venerdì 20 gennaio - Aggiornato alle 12:53

Pm10, i dati città per città: Terni e Foligno le peggiori. Ma Arpa: «Trend in calo per la crisi»

di Ivano Porfiri

«L’inquinamento nelle città umbre negli ultimi anni risulta in calo, non in crescita, anche se non abbiamo ancora analizzato il 2015. Questo non vuol dire che le cose vadano bene né che il quadro sia positivo». Parola di Arpa Umbria, per voce della referente del settore Aria Caterina Austeri. Affermazioni che stupiscono alla luce dei recenti allarmi per le polveri sottili che, specie a dicembre, hanno scosso forse come mai in precedenza i residenti nelle città umbre e italiane in genere. Con annesse polemiche: blocchi al traffico sì o no, abbassare i riscaldamenti sì o no, targhe alterne e quant’altro. Umbria24 è voluta andare ad analizzare i numeri (compreso il 2015) per vedere se ci sia una situazione che va deteriorandosi oppure il quadro generale segue un’evoluzione diversa.

Leggiamo i numeri L’analisi è stata effettuata prendendo in esame i dati sulle Pm10, le cosiddette “polveri sottili”, dal 2010 al 2015 in sette centraline di rilevazione della regione, per i capoluoghi prendendo quelle col maggior numero di sforamenti: Perugia Ponte San Giovanni, Perugia Fontivegge, Terni Borgo Rivo, Terni Le Grazie, Foligno Porta Romana, Città di Castello, Spoleto piazza Vittoria. Innanzi tutto va premesso che, a fronte di un dicembre disastroso, nelle ultime settimane il livello si è abbassato grazie all’evoluzione meteo: in tutte le centraline nel mese di gennaio ci sono stati due soli superamenti del limite giornaliero di 50 microgrammi al metro cubo, tranne Le Grazie con quattro. In genere, gennaio è secondo solo a dicembre come superamenti (nel gennaio 2015 a Le Grazie ce ne furono ben 18).

La situazione generale Nell’analisi sono stati scelti due parametri: il numero di superamenti giornalieri (media nelle 24 ore) del limite di 50 µg/m3 e il livello medio annuale di Pm10 in ogni centralina (in questo caso il limite fissato dalla legge è di 40 µg/m3). Guardando ai risultati, emerge che l’anno peggiore dell’ultimo quinquennio è stato il 2011, con un calo progressivo fino al 2014 e una nuova impennata nel 2015 con il “mese nero” di dicembre. Tranne che a Terni, dove il livello risulta abbastanza costante tranne per il 2014, anno positivo come nel resto della regione.

Gli sforamenti città per città Scendendo nel dettaglio, ad esempio a Perugia si nota come dal picco del 2011, con 43 sforamenti giornalieri a Ponte S.Giovanni e 38 a Fontivegge, si è scesi rispettivamente a 27 e 22 nel 2012, 28 e 19 nel 2013, 21 e 14 nel 2014 per poi impennarsi a 36 e 24 nel 2015. A Spoleto, invece, si è passati dai 15 del 2012 ai 14 del 2013 fino ai 7 del 2014 e agli 8 del 2015. Città di Castello può essere interpretata solo dal 2013 perché la centralina è attiva solo da fine 2012: si è passati da 35 sforamenti ai 17 del 2014 per risalire a 26 l’anno scorso. Venendo alle note dolenti, pure Foligno ha vissuto il suo annus horribilis nel 2011 con 50 sforamenti rispetto ai 29 del 2010, passando poi a 35 nel 2012, 38 nel 2013, 39 nel 2014 e 37 nel 2015. Infine Terni, dove il 2012 ha visto uno spostamento e ricalibratura delle due stazioni per cui i dati precedenti sono disomogenei e conviene guardare dal 2013 in poi: a B.Rivo si è passati da 50 sforamenti a 39 nel 2014 e 62 nel 2015, mentre a Le Grazie da 63 ai 57 del 2014 e 69 nel 2015.

Media di Pm10 nell’aria Puntando al secondo parametro, quello della media annua di Pm10, va detto che nessuna delle centraline in questi cinque anni ha superato la soglia dei 40 µg/m3, anche se Terni ci va vicina. A Le Grazie, ad esempio, dai 26 del 2010 si è passati a 36 nel 2011, 37 nel 2012, 36 nel 2013, 32 nel 2014 e 36 nel 2015. Valori leggermente più bassi a Borgo Rivo: dal 2011 al 2015 rispettivamente 24, 26, 29, 29, 27 e 31. Nella classifica dell’aria peggiore segue Foligno con: 27, 32, 29, 27, 26 e 27. A Perugia quella messa peggio è la centralina di Ponte San Giovanni: 24, 28, 25, 23, 23, 26. A Fontivegge va meglio: manca il 2010, poi 29 nel 2011, 24 nel 2012, 20 nel 2013, 20 nel 2014 e 22 lo scorso anno. Castello: 24 nel 2013 e nel 2014 e 26 lo scorso anno. Infine Spoleto: 22 nel 2010, poi a seguire 24, 23, 19, 19 e 20.

Calo tendenziale con fattori contingenti Tornando all’analisi dei numeri, secondo Caterina Austeri dell’Arpa «il miglioramento tendenziale della situazione tra il 2008 e il 2014 pensiamo sia legato anche al calo delle attività industriali dovuto alla crisi. Ovviamente la tendenza a una diminuzione si incrocia con situazioni contingenti per singoli anni legate soprattutto all’aspetto meteorologico, ma anche alle caratteristiche specifiche delle singole città». Dunque, il picco di dicembre va letto tenendo conto che «l’emergenza smog ha riguardato tutta Italia per la mancanza di fattori climatici favorevoli alla dispersione degli inquinanti». Il Rapporto ambientale allegato al Piano della qualità dell’aria della Regione del novembre 2012 evidenziava addirittura una tendenza al calo di più lungo raggio, sottolineando che «l’analisi dei trend delle concentrazioni misurate tra il 2005 ed il 2010 mostra comunque una tendenza generale alla diminuzione dei valori registrati».

Terni e Foligno messe peggio E’ chiaro che le criticità ci sono eccome, se l’Arpa stessa nel 2014 (l’anno migliore del quinquennio) definiva «scadente» l’aria in generale e in particolare a Terni e Foligno. «Le maggiori criticità si trovano a Terni e Foligno – spiega Austeri – sia per motivi di orografia, con venti deboli e una forte inversione termica invernale (Perugia da questo punto di vista è favorita perché più ventilata), sia per una differenza incidenza delle fonti inquinanti». Se, ad esempio, per il Pm10 a Perugia-Corciano il riscaldamento domestico è la componete dominante (32%) con il 18% invece dovuto al trasporto stradale, così come a Foligno con rispettivamente il 34% e l’11%, a Terni il primo scende al 28% con la componente industriale a incidere molto con la produzione di ferro e acciaio che pesa per il 22%. «Questo si nota – rimarca Austeri – anche dall’analisi del particolato che a Terni risulta ricco di metalli pesanti».

Che fare allora? Secondo l’esperta dell’Arpa, «per dare un vero beneficio alla qualità dell’aria, servirebbero misure strutturali che incidano a lungo termine, in quanto interventi immediati come i blocchi del traffico lasciano il tempo che trovano. Servirebbe uno svecchiamento dei mezzi di trasporto favorendo la diffusione di quelli meno inquinanti, l’adozione di impianti di riscaldamento che utilizzino meno i combustibili impattanti sulla qualità dell’aria e impianti industriali che rispettino le norme ambientali, come anche allargare le aree verdi nelle nostre città».

  • Alessio Marchetti

    Venite a vivere al centro Storico di Spoleto che si vive bene con aria pulita, senza PM10…
    le persone anziane e i negozi sfitti non la producono!!!