mercoledì 28 settembre 2016 - Aggiornato alle 22:30
14 giugno 2016 Ultimo aggiornamento alle 11:15

Festival delle Nazioni, sedici perle sulla Francia della Belle Époque: il programma

Presentato il cartellone, aperto e chiuso da due grandi orchestre. Sisillo e Giubilei: «Raccontiamo la storia con la musica perciò abbiamo successo»

Festival delle Nazioni, sedici perle sulla Francia della Belle Époque: il programma
Cecchini, Giubilei, Bacchetta e Sisillo

Artisti internazionali, progetti speciali realizzati ad hoc, prime esecuzioni assolute, grandi classici e piccole perle del repertorio, storia e memoria ma anche stringente attualità: con un programma ricco e articolato in tante istantanee ‘musicali’, la 49esima edizione del Festival delle Nazioni dedicata alla Francia – presentata in Regione dal presidente della Fondazione Giuliano Giubilei, dal direttore artistico Aldo Sisillo, dal sindaco Luciano Bacchetta e dall’assessore regionale Fernanda Cecchini – rievocherà ‘dal vivo’ le musiche, le atmosfere, i molteplici paesaggi sonori che attraversarono Parigi in quel cruciale momento storico, tra la fine dell’Ottocento e i primi due decenni del Novecento, che segnò il passaggio dalla classicità alla modernità.

Vive la France I 16 concerti che dal 23 agosto al 3 settembre 2016 animeranno Città di Castello, ma anche alcuni dei luoghi più suggestivi della Valtiberina. Oltre agli artisti già annunciati – Katia e Marielle Labèque, Rokia Traoré, Renaud Capuçon con Jérôme Ducros, Louis Lortie, il duo Musica Nuda composto da Petra Magoni e Ferruccio Spinetti, la prima assoluta di L’Argent o La banca universale di Pierre Thilloy – il cartellone della rassegna si completa con l’Orchestre Dijon Bourgogne diretta da Gergely Madaras, il Quartetto Zaïde, lo Sperimentale di Spoleto con il progetto Une soirée à Paris, Federico Mondelci con l’ensemble Le Saxo, il duo Stefano Rossi e Stefano Bezziccheri, la pianista Sun Hee You, un progetto dedicato al cinema di Ivan Teobaldelli con musiche inedite di Daniele Furlati, il concerto dei vincitori del Premio Burri 2015, un omaggio a Debussy con Catherine Spaak e il flautista Massimo Mercelli, l’Orchestra della Toscana diretta da Joachim Jousse.

IL PROGRAMMA

Il senso della scelta La Francia, nazione ospite del 2016, spiega Sisillo «aggiunge un nuovo tassello al progetto triennale del Festival delle Nazioni dedicato alla Grande Guerra. In continuità con l’edizione dedicata all’Austria, l’attenzione è rivolta a quel cruciale momento storico che va dalla fine dell’Ottocento ai primi due decenni del Novecento. È allora che Parigi diventa la città punto di riferimento universale per le arti e la ricerca innovativa; ed è qui che convivono, seppur in situazioni esistenziali di grande emergenza, gli artisti che segneranno il passaggio dalla classicità alla modernità». Quella presa in esame «è la Francia della fine della Belle Époque. La capitale è già in quel momento storico una città internazionale: ancora eccitati dalla rivoluzione impressionista, è qui che a inizio secolo si incrociano i maggiori artisti, musicisti e intellettuali del tempo, da Claude Debussy a Erik Satie, da Max Jacob a Jean Cocteau, da Henri Matisse ai fratelli Duchamp. E ancora, è la Francia dei cabaret e delle esibizioni degli chansonnier, è la Francia che scopre il cinema, la nuova arte che rivoluzionerà la comunicazione del ventesimo secolo. È la Francia che scopre l’esotismo». «Da alcuni anni – aggiunge Sisillo – caratteristica peculiare del Festival delle Nazioni è anche quella di riflettere sui temi di più scottante attualità, un impegno che abbiamo confermato anche in questa 49a edizione con il racconto in musica commissionato al compositore contemporaneo Pierre Thilloy e ispirato al racconto di Émile Zola L’Argent, che narra la vicenda di una speculazione finanziaria finita in tragico fallimento».

Formula vincente «Il Festival delle Nazioni – afferma Giubilei – in quasi mezzo secolo di vita ha portato in Italia i maggiori interpreti europei e mondiali della musica classica, in una condizione unica di confronto e circolazione delle idee. E Città di Castello è da molto tempo un punto di riferimento per tutti quelli che amano questo tipo di musica. Negli ultimi anni abbiamo allargato il nostro orizzonte, dando spazio non solo alle grandi tradizioni musicali e alla musica contemporanea (da sempre presente nei nostri programmi) ma anche a linguaggi che appartengono alla musica popolare o a nuove tendenze. Credo che la formula vincente sia da un lato una certa intransigenza sulla qualità, dall’altro l’aver saputo costruire intorno alla proposta artistica un’idea che porti il pubblico ad appassionarsi a un grande tema legato all’attualità. Questo è il senso del progetto triennale – nella ricorrenza del centenario – dedicato a tre grandi Nazioni coinvolte nella prima guerra mondiale. O quello di aver scelto di ospitare l’Armenia, dando l’occasione al pubblico non solo di ascoltare una musica coinvolgente e suggestiva, ma anche di conoscere la magia e la ricchezza di una cultura lontana e riflettere sulle tragedie che hanno colpito quel popolo».

Grandi orchestre Come da tradizione, due grandi orchestre sinfoniche apriranno e chiuderanno il Festival: l’apertura (23 agosto ore 21, Città di Castello, Chiesa di San Domenico) è affidata all’Orchestre Dijon Bourgogne diretta da Gergely Madaras e a un programma di musiche volte a rievocare quell’atmosfera frizzante e piena di stimoli della Parigi di fine diciannovesimo secolo: oltre a due celeberrimi brani quali Tombeau de Couperin di Ravel e la Suite Arlésienne di Bizet, sarà protagonista infatti la musica di Jacques Offenbach, compositore fra i più eseguiti in quel periodo. La chiusura di rassegna (3 settembre ore 21, Città di Castello, Chiesa di San Domenico) sarà invece nelle mani del direttore Joachim Jousse, che alla testa dell’Orchestra della Toscana dirigerà musiche di Saint-Saëns, Delibes, Roussel, Berlioz, Verdi e Massenet, riportando alla luce quelle suggestioni esotiche e coloniali – ritmi caraibici, nuove sonorità e strutture melodiche e, naturalmente, il jazz – che a partire dalla seconda metà dell’Ottocento conquistarono gli ambienti colti della madrepatria.

 

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