sabato 18 agosto - Aggiornato alle 14:36

Amelia Doc, in vetrina la Tuscia del vino: «Manifestazione in continua crescita»

Un milione e mezzo di ettolitri, 15 cantine, oltre 400 addetti, un indotto vasto: i numeri della kermesse

di Sebastiano Pasero

Un milione e mezzo di ettolitri, 15 cantine, oltre 400 addetti, un indotto vasto che va a toccare tanti settori dell’artigianato e dei servizi. Il vino nell’Amerino ha dimensioni degne di una grande fabbrica. Una fabbrica che produce ricchezza, che si prende cura del territorio, una fabbrica della bellezza del paesaggio. Un legame così forte tra produzione, cultura, senso estetico, che uno degli appuntamenti di maggiore interesse della 13° edizione di Amelia Doc, che va a concludersi domenica pomeriggio, è il confronto, nella pinacoteca comunale del Boccarini, tra sei bottiglie di vino, rigorosamente umbri, e altrettante opere d’arte di artisti strettamente legati all’Umbria: da Piermatteo di Amelia a Burri, passando per il Pinturicchio. Arte e cultura non sono una novità per Amelia Doc che quest’anno ha avuto il prologo all’interno del festival di filosofia Ciclopica: domenica scorsa tavola imbadita con le considerazioni di Aristotele sulle api contenute nelle Opere Biologiche e raccontate dal filosofo Giacomo Petrarca, gli assaggi di miele di Andrea Paternoster, la cucina di Paolo Trippini, i vini di Giove e Lugnano in Teverina.

Amelia Doc La vetrina di questa grande fabbrica del vino è Amelia Doc. Manifestazione che prima ha contribuito al riconoscimento legislativo del Doc di Amelia e poi, dal 2007, ne ha favorito il consolidamento e la crescita qualitativa. Duemila persone ad ogni edizione, un programma di appuntamenti nei quali non mancano i sold out, come le cene con i produttori. Nello splendido chiostro cinquecentesco del Boccarini, i banchi di assaggio mettono in calice 150 etichette tutte provenienti dal territorio, con la presenza delle maggiori cantine, dal Castello delle Regine, a Bussoletti, alla Palazzola, a Zanchi, a Sandonnna.

In crescita Una manifestazione senza dubbio in crescita, riscontri di pubblico dovuti alla tenacia e all’impegno di autentici amanti del vino che, spesso vivono di tutt’altro, ma che hanno questa grande passione, e che sono riuscti a costruire una solida collaborazione con le cantiene e i professionisti del settore. «Amelia Doc non è una celebrazione – dice Federico Nicolucci, il presidente – né una semplice esposizione della laborosità, della tradizione e delle capacità di un territorio che negli ultimi venti anni ha visto grandissimi investimenti e il raggiungimento di importanti traguardi commerciali. Amelia Doc vuole essere anche un contributo alla continua crescita di questa realtà che ha solide radici nei territorio dell’Amerino, del Narnese, del Ternano, fino ad arrivare a lambire l’Orvietano. Ogni anno Amelia Doc dà il meglio delle produzioni dei nostri territori ma interagisce anche con territori che sono importanti nella produzione viticola nazionale. Negli ultimi anni abbiamo ospitato cantine delle Marche, dell’Abruzzo, quest’anno della Tuscia, in quanto territorio limitrofo, caratterizzato da alcune analogie ed da prodotti di alta qualità».

Tuscia e vino «La Tuscia del vino – dice il direttore tecnico di Amelia Doc, Giampaolo Gravina – è un’area produttiva che mette in crisi i confini amministrativi delle regioni e li attraversa obliquamente: Lazio, Umbria e Toscana sono percorse e affratellate da un’appartenenza comune che apre un dialogo fecondo e coinvolgente tra vigne e vini del Viterbese e dell’Orvietano, con scollinamenti a Pitigliano, in Maremma, e luminose aperture sulla Costa Etrusco-Romana».

Sviluppo Ma quali sono le prospettive per l’enologia del territorio che rientra nell’Amelia Doc? «La crescita di questo che ha una vasta articolazione di etichette – aggiunge Gravina mentre mette a punto la prossima lezione all’università del gusto di Pollenza – è stata rilevante in questi ultimi anni, il riconoscimento del Doc ha dato il suo contributo, ma molto è dovuto al grande impegno dei viticoltori, che hanno lavorato sia in termini di investimenti, qualità, promozione del prodotto. Mi auguro che i punti di forza siano tutti sviluppati, che si vada a una maggiore caratterizzazione, perché questa è la strada per arrivare a conquistarsi un posto stabile nei mercati nazionali ed internazionali. Tutto questo rimanendo uniti, perchè l’ecessiva frammentazione rischia di essere dispersiva soprattutto in termini di promozione».

Sfide Già individuate le prossime due sfide: «L’edizione di quest’anno di Amelia Doc – dice il presidente Federico Nicoluci – ha guardato con molta attenzione a due nuove frontiere, quella delle nuove tecniche di vinificazione a temperatura controllata e il biologico come elemento di rispetto del territorio ma anche come capacità di incidere effettivamente su una diversa qualità dei prodotti».

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