lunedì 26 settembre 2016 - Aggiornato alle 14:15
2 agosto 2016 Ultimo aggiornamento alle 17:00

Ex Merloni, ok a mozione: «Evitare licenziamenti». Ceriscioli: «Banche stiano vicine all’impresa»

Approvato all'unanimità documento di Smacchi, mercoledì summit al Mise. Marini: «Chiederemo rispetto impegni». Primo faccia a faccia tra il presidente delle Marche e Porcarelli

Ex Merloni, ok a mozione: «Evitare licenziamenti». Ceriscioli: «Banche stiano vicine all’impresa»
Manifestazione degli operai Merloni

«La presidente della giunta regionale e l’intero esecutivo a fare di tutto, in sinergia con la Regione Marche e il Ministero dello sviluppo economico, al fine di evitare che sia portata a compimento la procedura di mobilità di 400 lavoratori della JP Industries». Questo il cuore della mozione urgente, presentata dal dem Andrea Smacchi, approvata all’unanimità martedì dal consiglio regionale in attesa, come sindacati e soprattutto i lavoratori e le loro famiglie, degli incontri delle prossime ore. Martedì pomeriggio nella sede della Regione Marche il presidente Luca Ceriscioli ha incontrato Giovanni Porcarelli della JP, mentre per mercoledì è in programma il summit al Mise con i rappresentanti del ministero, le Regioni e l’imprenditore.

Ceriscioli-Porcarelli A margine dell’incontro con Porcarelli Ceriscioli ha invitato le banche «a stare vicine all’impresa per far ripartire un’area che ha subito pesantemente la crisi», parlando anche di una «situazione drammatica per 400 famiglie». «Al Mise – aggiunge – domani diremo che questa è una delle poche opportunità di rilancio per un’area che ha subito tantissimo la crisi. Si chiede solo alle banche di stare vicine all’impresa». Il presidente ha poi sottolineato come Porcarelli «non ha attivato la procedura a cuor leggero, però se non c’è una prospettiva industriale non ci sono neppure i lavoratori». Insomma, per far partire il progetto servono i soldi delle banche senza i quali tutto si ferma.

Chiarezza «All’incontro di domani – ha detto in aula la presidente Catiuscia Marini – andremo per fare chiarezza e per ribadire come istituzioni locali, la massima fermezza sulle risorse messe in campo ma anche sugli impegni assunti dalla nuova proprietà per assorbire i 400 lavoratori dello stabilimento». Secondo la ricostruzione della presidente, «sugli sviluppi delle ultime ore incide il tema finanziario, con JP che ha avviato richieste di nuova liquidità con il sistema bancario per finanziare le iniziative dei prossimi anni. E forse questa è la parte più nobile. Quello che non è tollerabile è che i lavoratori possano essere utilizzati nelle controversie tra impresa e sistema bancario». Nel corso del suo intervento poi ha ricordato come la crisi, esplosa nel 2008, sia l’unica nel Centro Italia che si è conclusa con un accordo di programma.

L’ANNUNCIO DEI 400 LICENZIAMENTI

Marini «Quindi – ha aggiunto – le istituzioni si sono comportate con senso di responsabilità, mettendo in campo un ventaglio di possibilità per superare la crisi. Domani l’imprenditore ci dovrà far vedere le sue carte: è finito il tempo di svicolare dall’avvio dell’investimento. Questo soprattutto perché JP si è impegnata a investire i fondi di Mise e Regioni, oltre 36 milioni di euro, anche per salvaguardare i 400 occupati: domani al Mise – ha ribadito Marini – sarà importante chiarire che il progetto industriale deve mantenere gli impegni presi a suo tempo sull’occupazione». Al termine del suo intervento poi Marini ha spiegato che secondo il progetto JP, nello stabilimento di Gaifana si dovrebbero produrre frigoriferi, con un investimento di 15,6 milioni di euro.

SINDACI E SINDACATI SUL PIEDE DI GUERRA

Il dibattito «Governo e Regione – ha detto invece il vicepresidente Fabio Paparelli – in tutti i suoi aspetti hanno rispettato patti e percorsi, sia con le parti sociali, sia in ambito governativo, ora tocca all’imprenditore rispettare i patti e i percorsi attuati e messi in campo fino ad oggi. Senza se e senza ma». Pur dando il via libera alla mozione e ammettendo che «qualcosa è stato fatto», il capogruppo della Lega Valerio Mancini ha detto che le responsabilità della situazione attuale sono di chi ha governato l’Umbria finora, del governo e dell’Europa». «La politica industriale europea – ha detto – non ha mai favorito grandi aziende come nel caso specifico la ex Merloni, anzi ha contribuito a demolire tessuto storico industria favorendo la delocalizzazione». Secondo Claudio Ricci invece «il pubblico ha fatto molto, 36 milioni di euro sono una cifra importante e ora è arrivato il momento del privato e della definizione di un piano industriale».

Liberati Dal suo banco il capogruppo del M5S Andrea Liberati ha parlato dell’opportunità di «fare un salto in avanti rendendo l’Umbria più attrattiva per le industrie che guardano al futuro». «Se dobbiamo avere delle multinazionali cerchiamo di avere il meglio. Come rappresentante di un gruppo chiederò al presidente della Seconda Commissione di avere in audizione i capi italiani delle principali aziende mondiali, come Tesla, come EBay, Google, Facebook, perché se dobbiamo dare decine di milioni di euro a imprenditori veri o presunti allora gli imprenditori scegliamoli noi».

Giulietti e Lodolini Nella giornata di martedì intanto i deputati pd di Umbria e Marche, Giampiero Giulietti ed Emanuele Lodolini, hanno incontrato il sottosegretario allo Sviluppo economico Teresa Bellanova la quale ha spiegato, riferiscono i due, che gli obiettivi del ministero sono «la tutela e il sostegno del lavoro prima di tutto». Nelle scorse ore inoltre i deputati hanno presentato un’interrogazione al Ministero per chiedere che venga immediatamente ritirata la procedura di mobilità.

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