G8, «cricca» a processo: a giudizio Bertolaso, Anemone, Balducci e altri 15 degli indagati
di Ivano Porfiri
La «cricca» alla sbarra. Il gup di Perugia, Claudia Matteini, ha disposto il rinvio a giudizio per l’ex capo della protezione civile Guido Bertolaso, l’imprenditore Diego Anemone, l’ex provveditore alle opere pubbliche Angelo Balducci e altre 15 persone indagate nell’inchiesta sul G8 e i ‘Grandi eventi’. Nessuno degli indagati era presente sabato in aula. L’unico prosciolto è invece l’ex senatore Alberto Covello.
L’udienza di sabato Il giudice si è ritirato in camera di consiglio dopo aver ascoltato le arringhe difensive degli avvocati di Diego Anemone, Angelo Balducci e di altri indagati minori, che hanno chiesto il proscioglimento dei loro assistiti. I pubblici ministero hanno scelto di non replicare.
Le accuse La principale accusa mossa a Bertolaso è quella di corruzione poiché nella veste di pubblico ufficiale, secondo l’accusa, avrebbe «illegittimamente» favorito l’imprenditore Diego Anemone in cambio di denaro e favori anche di tipo sessuale. A Balducci e Anemone, oltre a svariati episodi di corruzione, viene contestata (insieme ad altri 12 imputati) l’associazione per delinquere. Il gup, per il resto, ha confermato quasi in toto le accuse mosse dai pubblici ministeri agli indagati, ad esclusione della presunta corruzione per la corresponsione di un finanziamento per la ristrutturazione del Salaria Sport Village di Diego Anemone. Per questo capo di accusa sono stati quindi prosciolti lo stesso Anemone e Francesco Alberto Covello, allora vicepresidente dell’istituto per il credito sportivo. La data di inizio del processo è stata fissata per il 23 aprile 2012.
Sottani: confermata tesi dell’accusa Secondo il pubblico ministero Sergio Sottani a tenere è stata «l’accusa dell’ufficio, non la mia». Secondo il pm, «il giudice ha ritenuto di rinviare gli imputati a giudizio, di far sì che si celebri il processox». Alla domanda se fosse soddisfatto dell’esito dell’udienza preliminare, il magistrato ha risposto: «I miei sentimenti li tengo dentro».
Balducci deluso ma sereno «Ho parlato con l’ingegner Balducci. E’ una persona molto serena che vive questa tragedia con grande compostezza e serenità d’animo e anche lucidità. Gli ho detto che ci dovremo preparare per questo anno 2012 in cui dovrà difendersi nel dibattimento». Lo ha detto l’avvocato David Brunelli, uno dei legali dell’ex provveditore alle opere pubbliche. «Non ci aspettavamo questa decisione del gup – spiega il legale – siamo rimasti delusi da questa decisione che ha voluto mandare avanti il processo». Secondo l’avvocato x«la partita si poteva finire qui, fin d’ora perché c’erano gli elementi per escludere la praticabilità stessa dell’accusa. Tuttavia il giudice ha deciso diversamente e ci prepariamo fin d’ora a questa battaglia dibattimentale».
Gli imputati Tra i rinviati a giudizio, l’ex provveditore alle opere pubbliche Angelo Balducci, il suo successore Fabio De Santis, il funzionario Mauro Della Giovampaola, l’imprenditore romano Diego Anemone, il fratello Daniele Anemone, l’ex capo del dipartimento di protezione civile Guido Bertolaso, l’ex commissario per i mondiali di nuoto a Roma Claudio Rinaldi, l’avvocato Edgardo Azzopardi, il commercialista Stefano Gazzani. Gli altri a processo sono: Simone Rossetti, Emmanuel Giuseppe Messina, Pierfrancesco Murino, Ezio Maria Gruttadauria, Regina De Fatima Profeta, Marco Piunti, Maria Pia Forleo, Alida Lucci e Bruno Ciolfi.
LE TAPPE DELL’INCHIESTA
I primi arresti Una «cricca dei banditi» che operava in un sistema «gelatinoso». Scrisse così, riferendo i termini adoperati dagli stessi indagati nelle telefonate intercettate, il gip di Firenze, Rosario Lupo, nell’ordinanza di custodia cautelare firmata il 10 febbraio 2010 che fece deflagrare il caso dell’inchiesta sugli appalti del G8 e i ‘Grandi eventi’ e che portò in carcere il costruttore Diego Anemone e i funzionari pubblici Angelo Balducci, Mauro della Giovampaola e Fabio De Santis. La procura fiorentina era arrivata al gruppo indagando sulla costruzione della nuova Scuola Marescialli. Ma dalle intercettazioni emerse fin da subito, per l’accusa, come la «cricca» avesse influenzato alcuni dei maggiori appalti degli ultimi anni, dai Mondiali di nuoto a Roma del 2009 al G8 della Maddalena, fino alle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia.
Il sistema della «cricca» Secondo il gip Lupo, Anemone, anche tramite persone e società a lui riferibili o collegate, riuscì a corrompere diversi funzionari pubblici, facendo compiere loro atti contrari ai doveri d’ufficio connessi all’affidamento e alla gestione degli appalti per i ‘Grandi eventi’. L’opera di convincimento, sempre secondo le carte dell’inchiesta, avveniva grazie alle «utilità», che comprendevano l’uso di cellulari e di auto, arredi per la casa ma anche il pagamento di prestazioni sessuali.
Atti a Perugia La prima svolta nell’inchiesta avvenne quando emerse il coinvolgimento, tra gli altri, dell’ex procuratore aggiunto di Roma, Achille Toro, a causa del quale il fascicolo (tranne il filone della Scuola Marescialli) passò per competenza alla procura di Perugia. Una volta nel capoluogo umbro, i pm Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi, insieme al procuratore facente funzioni Federico Centrone (poi sostituito dal nuovo procuratore Giacomo Fumu), chiesero e ottennero una nuova misura cautelare per Anemone, Balducci, De Santis e Della Giovampaola: il provvedimento, disposto dal gip Paolo Micheli il 27 febbraio, confermò quanto sancito a Firenze. Il centro intorno a cui, per chi indaga, ruotava il «sistema gelatinoso» è il Dipartimento per lo Sviluppo e la competitività del turismo della Presidenza del Consiglio dei ministri, la struttura cosiddetta «della Ferratella» (di cui facevano parte Balducci, De Santis e Della Giovanpaola). I magistrati ritengono che le prove dell’illecita aggiudicazione degli appalti alle imprese di Anemone siano nelle numerose intercettazioni eseguite, nei file trovati all’interno dei computer sequestrati e nei tanti documenti acquisiti.
I nomi eccellenti: Bertolaso Nelle settimane successive arrivano le richieste di arresto – respinte dal gip – anche per l’ex commissario dei mondiali di nuoto a Roma, Claudio Rinaldi, per il commercialista Stefano Gazzani e per l’architetto Angelo Zampolini. Non mancano nomi eccellenti toccati dall’inchiesta. E’ il caso dell’ex numero uno della protezione civile, Guido Bertolaso, che per gli inquirenti avrebbe favorito Anemone in alcuni appalti in cambio di dazino di denaro e favori sessuali, goduti al Salaria sport village.
Scajola Ma il caso più eclatante è quello che porta, il 4 maggio 2010, alle dimissioni da ministro di Claudio Scajola (peraltro non indagato) per via dell’ormai celebre casa di via del Fagutale, a due passi dal Colosseo, che sarebbe stata – secondo chi indaga – in parte pagata («a sua insaputa», secondo il ministro) da Anemone. Sugli atti raccolti a Perugia sta ora indagando la procura di Roma.
Lunardi e Sepe Tra i presunti beneficiari dei lavori di Anemone spuntano intanto altri nomi illustri, come quelli dell’ex ministro Pietro Lunardi e del cardinale Crescenzio Sepe, fino al 2006 alla guida di Propaganda Fide. I due vengono indagati per corruzione ma il filone che li riguarda viene separato dall’inchiesta in attesa delle decisioni in merito alla richiesta di autorizzazione a procedere al Parlamento per l’ex ministro.
Inchiesta chiusa e patteggiamenti Il 26 gennaio 2011 l’inchiesta principale viene chiusa dai magistrati perugini per 22 indagati, a 15 dei quali viene contestata l’associazione per delinquere finalizzata alla corruzione. Il 5 maggio la procura deposita la richiesta di rinvio a giudizio per 19 indagati e 11 società. Non ci sono tre indagati che hanno chiesto di patteggiare: il 19 maggio il primo è l’architetto Zampolini (11 mesi con pena sospesa per il reato riqualificato da riciclaggio in favoreggiamento). Il 12 luglio davanti al gup di Perugia tocca ad Achille Toro e al figlio Camillo, che patteggiano rispettivamente 8 e 6 mesi di reclusione, con pena sospesa, per il reato di rivelazione di segreto d’ufficio.
Le richieste di processo Nei giorni scorsi, i pm Sottani e Tavarnesi hanno riconfermato il quadro accusatorio ribadendo le richieste di processo per i 19 indagati, parlando di «compravendita illecita della discrezionalità amministrativa» da parte di funzionari pubblici in favore di Anemone, definito il «golden boy» dell’imprenditoria. Dal canto loro, tutti gli indagati si sono sempre proclamati innocenti ed estranei alle accuse. Tra di loro, Bertolaso, che si e’ definito vittima di una «macelleria mediatica» sottolineando di aver «lavorato sempre a servizio dello Stato».





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