lunedì 26 settembre 2016 - Aggiornato alle 10:45
2 agosto 2016 Ultimo aggiornamento alle 17:51

Giustizia, Verini: «I processi non possono durare decenni, la prescrizione è sconfitta dello Stato»

Intervista al capogruppo Pd della Commissione Giustizia alla Camera: «Lentezze, arretrati e irragionevole durata dei procedimenti rendono l'Italia un Paese non ancora europeo»

Giustizia, Verini: «I processi non possono durare decenni, la prescrizione è sconfitta dello Stato»
Walter Verini (foto F.Troccoli)

di Enzo Beretta

«Non si può stare sotto processo per decenni. La prescrizione è una sconfitta per lo Stato quanto per i cittadini e in Italia non può essere il pass-partout per l’impunità».

Walter Verini (capogruppo del Pd alla Commissione Giustizia della Camera dei Deputati) le sembra normale che a Perugia i processi vengano rinviati al 2018?
«Certo che no. Uno dei campi che fanno dell’Italia un Paese ancora non europeo è proprio quello della giustizia con le sue pachidermiche lentezze ultradecennali, il suo arretrato civile e penale, le irragionevoli durate dei processi. Tra le riforme già votate o in corso di approvazione c’è sia quella civile che penale. Ci sono state depenalizzazioni per reati lievi che non sarebbero mai arrivati a sentenza definitiva mentre ora sarà più facile far pagare le sanzioni. Stiamo incentivando le negoziazioni assistite e applicando il processo telematico. Insomma, cerchiamo di colmare ritardi di troppi anni».

Nel frattempo ecco la prescrizione, panacea di tutti i mali…
«Il vero tema è ottenere una ragionevole durata dei processi. E’ un diritto costituzionale, un cittadino non può stare sotto giudizio per decenni. Per alcuni reati come la corruzione e quelli contro la pubblica amministrazione l’aumento dei tempi è però fondamentale perché spesso i patti scellerati vengono scoperti a distanza di anni. Abbiamo aumentato le pene, si arriverà al raddoppio dei tempi: in 17 anni, circa, si potranno punire corrotti e corruttori. Il presidente dell’Anm, Piercamillo Davigo, sostiene che non è sufficiente ma il sostanziale raddoppio mi sembra un buon risultato».

Quanti sono i processi che finiscono in bolle di sapone?
«La situazione degli uffici giudiziari umbri non è particolarmente grave: dai dati in nostro possesso siamo a metà classifica rispetto alle altre Corti d’appello. Tribunale di Perugia 11,7 per cento di incidenza, Terni 4,3 per cento, Spoleto più del 30 per cento. La prescrizione, sia chiaro, rappresenta una sconfitta per lo Stato e per il cittadino. E spesso genera rabbia e frustrazione negli operatori della giustizia e tra la gente».

In ‘Appaltopoli‘ la procura generale ha chiesto di condannare solo gli imputati accusati di associazione a delinquere, reato che si prescriverà comunque a settembre. Il timore dei condannati è dunque legato esclusivamente alle richieste di risarcimento e alla Corte dei conti…
«Non commento i procedimenti in corso. Però la prescrizione non deve essere un  pass-partout per l’impunità. Le pene siano certe ma non dimentichiamoci la presunzione di innocenza. Le sanzioni amministrative e finanziarie spaventano: i mafiosi impazzirono quando lo Stato con la legge Rognoni-La Torre iniziò a sequestrare i patrimoni…»

Il processo ‘Quarto Passo‘ sulle presunte infiltrazioni della ‘ndrangheta in Umbria invece non ha giudici. E’ il processo più importante nella nostra regione. Ricorderà, parlarono dell’inchiesta perfino il New York Times e Roberto SavianoLibera di don Ciotti vorrebbe entrare nel processo, come ha già fatto in quello sulla ‘trattativa Stato-mafia’ a Palermo, ma l’udienza è stata rinviata a fine novembre…
«Concordo, si tratta di un procedimento che per la prima volta mette sul banco degli imputati persone e ambienti criminali che hanno dato vita a infiltrazioni della malavita in Umbria in un pericoloso intreccio affaristico-finanziario. E’ necessario che si compia ogni sforzo perché il procedimento vada avanti nei tempi dovuti. Dinanzi a penetrazioni mafiose che possono sconvolgere il tessuto sociale c’è bisogno di prevenzione, repressione, ma anche di una forte reazione delle Istituzioni e della società affinché vengano affermate le regole e la cultura della legalità. Non sarebbe male che insieme alla Regione anche il Comune di Perugia si costituisse parte civile…».

Il tribunale penale di Perugia, articolo 11 su Roma, sede prestigiosa ed inarrivabile fino a qualche anno fa per i magistrati, se non dopo lunghe gavette, nonostante le piante organiche degli anni Cinquanta potrebbe essere dichiarata dal ministero ‘sede disagiata in autunno…
«Lo status di sede disagiata va individuato sulla base di varie caratteristiche che rivelano la difficoltà di magistrati disponibili al trasferimento. La mobilità orizzontale delle toghe dipende da condizioni profondamente cambiate. Questi aspetti, insieme alle carenze strutturali da colmare mediante la revisione delle piante organiche, determinano l’effetto paradossale contenuto nella domanda».

Cosa accadrà sul fronte cancellieri dopo le novemila richieste del Csm? E’ recente il via libera all’assunzione di mille amministrativi in tutta Italia. Quanti ne arriveranno in Umbria?
«E’ presto per dirlo. Assunzioni ce ne saranno perché si stanno cercando di colmare ritardi lunghi troppi anni. L’Umbria non sta bene e più volte abbiamo interloquito col ministro e col Consiglio superiore della magistratura trovando ascolto e sensibilità. Bene il protocollo tra gli uffici giudiziari e la Regione ma tutte le componenti devono provare ad ottimizzare le procedure. E’ chiaro che con mancanze croniche di personale gli sforzi sono più difficili. Sulla base dei criteri legati al fabbisogno nelle nuove assunzioni ci sarà certamente spazio per l’Umbria. Soffre il tribunale di Perugia con 38 posti scoperti tra funzionari, operatori ed assistenti».

Onorevole, perché dinanzi ai problemi della giustizia la politica rimane in silenzio? Non crede che dopo la sanità sia il comparto più importante? Eppure nessuno ne parla.
«Non mi pare che la politica resti in silenzio. Negli anni passati secondo me ne ha parlato a sproposito facendo leggi per minare l’autonomia della magistratura. I giudici non sono certo immuni da critiche ma continuo a pensare che il problema di questo Paese siano i corrotti e i corruttori, non certo i magistrati. Ben vengano dunque idee, proposte, giudizi, meno gli utilizzi di incarichi giudiziari come trampolini di lancio per carriere politiche. Con questo governo si è aperta una fase nuova, non ci sono scontri ma confronti sulle riforme del sistema per rendere moderna la giustizia in Italia. Modificarne il funzionamento è un pezzo fondamentale del cambiamento che sta conoscendo l’Italia. Ed è fondamentale anche il grande lavoro in corso sulla politica carceraria: contro i sovraffollamenti, affinché la pena sia certa ma civile e rieducativa».

Un’ultima domanda sulla Corte d’appello. Se dovessero sopprimerla sarebbe indubbiamente un brutto colpo anche per l’economia regionale.
«La Corte d’appello di Perugia non corre rischi. Periodicamente ci sono allarmi e stavolta nascono da un documento elaborato da una commissione di studio. Il ministro dovrà valutarne perfino l’utilizzazione. Perugia ha un ruolo strategico. Semmai ci sarebbe da lavorare per attrarre verso il nostro distretto territori come Rieti e Viterbo. Le riforme vanno anticipate, non subìte».

©Riproduzione riservata

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