mercoledì 28 settembre 2016 - Aggiornato alle 07:09
3 giugno 2016 Ultimo aggiornamento alle 11:41

Giustizia, tribunale penale di Perugia al collasso. Parte anche l’ultimo baluardo Nicla Restivo

Sono due le parole d'ordine: rinvii (perfino al 2018) e prescrizione. Se non si fanno i processi diventano inutili le indagini della Procura. Anziché chiedere sconti gli imputati non pagano

Giustizia, tribunale penale di Perugia al collasso. Parte anche l’ultimo baluardo Nicla Restivo
Il tribunale penale di Perugia

di Enzo Beretta

Il tribunale penale di Perugia è al collasso. Anche l’ultimo baluardo Nicla Flavia Restivo se n’è andata: presto sarà giudice al tribunale di sorveglianza di Spoleto. E i processi? D’ora in avanti la parola d’ordine sarà prescrizione. Se non si fanno le udienze a cosa servono le indagini? Per chi lavora la procura? Perché si affrettano tanto i gip? Il risultato è ampiamente prevedibile: colpevoli entusiasti, vittime di reati traditi dalla Giustizia, risarcimenti per i ritardi. Già da tempo ormai a Perugia sono diminuite le richieste di riti alternativi. Perché chiedere sconti quando si può andar via senza neppure pagare? L’equazione è più semplice di quanto si pensi: non si fanno processi, non ci sono condanne, non ci sono assoluzioni per coloro che sperano di dimostrare in aula la propria innocenza. Inutile sperare, la realtà è un’altra. Desolante e forse impossibile da migliorare.

I numeri e le revoche Lo dicono i numeri e le revoche: il tribunale di Perugia, negli ultimi tempi, è uno dei luoghi meno ambiti per le toghe. A qualcuno, inizialmente affascinato dall’idea di trasferirsi nella città del cioccolato e di Umbria Jazz, è bastata una semplice telefonata al collega per ricredersi e tornare rapidamente sui propri passi. Chi è venuto qui si pente della scelta fatta e conta i giorni che mancano alla legittimazione con un occhio e la testa al bollettone.

Scandalo a piazzale Clodio Perugia è la sede giudiziaria in cui si celebrano i processi romani. Qui è stato processato il senatore Giulio Andreotti, per Perugia è passato Pierfrancesco Pacini Battaglia (buona parte delle accuse sono finite nel dimenticatoio della prescrizione), qui è stato condannato il costruttore della «cricca» Diego Anemone. Ora dalla Capitale sono arrivati i fascicoli contro l’ex giudice fallimentare Chiara Schettini, accusata di corruzione, e quello contro l’ex pm romano Roberto Staffa che faceva sesso a piazzale Clodio coi transessuali e con l’amante di Consiglio Casamonica: per Staffa, incastrato dai filmati già dichiarati inutilizzabili dal presidente Gaetano Mautone, non è ancora iniziata l’istruttoria. Cosa ha intenzione di fare il primo collegio? Per sopperire all’assenza del giudice Alessandro Pazzaglia (trascorrerà sei mesi alla Corte di Giustizia europea, ndr) il presidente chiamerà un collega a sostituirlo oppure aspetteremo il suo ritorno? L’articolo 525 del Codice di procedura penale è perentorio e impedisce al processo di andare avanti se cambia la composizione del collegio. Certe volte, quando è già iniziata la fase dibattimentale con l’audizione dei testimoni, non conviene ricominciare da zero. Ma non è questo il caso. Un discorso analogo meriterebbe il processo ad Orfeo Goracci: lo Zar di Gubbio non vede l’ora di farsi proclamare innocente. Intanto, mentre si prende le sue soddisfazioni ottenendo scuse e soldi da chi gli ha dato del «ladro» su Facebook, sono già trascorsi 15 mesi dalla prima udienza. Quindici mesi (25, se iniziamo a contare dal rinvio a giudizio) in cui, oltre alle eccezioni preliminari, poco altro si è fatto.

Cancellieri, aule, email Procura e gip vanno bene – nell’era di Giacomo Fumu gli armadi sono stati sgomberati dei vecchi dinosauri ingialliti che hanno preso le strade dell’archiviazione o della prescrizione – la macchina però si inchioda in tribunale. All’inizio il capro espiatorio erano i cancellieri – troppo pochi per troppe ore – e spesso le udienze venivano interrotte nel primo pomeriggio. Poi ecco il problema delle aule seminterrate e senza finestre, con giudici avversi a celebrare udienze in via XIV Settembre ma abili a pesare le parole in email di protesta cariche di veleno. In tutto questo periodo la costante perugina è stata una soltanto: i lunghi rinvii. Molti in blocco, perfino al 2018, nelle afose mattine con più di 30 nomi a ruolo.

Il purgatorio Nell’imbuto di Perugia è vero che ci sono ‘mostri’ come l’inchiesta Girasole – quasi 200 imputati, alcuni sono morti – che ancora brancolano in udienza preliminare ma il «purgatorio» è al piano -1 (o al -2 in piazza Matteotti, dipende dai giudici). Le percentuali dei processi prescritti già in primo grado sono alte. Seguire la cronaca giudiziaria oggi, a Perugia, è impresa ardua: molte volte in tribunale però non serve neppure il taccuino, è sufficiente un’agenda dove potersi appuntare le date dei rinvii, meglio ancora quelle che nell’ultima pagina anticipano il calendario dell’anno successivo. Potrebbe sempre non bastare.

I cento passi L’11 luglio inizia il processo «Quarto Passo»: l’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia ha portato a giudizio 57 persone coinvolte a vario titolo in un’indagine sulle presunte infiltrazioni della ‘ndrangheta in Umbria. E’ stato assegnato al secondo collegio, quello presieduto dalla Restivo, in partenza nei prossimi mesi per Spoleto. A chi verrà affidato? Finirà prescritto anche questo? Come Appaltopoli? Liberi tutti.

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