mercoledì 28 settembre 2016 - Aggiornato alle 15:41
13 maggio 2016 Ultimo aggiornamento alle 10:49

Gesenu esternalizza gli appalti ‘privati': «A rischio 20 posti e non c’è chiarezza sul futuro»

Protesta dei lavoratori dell'azienda sotto prefettura e palazzo dei Priori: «Paghiamo noi lo scotto dell'interdittiva antimafia»

Gesenu esternalizza gli appalti ‘privati': «A rischio 20 posti e non c’è chiarezza sul futuro»
La protesta sotto Palazzo dei Priori

di Ivano Porfiri

«La magistratura è giusto che faccia completa chiarezza, però chi ci rimette alla fine siamo noi lavoratori e i cittadini». E’ amara la considerazione degli addetti della Gesenu, che venerdì mattina hanno organizzato (a fine turno, quindi senza interrompere la raccolta rifiuti) due presidi: uno sotto la prefettura e l’altro ai piedi di Palazzo dei Priori per chiedere un «intervento deciso che dia certezze per il futuro».

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Appalti esterni L’ultima batosta, figlia anche questa della vicenda nata con le interdittive antimafia, è stato l’annuncio della decisione di appaltare all’esterno i servizi ai “privati”. Si parla, ad esempio, della raccolta dei rifiuti speciali nelle cliniche come Porta Sole o Liotti, ma anche alla Perugina. Coinvolti una ventina di addetti, che verranno così assegnati alle ditte esterne. Il problema è sorto nei giorni scorsi, dopo la cancellazione dall’Albo nazionale gestori ambientali, poi congelata in quanto azienda “commissariata” (che comunque scadrà il 19 maggio). Il via libera, però, che ha permesso di non interrompere il servizio, non dà però mani libere al cento per cento: è limitato ai contratti in corso di esecuzione commissariati dalla prefettura. Sono quelli per i Comuni e le grandi aziende pubbliche. Fuori restano, per l’appunto, gli appalti ai privati.

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Problema rifiuti «Questa è solo una parte del problema – afferma il segretario regionale Cisl, Ulderico Sbarra – perché la vicenda Gesenu, e in generale la questione rifiuti in Umbria, andrebbe risolta alla radice, se necessario anche con una pubblicizzazione». «Gesenu – sottolinea Igor Bartolini, segretario Fp Cgil – si porta dietro tutto il sistema dei rifiuti. E’ giusto che la magistratura e gli enti competenti facciano il loro lavoro, possibilmente nel più breve tempo possibile. Una cosa è certa: noi manifestiamo preoccupazione e chiediamo garanzie per i livelli occupazionali, le retribuzioni, che venga garantito un servizio di qualità per i cittadini».

Soluzione pubblica Se la marscianese Sia ha risolto il problema di eliminare i presupposti dell’interdittiva escludendo Gesenu dalla governance, è evidente che alla “casa madre” questo non è possibile. Una via di uscita sarebbe l’acquisizione da parte del socio pubblico (oggi il Comune di Perugia detiene il 45 per cento) della maggioranza assoluta. «Non sta a me, ma al prefetto dire se questo farebbe cadere l’interdittiva – dice Bartolini – . In ogni caso, la parte privata non può essere liquidata a meno che non lo voglia, poi ci sarebbe il problema di capire se il Comune di Perugia abbia le risorse per acquisire le quote. Insomma, la partita è complessa».

M5s e Prc: «Ripubblicizzare» Intanto il Movimento 5 stelle in Comune evidenzia come «i danni derivanti dall’interdittiva antimafia ormai non si contano più e gli strascichi potrebbero essere ancora peggiori, se non si prendono le giuste decisioni. Nel generale far finta di nulla che contraddistingue la Giunta, il M5s torna all’attacco e chiede al presidente Varasano la trattazione urgente dell’ordine del giorno in materia di ripubblicizzazione del servizio e la discussione di una interrogazione urgente che chiede alla Giunta di esprimersi con chiarezza sulla società in house da noi proposta e che dia conto ai cittadini di Perugia di ciò che ha fatto dall’interdittiva in poi per salvaguardare i diritti ed interessi dei cittadini di Perugia». Ripubblicizzazione che viene auspicata pure da Enrico Flamini, segretario regionale Prc: «Rifondazione comunista dell’Umbria intende esprimere tutto il proprio sostegno ai lavoratori di Gesenu e alla loro giusta battaglia. I lavoratori non hanno alcuna responsabilità rispetto alla situazione che si è venuta a creare. La vicenda continua ad essere pesante e certifica le infiltrazioni malavitose in Umbria. Non possono essere lavoratori e cittadini a subirne le conseguenze. Noi pensiamo che bisogna tornare alla gestione pubblica di servizi come rifiuti ed energia per ribaltare la logica perversa delle privatizzazioni. Proponiamo a lavoratori, cittadini, forze politiche e sociali di ripubblicizzare il servizio e creare un’Azienda Speciale Regionale interamente pubblica che operi sotto controlli ferrei sulla trasparenza nelle assunzioni e sulla competenza nella gestione».

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