cileni che mettono a rischio prodotti Made in Italy dalle tradizioni plurisecolari trasmesse da generazioni di agricoltori: un patrimonio che è anche alla base della dieta mediterranea. Un corretto regime alimentare – aggiunge Coldiretti – si fonda sull’equilibrio nutrizionale tra i diversi cibi consumati e non va ricercato sullo specifico prodotto. Ora occorre lavorare – spiega Coldiretti – perché il bisogno di informazioni del consumatore sui contenuti nutrizionali sia soddisfatto nella maniera più completa e dettagliata, ma anche con chiarezza, a partire dalla necessità di usare segnali univoci e inequivocabili per certificare le informazioni più rilevanti per i cittadini, a partire dall’obbligo dell’etichetta d’origine su tutti gli alimenti». Coldiretti ha promosso a Bruxelles insieme ad altre nove organizzazioni l’Iniziativa Europea dei Cittadini “Eatorigina – Unmask your food” al fine di garantire la trasparenza in tutta la catena alimentare. Il sito per sottoscrivere l’iniziativa è: www.eatoriginal.eu. La raccolta firme si sta promuovendo con diversi appuntamenti pure in Umbria, grazie anche al contributo di Coldiretti giovani impresa. Campagna Amica e di Donne impresa: l’obiettivo è proprio quello di estendere l’obbligo dell’etichetta d’origine su tutti gli alimenti, per prevenire le frodi, proteggere la salute pubblica e garantire il diritto dei consumatori all’informazione.

Etichette semaforo In un articolo pubblicato dal Fatto quotidiano e firmato da Amelia Fiorilli, docente di Nutrizione umana Università degli Studi di Milano e Anita Ferraretto, ricercatrice in Nutrizione umana Università degli Studi di Milano, viene spiegato che L’etichetta con il semaforo nutrizionale adottata in Gran Bretagna riporta per 100g di alimento il contenuto in grassi, grassi saturi, sale e zuccheri ed evidenzia con i colori del semaforo i valori elevati, di media e bassa intensità. Suggerisce in questo modo che, se l’alimento scelto ha un contenuto di colore rosso, è evidentemente pericoloso per la nostra salute e quindi da non consumare né comprare. La prima considerazione che deve essere fatta da tutti, consumatori e produttori, è la consapevolezza che 100 g non rappresentano una porzione standard valida per tutti gli alimenti, tra cui proprio quelli citati come penalizzati da questo sistema di etichettatura e che, secondo la ricerca Nomisma commissionata da Federalimentare, hanno visto un calo delle vendite: olio extravergine di oliva, Parmigiano Reggiano e prosciutto crudo. È indubbio che nessuno di noi consuma 100 g di olio extravergine di oliva al giorno quando 1 cucchiaio, pari a 10 g (da LARN 2014), è la dose consigliata, così come 100 g di Parmigiano Reggiano sono tanti anche quando viene consumato come secondo piatto e non come “condimento” sulla pasta (nel primo caso la porzione è 50 g, nel secondo 10g – LARN 2014). Entrambi contengono grassi saturi, ma il loro contenuto varia se consideriamo la porzione standard: 100 g di olio extravergine di oliva contengono 16,16g di grassi saturi, mentre 10g ne contengono 1,616. Per il Parmigiano Reggiano 100 g contengono 16,89 g di grassi saturi, mentre 50 g e 10 g ne contengono rispettivamente 8,445 g e 1,689 g (da Banca Dati di composizione degli alimenti IEO). Analogamente se consideriamo una bevanda zuccherata, ad esempio aranciata, la cui vendita è stata incrementata dalla presenza del semaforo colorimetrico in etichetta, 100 ml forniscono 10 g di zuccheri solubili in acqua. In questo caso 100 ml non corrispondono al bicchiere (200 ml) né alla lattina (330 ml) che si consumano più frequentemente e che in realtà arrivano ad apportare una quota di zuccheri solubili nel caso della lattina (33 g) pari a circa il 50% del fabbisogno di zuccheri in una dieta bilanciata da 2000 kcal (75 g, 15% dell’energia giornaliera, LARN 2014). Questi esempi ben sottolineano come non si possa parlare dei nutrienti contenuti in un alimento a prescindere dalla porzione consumata di quell’alimento.

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