mercoledì 24 ottobre - Aggiornato alle 06:56

Amelia Doc, troppa arte e poco vino? È polemica ma c’è chi apprezza: «Confronto stimolante»

Produttori divisi sulla ‘lezione’ di Armando Castagno e Giampaolo Gravina: «Mi sarei aspettato di più». «Sono momenti che arricchiscono»

Armando Castagno e Giampaolo Gravina

di Sebastiano Pasero

L’acqua fa male, il vino fa polemica. Quando è legato all’arte. Amelia Doc ha chiuso con il record di visitatori, oltre 2 mila persone, e con un quesito: Alberto Burri, Piermatteo di Amelia, il Pinturicchio, Alfonso Fratteggiani Bianchi, Raffaello, il vino possono valorizzarlo oppure lo sovrastano? Lo schiacciano? Insomma se lo bevono in un sorso solo, senza lasciarne neanche una goccia agli altri astanti?

Amelia Doc e polemiche Affollatissima e animata lezione di vino e arte alla Pinacoteca di Amelia. Armando Castagno e Giampaolo Gravina, due esperti di vino e arte, entrambi docenti alla università degli Studi di scienze gastronomiche di Pollenzo, hanno accostato grandi autori, strettamente legati all’Umbria, ad etichette di vino prodotto non solo nel territorio dell’Amelia Doc. Due ore di diapositive e di calici alzati, allietando gli occhi e il palato. Mettendo in evidenza analogie e soprattutto territorio: quelli ripresi dai grandi maestri dell’arte italiana e quelli che alimentano, con le loro rocce, le loro terre, il sole e l’acqua, i vitigni che producono prodotti che ogni anno crescono sia in termini di qualità e di mercato. Ma non tutti i produttori hanno gradito. Stefano Grilli, proprietario de La Palazzola e gran maestro del brut, alla fine è saltato come un tappo di spumante: «Da due maestri della critica enologica mi sarei aspettato di più, soprattutto sui prodotti. Ho sentito parlare molto di arte, meno di questo territorio e delle sue eccellenze viticole». Il vino insomma schiacciato sotto la materia dell’immenso Burri, diluito nel genio di Raffaello, disperso nella forza narrativa di Piermatteo di Amelia.

Pro Di parere diametralmente opposto Leonardo Bussoletti, patron e mentore del Ciliegiolo narnese: «Sono iniziative come queste che fanno crescere la consapevolezza del valore dei prodotti di questo territorio, abbiamo assistito a una lezione magistrale, con un impianto innovativo: raccontare il vino attraverso l’arte, evidenziando legami e attinenze. Di iniziative come queste ce ne vogliono di più, mantenendo sempre questo livello».

Bene il confronto Gettano acqua, e non vino, sul fuoco, Federico Nicolucci, il presidente di Amelia Doc, e Angelo Piciucchi, il vice: «Che ci sia stato confronto è sicuramente un aspetto positivo, il dibattito anima la manifestazione, la rende più interessanti. Amelia Doc ha un unico fine, che persegue con gradi sacrifici: promuovere i territorio del Doc dell’Amerino e del Narnese. In questi anni lo abbiamo fatto percorrendo strade diverse, questa dell’accostamento all’arte è una delle più interessanti. Pensiamo che la pinacoteca strapiena di persone sia stata un ottimo servizio ai prodotti viticoli e all’arte stessa. Noi li consideriamo due alleati preziosi».

Vino e arte Le due ore di Armando Castagno e Giampaolo Gravina sono state molto suggestive. La degustazione estetica ha inebriato la sala. San Francesco riceve le stimmate, secondo Benozzo Gozzoli, in un paesaggio di rocce, in “una dimensione minerale”, che il palato ritrova tutto nelle bollicine de La Palazzola Riesling Brut 2013. Raffaello cambia il racconto della pittura del Rinascimento, come Bussoletti di quella del Ciliegiolo. E ancora il vino che si spende per l’arte in maniera tangibile, contribuendo al restauro delle 33 lunette del chiostro di Sant’Agostino a Narni. Piermatteo di Manfredi, detto D’Amelia, un grande un autore ancora da scoprire interamente, accostato alla Cantina di Zanchi, che si trova proprio nei luoghi di lavoro del pittore amerino valorizzato da Zeri e amato da Sgarbi.

Intrecci Giovanni Ciangottini, uno degli informali più apprezzati del ‘900, nel suo Fantasia di Paese, ricorda l’onestà, la ricerca inquieta, la crescita del giovane Francesco Anessanti. Il paesano Ciangottini – è nato ad Umbertide – apre la prima galleria d’arte moderna di Bologna nel 1942, scandalizzando con mostre di Carrà, De Chirico, Morandi, mostrando nella sua pittura delle sorprendenti consonanze con i movimenti dell’espressionismo astratto americano. Così Francesco Annesanti, isolato nella sua Valnerina, riesce a dialogare a distanza con le espressioni più stimolanti del vino artigianale contemporaneo. Alberto Burri è l’artista che brucia e anima la plastica, che taglia e cuce la juta, che piega i ferri. Giovanni Cenci fa il vignaiolo a Marsciano e la sua tenuta è disseminata di creazioni che si avvalgono di attrezzi e mezzi agricoli in disuso.

Polemica addolcita Fratteggiani Bianchi, l’artista del pigmento puro, applicato direttamente sulla pietra, una ricerca di purezza che rammenta la Muffa Nobile di Palazzone di Orvieto, vino ottenuto da diradamento naturale dei grappoli ad opera della muffa che concentra la componente zuccherina. Un vino dolce che non è riuscito ad addolcire la polemica finale e la bocca dei due relatori, apparsi un po’ amareggiati dall’epilogo scoppiettante.

Il futuro Riposti i calici, gli organizzatori di Amelia Doc sono già a lavoro per la prossima edizione. Il sogno resta quello di realizzare un circuito di degustazioni che coinvolga tutto il centro storico, riaprendo i grandi palazzi signorili di Amelia. Per un vino alleato non solo con l’arte ma anche con l’architettura di qualità.

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