31 maggio 2016 Ultimo aggiornamento alle 12:30

Fumo, sedotto dalle ‘bionde’ il 30% degli umbri: il dato più alto in Italia. Il boom del trinciato

I dati 2012-2015 del sistema di sorveglianza gestito dalle Asl: numero stabile rispetto al triennio precedente. Oltre uno su tre ne fuma dalle 11 alle 20. Interrogazione di Casciari

Fumo, sedotto dalle ‘bionde’ il 30% degli umbri: il dato più alto in Italia. Il boom del trinciato
Un fumatore

di Daniele Bovi

Un primo posto poco invidiabile. L’Umbria si conferma al vertice della classifica nazionale per quanto riguarda la percentuale di fumatori: nel triennio 2012-2015, secondo i dati del sistema di sorveglianza Passi (acronimo di Progressi delle aziende sanitarie per la salute in Italia) gestito dalle Asl, nella regione il 30,1 per cento della popolazione dai 18 ai 69 anni è fumatore, a fronte di una media nazionale del 26,9 per cento (il dato più basso è quello della Basilicata: 21,6 per cento). Subito dietro all’Umbria ci sono Lazio (29,6 per cento) e Campania (29,3 per cento). Migliore rispetto al resto del paese invece il dato relativo agli ex fumatori: 20,8 per cento contro il 17,9. Il progresso rispetto al triennio precedente, quando in Umbria era fumatore il 30,7 per cento della popolazione, è lievissimo (la percentuale di ex fumatori era del 20,7 per cento).

I numeri Quanto al numero di sigarette, stando ai numeri dell’Istat relativi al 2014, la media (sostanzialmente in linea con quanto accade nel resto del paese) è di 12 al giorno. Il 35 per cento dichiara di fumarne dalle 11 alle 20, e la stessa percentuale dalle 6 alle 10; il 23,5 per cento invece se ne concede al massimo 5, mentre i tabagisti incalliti, quelli da più di un pacchetto (da 20) al giorno sono quasi il 6 per cento. L’Umbria inoltre non brilla per quanto riguarda inoltre il rispetto del divieto di fumo nei locali pubblici: nei luoghi di lavoro l’84 per cento contro il 90,3 nazionale, in quelli di lavoro l’88,7 per cento contro il 92,1 e, in casa, il 71,3 per centro contro il 79,6.

Boom del trinciato Oltre a ciò Passi nei giorni scorsi ha segnalato anche il notevole aumento della vendita di tabacco trinciato, usato per rollare a mano le sigarette e quindi per risparmiare rispetto ai più costosi pacchetti di ‘bionde’ già confezionate. Per l’Italia si parla di vendute quadruplicate nel giro di pochi anni, mentre la stima di coloro che usano questo tipo di tabacco, che ammontava all’1 per cento dei fumatori nel 2010, è arrivata al 5-6 per cento nel 2013. Un tabacco, sottolinea l’analisi, che danneggia la salute esattamente come quello delle sigarette già fatte. E a possibile riprova che il risparmio è una delle motivazioni principali che spingono i fumatori a usare questo tipo di tabacco, c’è il fatto che la fascia d’età dove questo è più diffuso è quella che va dai 18 ai 24 anni (22,2 per cento tra i maschi, 16,2 tra le femmine) e quella tra i 25 e i 34 (13,8 e 14,4 per cento). Una percentuale che scende mano a mano che l’età sale.

Casciari «Leggendo questi dati è necessario approfondire e conoscere gli interventi messi in campo» commenta in una nota il consigliere regionale del Pd Carla Casciari, che ha presentato un’interrogazione in occasione della Giornata mondiale senza tabacco che si celebrerà martedì. Per Casciari è necessario conoscere «quali azioni di prevenzione ha intrapreso il sistema sanitario regionale per limitare l’abitudine al fumo, visto che l’Umbria è tra le regioni d’Italia con la maggiore percentuale di fumatori».

Twitter @DanieleBovi

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