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Doc Torgiano, per i 50 anni un’etichetta speciale tra vino e arte: è il ‘Pinturicchio Torgiano Rosso Riserva’

Terre Margaritelli presenta in anteprima con Cotarella, che firma il nuovo vino, un progetto che unisce un’opera d’arte misteriosa a una storia enologica importante

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La presentazione in anteprima del nuovo progetto

di Danilo Nardoni

«Per ora è un puledro che sgroppa e, sempre se verrà buono come ce lo immaginiamo, sarà un vino importante». Parola di Riccardo Cotarella. Il celebre enologo parla in questi termini del ‘Pinturicchio – Torgiano Rosso Riserva’, un vino che porta la sua firma e che rappresenta il nuovo progetto della Cantina Terre Margaritelli. Quello tra vino e arte – due passioni della famiglia Margaritelli – è il binomio scelto infatti dall’azienda di Miralduolo di Torgiano per festeggiare i 50 anni della Doc Torgiano, una tra le cinque Denominazioni di origine controllata storiche italiane. A Villa Spinola di Perugia sabato 12 maggio è stato così presentato il progetto che mette insieme due incredibili storie, tra arte ed enologia, per un salto temporale che va dal 1492 al 1968 e fino ai giorni nostri.

Anteprima Nella sede della Fondazione Guglielmo Giordano, nata nel 2000 dalla volontà della famiglia Margaritelli, si è tenuta con una degustazione l’anteprima di questo vino che, tutt’ora in lavorazione e in affinamento nelle sue barriques, sarà pronto per il 2020 (altro anno di anniversario per Torgiano, quello dei 30 anni della Docg) e con in etichetta l’opera del Pinturicchio raffigurante ‘Il Bambin Gesù delle mani’, di proprietà della stessa Fondazione dal 2004 e che nasconde una storia molto affascinante.

Doc Torgiano Intanto quindi, per il momento, solo un’anteprima per celebrare la Doc Torgiano e per assaggiare così un vino «che punta ad elevare ulteriormente il Torgiano Rosso Riserva Docg della Cantina, il Freccia degli Scacchi», come ha sottolineato Federico Bibi per Terre Margaritelli. Era infatti il 20 marzo 1968 quando il presidente della Repubblica italiana Giuseppe Saragat, grazie all’operato dell’imprenditore Giorgio Lungarotti, firma il decreto ‘Riconoscimento della denominazione di origine controllata del vino Torgiano’, dando così vita alla Doc Torgiano. Un valore ed un bene culturale che va oltre l’ambito enologico e che, anche per Terre Margaritelli, merita di essere celebrato e condiviso in grande stile. Ed ecco allora che in occasione di questo importante anniversario per Torgiano, la Cantina – si sviluppa su 52 ettari di vigneto, certificato biologico, a corpo unico sulla collina di Miralduolo di Torgiano, posta nel cuore dell’Umbria tra Perugia e Assisi – ha presentato un progetto che rappresenta a pieno l’anima e le passioni dell’azienda Margaritelli, tra arte e vino appunto.

Bambin Gesù delle mani A raccontare la storia, dopo la visita guidata all’opera del Pinturicchio custodita a Villa Spinola, è stato Andrea Margaritelli: «L’opera d’arte, come il vino, non è solo emozione sensoriale ma si arricchisce del legame con la storia e con il territorio». Sono questi i protagonisti della vicenda raccontata da Margaritelli: un Papa tra i più discussi della storia, Alessandro VI Borgia, una donna bellissima, Giulia Farnese, e un grande Pittore del Rinascimento, il Pinturicchio. Tre grandi personaggi uniti da un leggendario dipinto, smembrato e fatto sparire dagli appartamenti in Vaticano dei Borgia per nascondere, secondi alcuni, gli scandali di Alessandro VI e la sua relazione con Giulia Farnese. Un’opera da tutti favoleggiata, ma nella cui esistenza pochi avevano mai creduto. Fino a quando l’apparire di un affresco con un magnifico Bambino e un enigmatico intreccio di cinque mani scioglie un segreto gelosamente custodito per 500 lunghi anni. La ricostruzione di questo affascinante racconto storico e soprattutto le vicissitudini legate al ritrovamento del ‘Bambin Gesù delle mani’ – considerato dagli storici dell’arte uno dei pezzi più importanti di ritrattistica rinascimentale – permette oggi di accedere a uno dei più intriganti misteri della storia dell’arte. «Se quello dipinto dal Pinturicchio, come Vergine Maria, sia stato invece il vero volto di Giulia Farnese non lo sappiamo, ma la cosa certa è che è stato considerato tale da chi lo ha scritto, da chi lo ha staccato dagli appartamenti dei Borgia in Vaticano e da chi lo ha nascosto» ha sottolineato Margaritelli.

Storia affascinante L’opera, rimasta ignota per quasi 500 anni, venne scoperta in una collezione privata e in seguito acquistata dalla Fondazione Guglielmo Giordano che ne cura la diffusione e la conoscenza: «Da quando è stata acquistata è stata con noi solo per pochissimo tempo visto che è sempre in giro perché l’obiettivo è quello di farla vedere e conoscere più possibile». Studi ne hanno ricostruito la singolare storia: faceva parte della decorazione dell’appartamento Borgia in Vaticano, dove pare che decorasse la camera di Alessandro VI. Era stato commissionato dallo stesso Papa contemporaneamente agli affreschi nel resto degli appartamenti. L’opera venne vista da numerosi storici e artisti, compreso Vasari (a proposito degli impegni vaticani del Pinturicchio, ricorda infatti: «ritrasse sopra la porta di una camera degli Appartamenti Borgia in Vaticano la signora Giulia Farnese per il volto di una Nostra Donna e, nel medesimo quadro la testa d’esso papa Alessandro che l’adora»), e ne fu tratta anche una copia dal pittore mantovano Pietro Facchetti, ma in seguito se ne persero le tracce. Venne infatti smurata e probabilmente nella maggior parte distrutta (sicuramente la parte con Alessandro VI) a causa di quella sorta di “damnatio memoriae” che i successori di Alessandro VI, in particolare Giulio II, riservarono alla figura del Papa, che era ritratto al cospetto della Vergine, inginocchiato mentre accarezzava un piedino del Bambino (la mano è infatti ancora oggi visibile nel frammento superstite così come quelle della Vergine Maria-Giulia Farnese). Tale gesto era sicuramente inconsueto, ma era soprattutto l’effigie di Maria a destare scandalo, essendovi ritratta l’amante del Papa, Giulia Farnese. Non è escluso quindi che il Bambino ritraesse uno dei figli del Borgia.

Vino dedicato a Pinturicchio Mistero che quindi ora si unisce anche un’altra storia, enologica questa volta, quella della Doc Torgiano. ‘Pinturicchio – Torgiano Rosso Riserva’ è quindi un vino importante (Sangiovese, vitigno della zona quindi, e in purezza con affinamento minimo di 24 mesi in barriques nuove di rovere francese proveniente dalla Foresta di Bertrange) ma è anche «come un piccolo quadro perché ha un suo valore pure per il rilancio della Doc Torgiano» ha affermato Cotarella: «Lo abbiamo pensato e progettato – ha proseguito – proprio in funzione del suo valore simbolico». «Stacca un po’ da quelli che sono i Sangiovesi umbri e anche da quelli di Torgiano, ma porterà dentro, se alla fine dopo l’affinamento verrà come ce lo immaginiamo, 50 anni di Torgiano Doc» ha commentato Cotarella per poi aggiungere: «Per ora è un puledro che sgroppa». «Il produttore di vino è un artista, un artigiano che modella un prodotto solido in liquido. In questo caso non c’è la presunzione che questo vino sia un’opera d’arte ma bisogna però raccontarlo come un’opera d’arte». E Cotarella così lo ha presentato: «Il colore vivo ci dice che il vino è in salute prima che buono; il profumo è di ciliegia così matura che va verso la visciola ed ancora si sente l’uva, perché il vino non deve mai perdere il collegamento con la madre terra; come sapore arriva una prugna croccante e non matura, un leggero cuoio, sulla lingua l’acidità tipica del Sangiovese e al palato il tannino». Per ora, secondo l’enologo, è un vino «suadente ed energico» anche se c’è da aspettare per il bilancio finale l’affinamento e poi l’invecchiamento. Quindi ora, dopo l’anteprima, non resta che aspettare per conoscere il vero ‘Pinturicchio – Torgiano rosso riserva’.

Provocare Sul cinquantesimo anniversario della Doc Torgiano è infine intervenuto anche Angelo Valentini, voce storica dei vini di Torgiano: «Torgiano è stato grande per il mondo del vino e deve tornare ad esserlo e per far questo bisogna sfruttare molto di più i nostri tesori, le tante testimonianze che raccontano la nostra tradizione enoica». «Le manifestazioni più importanti avvenivano a Torgiano che ha perso il suo Banco di assaggio e dove arrivavano personaggi da tutto il mondo. Bisogna quindi tornare ad impossessarsi di quella storia». Per Valentini, inoltre, «bisogna sfruttare le nostre testimonianze enoiche» e sogna di poter ristampare libri e volumi importanti ma nascosti ai più: «Queste operazioni non costerebbero nulla ma provocherebbero per fare emergere le nostre terre e le nostre virtù». Valentini ha ricordato quindi figure e scritti di Corniolo della Corgna, Sante Lancerio, Andrea Bacci, Castore Durante. «Bisogna tornare ad essere figli di qualcuno e provocare» ha poi commentato. Anche le aziende per Valentini devono saper «provocare». «Proprio come sta facendo Margaritelli» ha infine aggiunto dopo aver lanciato anche la sua di provocazione: «A chi produce vino dico di correre da solo e non in gruppo alle manifestazioni come il Vinitaly di Verona, soprattutto se chi ha il compito di dare stimoli e far le cose come si deve non lo fa per niente».

Legno Sulla questione barriques è intervenuto infine anche Dario Margaritelli, parlando di legno e di ricerca applicata al vino. A seguito di una importantissima ricerca realizzata in Francia in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Enologia e l’Istituto Nazionale di Gestione delle Foreste oggi Terre Margaritelli utilizza infatti, per l’affinamento dei propri vini, solo barriques di rovere francese proveniente dalla Foresta di Bertrange certificando l’origine del legno: «Il rovere della Foresta di Bertrange è stato scelto su oltre 20 foreste testate poiché ha un approccio molto delicato e non è mai coprente delle caratteristiche primarie dei vitigni».

Terre Margaritelli L’azienda Agricola Terre Margaritelli nasce alla fine degli anni 40, per volere di Fernando Margaritelli, che all’età di 60 anni decide di ritirarsi dall’attività industriale, lasciando ai tre figli tutto il comparto ferroviario, per dedicarsi in modo totale alla sua grande passione la vite ed il vino. È proprio in onere di Fernando e della sua grande passione che nel 1995 i suoi nipoti decidono di sviluppare l’azienda agricola e dare vita al progetto Terre Margaritelli che si concretizza con la ristrutturazione della cantina nel 2007. Le varietà coltivate sono ben 15. Dei 52 ettari di vigneto, circa 30 sono destinati ai vitigni tradizionali, mentre i restanti 22 ettari costituiscono il vigneto sperimentale. Viti a bacca bianca: Trebbiano, Grechetto, Chardonnay, Fiano oltre a Traminer, Pecorino, Semillon e Viognier. Viti a bacca rossa: Sangiovese, Canajolo, Merlot e Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Malbech e Petit Verdot. L’azienda, in linea con una tradizione di famiglia da sempre orientata all’innovazione e alla ricerca della perfezione, è dotata di una cantina dove vengono lavorate le piccole quantità dei diversi vitigni per testare i rendimenti di ciascuno e ottimizzarne il processo di vinificazione, in relazione alle specificità uniche del territorio di Torgiano. Ad oggi l’azienda produce 7 etichette di vini tra cui DOCG Torgiano Rosso Riserva, DOC Torgiano Bianco e DOC Torgiano Rosso e Umbria IGT per complessive 120.000 bottiglie e tutte certificate Biologico, fulcro del piano di sviluppo dell’azienda.

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