Currently set to Index
Currently set to Follow
mercoledì 27 gennaio - Aggiornato alle 19:59

Dagli olivi al frantoio come cinque secoli fa: viaggio nel tempo con l’oro verde dell’Umbria

Reportage tra Pianello e Piccione tra il vecchio molino e l’azienda agricola Mesina

©Fabrizio Troccoli

di Fabrizio Troccoli

È all’imbrunire che raggiungo l’azienda agricola Mauro Mesina in località Serrina Alta a Pianello (Pg). È come dire, il momento del sollievo, in cui si attende con ansia la gratificazione e il meritato compenso per tutta la fatica delle ultime settimane trascorse a stendere reti, scuotere rami e raccogliere olive. È l’ultimo giorno di raccolto, si tirano i remi in barca, si ragiona sulla qualità dell’annata, e si attende il riscontro dei clienti che difficilmente disattende le aspettative, perché qui, come in buona parte dell’Umbria, l’olio è una faccenda seria e basta rispettare ciò che la natura offre per avere risultati eccellenti.

Il Frantoio ‘Il vecchio molino a pietra’ Mesina lo raggiungo in serata, perché il pomeriggio l’ho trascorso al vecchio molino nel piccolo borgo di Piccione, uno di quei posti che quando si parla di autenticità basta ruotare su se stessi e ci si sente completamente immersi. L’olio come una volta, frangitura con macina a pietra (molazza) in granito, processo di lavorazione a freddo ed estrazione esclusivamente meccanica, nessuna chimica, nessun solvente. Franco e Vinicio alle prese con casse di oliva, presse idrauliche e macina provano a non buttar via niente dall’intera lavorazione, infatti con gli scarti si produce il nocciolo di sansa, usato come combustibile per stufe e caldaie. Uno di quei posti in cui è piacevole fare un salto indietro, in quel passato fatto di metodo tradizionale e naturalezza, in cui le mani si segnano e si usurano, in cui non è difficile incontrare persone che vivono questo momento non solo come un lavoro.

FOTOGALLERY: TRA L’OLIVETO E IL FRANTOIO

Nell’oliveto Da Mesina invece si separano le ultime olive dal fogliame e pensare che quel frutto arriva da alberi che nelle varietà di dolce agogia (tipica varietà dei colli del Trasimeno), moraiolo, corniola e frantoio, producono da oltre 500 anni, fa un certo effetto. Ebbene sì, gli esemplari più giovani avranno 120 anni ed è bello immaginare di assistere ad un rituale che si ripete da secoli con procedure non così distanti. Come racconta Mauro «oggi con l’esperienza, la conoscenza e l’aiuto dei mezzi, possiamo evitare errori che si facevano in passato, quando le olive è vero che si raccoglievano solo a mano senza l’aiuto degli abbacchiatori  ma è vero anche che spesso si lasciavano per periodi medio-lunghi dentro depositi per poi portarle al molino tutte insieme, permettendo all’oliva di perdere troppa acqua e di fermentare e generare muffe, tanto i padroni prendevano il primo olio, quello con l’ultima oliva raccolta e ai contadini spettava il secondo…».

L’olio ad uso terapeutico Mauro titolare di  un’azienda agricola a conduzione familiare in cui oltre all’olio produce cereali, ceci e alleva qualche maiale, divide il lavoro con sua moglie Yo, di origini coreane ed è per ovvie ragioni che il suo olio raggiunge anche Seul in Corea del Sud, dove in alcuni casi il nostro oro verde diventa addirittura terapeutico, c’è chi lo assume bevendone un bicchierino al mattino e uno a sera, proprio come un medicinale, conservandolo in frigo, lì dove è facile distinguere quello buono da quello tarocco che resta liquido senza solidificarsi nonostante le basse temperature. Mauro e Yo ancora resistono alle tentazioni del mercato del delivery in tutte le sue forme, per comprare il suo olio che «un po’ ha da piccà» bisogna raggiungerlo in collina, dove non mancherà, una bella risata, un boccone d’aria fresca e un bel bicchier di vino.

I commenti sono chiusi.