sabato 1 ottobre 2016 - Aggiornato alle 15:45
29 giugno 2016 Ultimo aggiornamento alle 15:23

Grido di dolore dei Comuni: «Manca personale, asfissiati da patto di stabilità e burocrazia»

Indagine della Corte dei conti sulla situazione degli enti locali: «Sempre più difficile garantire i servizi specie per i centri più piccoli»

Grido di dolore dei Comuni: «Manca personale, asfissiati da patto di stabilità e burocrazia»
Salvatore Sfrecola

di Ivano Porfiri

Cronica carenza di personale, problemi con l’applicazione del patto di stabilità, una burocrazia asfissiante. E’ il grido di dolore dei Comuni che emerge da una indagine effettuata su un campione di Enti locali umbri da parte della sezione di Controllo della Corte dei conti per vigilare sugli effetti dell’evoluzione del quadro normativo nazionale e regionale. Ne ha parlato il presidente della sezione Controllo Salvatore Sfrecola durante l’udienza del giudizio di parificazione del bilancio della Regione Umbria.

Gli argomenti L’istruttoria ha riguardato, in particolare, la legislazione statale e regionale, le normative sulla riduzione della spesa pubblica, l’indebitamento, il patto di stabilità interno, le spese per il personale, le imposte comunali, i bilanci.

Pochi rispondono La Corte ha interrogato in primis i Comuni con oltre 15 mila abitanti, ma al 6 giugno hanno risposto solo Bastia Umbra, Città di Castello, Corciano e Gubbio. Niente da Assisi, Castiglione del Lago, Foligno, Gualdo Tadino, Marsciano, Narni, Orvieto, Spoleto, Todi e Umbertide. La «scarsa risposta all’indagine» viene interpretata da Sfrecola «non come disinteresse», quanto piuttosto «come conseguenza di un ulteriore adempimento da svolgere, in coda rispetto a quelli sicuramente più urgenti». Quasi tutti hanno lamentato una «cronica carenza di personale» insieme alle «sempre maggiori incombenze che rendono difficoltosa la puntuale applicazione delle norme».

I comuni più piccoli L’analisi ha riguardato poi i Comuni con meno di 5 mila abitanti. E’ emerso che «la normativa degli ultimi due anni ha inciso maggiormente sull’organizzazione e sulla gestione dei servizi con conseguenze spesso negative». Gli Enti segnalano le difficoltà di applicazione del patto di stabilità insieme alla «riduzione costante delle risorse finanziarie senza un vero progetto di autonomia tributaria». I Comuni più piccoli, riferisce il presidente Sfrecola, versano nella «impossibilità di governare ragionevolmente i flussi di cassa come richiede il patto di stabilità». Un altro macigno sono i «nuovi e sempre maggiori adempimenti burocratici richiesti agli uffici comunali che finiscono per appesantire molto l’attività amministrativa». Quanto alla digitalizzazione della pubblica amministrazione, pur utile, richiede una sempre maggiore specializzazione tecnica del personale e investimenti nelle infrastrutture che non sempre si riescono a sostenere.

Arduo e difficoltoso «In definitiva – ha spiegato Sfrecola – soprattutto i piccoli Comuni si lamentano del fatto che garantire ai cittadini servizi adeguati e di qualità risulta un compito sempre più arduo e difficoltoso che richiede un impegno costante e un rischio elevatissimo, con risultati pesantemente condizionati dalle carenze finanziarie e dalla mancanza di chiarezza normativa».

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