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domenica 16 gennaio - Aggiornato alle 18:26

Cerca del tartufo è patrimonio culturale dell’umanità. L’Umbria scommette su filiera da piantagione a vendita

Dalle piante tartufigene, la ricerca e il territorio, l’addestramento di cani, le ricette e l’alta cucina, le mostre e l’export. La nostra regione protagonista

Pietralunga, Luca Sborzacchi, cavatore di tartufo bianco-©Fabrizio Troccoli

di M.T.

La cerca del tartufo è ufficialmente patrimonio culturale dell’Umanità. E’ quanto stabilito dalla sedicesima sessione del Comitato intergovernativo Unesco riunito, giovedì, a Parigi. Ora l’Umbria vuole scommettere su tutte le potenzialità che una simile valorizzazione consente e i presupposti sono promettenti. Soprattutto se si tiene in considerazione il fatto che non soltanto la cerca, ma tutte le attività collegate al tartufo vedono questa regione tra le più pronte a essere protagonista sul mercato. Dalla ricerca, con l’università di Perugia, pioniera sulla coltivazione e ottimizzazione delle piante tartufigene, alla conoscenza di un territorio ricco di materia prima, fino alla cerca affinata da una lunga tradizione, differenziata per zone. E ancora la selezione, l’allevamento e addestramento dei cani, le metodologie di raccolta e di lavorazione. Appunto: le trasformazioni, i preparati, le ricette, dalla  tradizione domestica fino all’alta cucina. E poi le occasioni di promozione con le note fiere, le grandi imprese di vendita, l’export e una lunga esperienza di internazionalizzazione del settore.

La Regione La notizia è stata accolta dalla Regione Umbria «con grande soddisfazione». «Una decisione – scrive la Regione – che sancisce la ricchezza del nostro patrimonio nazionale e regionale»: lo hanno affermato gli assessori regionali all’agricoltura, Roberto Morroni, e allo sviluppo economico Michele Fioroni. «Si tratta infatti di un riconoscimento internazionale per una attività che storicamente costituisce una delle eccellenze italiane e dell’Umbria, fortemente radicata nella storia e nella tradizione della nostra regione.  Il tartufo, dall’agricoltura all’enogastronomia, rappresenta certamente un elemento peculiare del nostro territorio, della nostra cucina e ristorazione. Questo riconoscimento – hanno aggiunto Morroni e Fioroni – consentirà di valorizzare ulteriormente il lavoro svolto dall’intera filiera e premia l’impegno che a tutti i livelli è stato messo in campo per tutelare e promuovere una pratica ed un prodotto di così grande pregio. Un particolare ringraziamento per questo importante risultato – hanno concluso i due assessori – va al Governo, a partire dalla aottosegretario alla cultura Borgonzoni, e all’ufficio Unesco del ministero della Cultura».

I territori «I dati già da anni ci dicono che il comune di Citta’ di Castello e ai primi posti a livello nazionale per numero di tartufai – scrive in una nota il Comune dell’Alto Tevere -, numero e qualità dei cani specializzati nella ricerca». Sulla stessa linea il Comune di Norcia che parla di «un risultato importantissimo, frutto di anni di lavoro per il quale anche come Comune, insieme all’associazione Città del tartufo, abbiamo contribuito, perorando la ‘causa’ in ogni sede e in ogni occasione possibile», è quanto scrive il sindaco Alemanno. «Grande soddisfazione» viene espressa anche dalla Coldiretti Umbria. «La decisione, è stata festeggiata anche a Roma, nel corso dell’Assemblea nazionale della principale organizzazione agricola europea, con la presenza pure dei dirigenti umbri».
«L’ingresso del tartufo tra i patrimoni dell’umanità – sottolinea Albano Agabiti presidente Coldiretti Umbria – è un passo importante per difendere un sistema segnato da uno speciale rapporto con la natura». «Un’ottima notizia – aggiunge Mario Rossi direttore regionale Coldiretti – proprio nel momento in cui siamo impegnati in Umbria nella costruzione della filiera corta». Insomma pure l’Umbria, insieme a Piemonte, Marche, Toscana, Abruzzo e Molise, ma anche a Lazio e Calabria, rientra a pieno fra i territori battuti dai ricercatori.

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