giovedì 29 settembre 2016 - Aggiornato alle 13:51
1 giugno 2016 Ultimo aggiornamento alle 10:33

Gesenu, vendita da 12 milioni di euro. Barelli: «Comprare noi? Non c’erano i soldi né il tempo»

Martedì primo vertice con i nuovi azionisti di maggioranza. Il vicesindaco: «Solo l'analisi dei conti sarebbe durata diversi mesi»

Gesenu, vendita da 12 milioni di euro. Barelli: «Comprare noi? Non c’erano i soldi né il tempo»
Alcuni operai Gesenu all'uscita dal turno (foto F.Troccoli)

di Dan. Bo.

Dodici milioni di euro, centesimo più centesimo meno. Tanto, secondo quanto filtra in queste ore, avrebbe sborsato il Gruppo Paoletti per il 55 per cento di Gesenu in mano all’avvocato Manlio Cerroni e a Carlo Noto La Diega. Il Comune già nelle ore scorse ha ricevuto i nuovi azionisti di maggioranza della Socesfin (parte del Gruppo) insieme al presidente, Luca Marconi, e all’amministratore delegato Dante De Paolis. Un incontro in cui si è fatto il punto della situazione a 360 gradi specialmente su quei punti sollevati da palazzo dei Priori subito dopo la conferma della cessione delle quote. Nelle scorse ore molto si è parlato anche del ruolo del Comune: poteva palazzo dei Priori acquistare le quote da Cerroni e La Diega e mettere così le mani sull’intera Gesenu? «Abbiamo valutato anche la possibilità di subentro da parte del Comune ma oltre ai soldi – ha spiegato martedì il vicesindaco Urbano Barelli – non c’era nemmeno il tempo».

Barelli «Perché – continua -, a differenza di un privato, un ente pubblico prima di acquistare delle quote di una società deve far valutare la stessa società (e, quindi, le quote) da un soggetto terzo. Lo strumento è quello della cosiddetta due diligence che sarebbe durata diversi mesi. Dopo la due diligence e la stima del valore delle quote sarebbe arrivato il momento della proposta da approvare prima in giunta comunale, poi nella competente commissione comunale e infine in consiglio comunale. Senza, peraltro, alcuna certezza che una stima fatta in pendenza di una interdittiva antimafia (che la rende alquanto aleatoria) fosse immune da censure da parte della Corte dei conti». Quasi una risposta al capogruppo del Movimento 5 Stelle Cristina Rosetti che martedì aveva parlato di «occasione persa» per palazzo dei Priori.

Rosetti Secondo il consigliere, che per la delicata partita dei rifiuti avrebbe preferito una società in house, si sarebbe potuta avviare una «gestione virtuosa dei rifiuti, che avrebbe potuto tradursi anche in un’occasione per creare posti di lavoro, avviare una vera filiera del riuso e del riciclo e cercare di trovare una soluzione ai tanti problemi ambientali che i cittadini denunciano da decenni. E in tutto ciò, Romizi non batte ciglio. Ma il business dei rifiuti è troppo “appetitoso” e la prospettiva della gara regionale da 140 milioni di euro l’anno dà, a chi ci governa, il Sindaco vero di Perugia, Catiuscia Marini, un potere contrattuale, che nel quadro del proprio futuro politico legato anche al progetto, sotto banco, delle macroregioni, certo non si disdegna».

Twitter @DanieleBovi

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