venerdì 30 settembre 2016 - Aggiornato alle 00:05
31 agosto 2016 Ultimo aggiornamento alle 19:32

Giustizia, le carceri umbre di Perugia, Terni e Spoleto non soffrono più il sovraffollamento

Il sottosegretario Migliore visita i tre istituti. Proseguono i monitoraggi dei detenuti a rischio radicalizzazione. Verini (Pd): «La rieducazione è anche un investimento nella sicurezza»

Giustizia, le carceri umbre di Perugia, Terni e Spoleto non soffrono più il sovraffollamento
Al centro il sottosegretario Gennaro Migliore insieme a Walter Verini

«Segnali incoraggianti» sono arrivati a Gennaro Migliore, sottosegretario alla Giustizia con delega all’Amministrazione penitenziaria, in visita nelle carceri dell’Umbria. Una giornata iniziata a Terni, continuata a Perugia e terminata a Spoleto, accompagnato dai parlamentari umbri Walter Verini, Marina Sereni (a Perugia) e Gianluca Rossi (a Terni). L’emergenza sovraffollamento non c’è più, per una serie concomitante di fattori che vede in primis l’avvio di iniziative di rieducazione.

Non ci sono carceri strapiene In Umbria non ci sono carceri strapiene dunque ma un personale chiamato a fare il super lavoro per far fronte alle necessità. Se la popolazione carceraria si attesta a poco più di mille unità, così come i posti disponibili, non si può dire la stessa cosa per i lavoratori. A Migliore è stata rappresentata una situazione che vede una «scopertura» nei ruoli di coordinamento pari al 65 per cento per Capanne e al 44 per cento a Terni. Il tutto però non preclude il funzionamento della struttura. L’esempio è stato la notte del terremoto, avvertito anche a Capanne, dove si sono attivati i protocolli che hanno funzionato alla perfezione.

Monitoraggio detenuti a rischio radicalizzazione Sulla situazione del personale il sottosegretario si è impegnato ad intervenire. Ma Migliore si è anche impegnato a «coinvolgere la Regione per aumentare il collegamento con il territorio perché non siamo a compartimenti stagni. E’ opportuno che si proceda anche alla possibilità di rendere immediatamente disponibili dei presidi sanitari per i detenuti che ne avessero necessità». Il sottosegretario ha poi sottolineato la grande attività di monitoraggio dei soggetti a rischio «radicalizzazione» che si svolge nell’istituto penitenziario del capoluogo e ha lanciato l’appello alla società civile a «superare le criticità e le diffidenze verso le carceri».

Le attività rieducative Grande attenzione, a Perugia, anche grazie alla testimonianza della direttrice Bernardina Di Mario, è stata riservata alle attività rieducative poste in essere per i detenuti. Dal teatro alla Fattoria Capanne, oltre che ovviamente lo studio: sono diverse le occasioni nelle quali la popolazione carceraria può mettersi in gioco. «Far lavorare o studiare un detenuto – ha detto l’onorevole Walter Verini – non significa solo rispettare la Costituzione ma anche investire in sicurezza». A margine dell’incontro con la stampa, Migliore e i parlamentari umbri hanno rassicurato anche sul futuro della Corte d’Appello di Perugia: non è all’ordine del giorno alcun provvedimento e sicuramente non ci saranno regioni che rimarranno senza questa realtà», è stata l’assicurazione delle istituzioni.

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