mercoledì 28 settembre 2016 - Aggiornato alle 17:21
8 luglio 2016 Ultimo aggiornamento alle 17:17

Ex Merloni, attivati investimenti per 84 milioni: in arrivo 292 assunzioni nella fascia appenninica

Dieci imprese rispondono al bando Invitalia, 25 le domande a Sviluppumbria. Paparelli: «Grazie a incentivi si sta ricreando tessuto produttivo». Ma la Cgil: «Solo briciole»

Ex Merloni, attivati investimenti per 84 milioni: in arrivo 292 assunzioni nella fascia appenninica
Un presidio degli operai Merloni

Cominciano ad arrivare i primi frutti del progetto di rilancio dell’area di crisi industriale complessa ex “Antonio Merloni” e relativa ai 17 comuni umbri della fascia appenninica. A darne notizia l’assessore allo Sviluppo economico della Regione, Fabio Paparelli, che fa il punto sul bando Invitalia, scaduto a fine giugno, e sulla misura gestita da Sviluppumbria. Entrambe frutto degli accordi

Bilancio totale Finora sono partiti investimenti per circa 84 milioni di euro, con richieste di agevolazioni per 38 milioni di euro e 292 nuovi occupati. «Si tratta di un risultato importante, unico in Italia – sottolinea Paparelli – che è stato generato attraverso un processo di animazione territoriale messo in campo attraverso importanti risorse ministeriali e regionali».

Bando Invitalia Riguardo all’esito del bando gestito da Invitalia, chiuso lo scorso 30 giugno, hanno aderito 8 imprese del settore manufatturiero, una nell’ambito della fornitura dei servizi e una nel campo turistico. In particolare nell’ambito della manifattura sono state richieste agevolazioni per oltre 22 milioni di euro capaci di generare quasi 38 milioni di euro di investimenti e 178 nuovi occupati. Particolarmente interessanti – secondo l’assessore – anche le risposte in ambito turistico, con 16 milioni di investimenti da realizzare e 32 nuovi occupati così come nel settore dei servizi con oltre 5 milioni e mezzo di investimenti e 6 nuove assunzioni.

Misura Sviluppumbria Nell’ambito della misura gestita da Sviluppumbria, il cui avviso è stato pubblicato l’8 giugno, ed è tutt’ora aperto sono pervenute finora  circa 25 domande, per un totale di investimenti pari a circa 24 milioni di euro, richiesti per l’80% dal settore manifatturiero e 20% dai servizi, e capaci di generare 76 nuove assunzioni. «Ciò che auspicavamo potesse rappresentare un’opportunità di rilancio del territorio – conclude Paparelli – si sta trasformando in una realtà capace di riattivare il tessuto economico di un’area fortemente provata, ma ancora viva e produttiva».

Cgil: «Solo briciole» Ma la risposta, secondo la Cgil non basta. Per Filippo Ciavaglia, segretario di Perugia e Mario Bravi, ex segretario regionale, «la più grande crisi industriale dell’Italia centrale, con oltre 1500 dipendenti solo sul versante umbro a Gaifana, dopo 8 anni trascorsi tra legge Marzano, cassa integrazione e mobilità con centinaia di persone che nel frattempo hanno perso il lavoro, pare concludersi con una versione riveduta e corretta del tanto decantato accordo di programma che rischia di produrre solo briciole. Infatti, sulla home page del ministero dello Sviluppo economico è stato pubblicato il bando relativo al possibile utilizzo di 28 milioni di euro. Le domande presentate sul versante umbro sono di 10 aziende per investimenti da realizzare corrispondenti a 59.997.487 euro con un obiettivo di 216 occupati, per agevolazioni richieste pari a 33.271.000 euro. Le aziende interessate vanno da Agribosco, Comear, Flea, Hotel Villa Verde, ISA, Meccanotecnica, Oma, Silear, Tecnocar a Tardioli. Pur non sottovalutando i progetti messi in campo e auspicando comunque che si concretizzino presto, non possiamo non sottolineare che sul versante marchigiano le proposte avanzate sono più consistenti e questo ribadisce, ancora una volta, la gracilità del sistema imprenditoriale umbro e la necessità che la grande vertenza della ex Antonio Merloni non possa concludersi solo con l’adozione di queste misure minimali. Occorre invece un intervento più ampio e più incisivo per arrestare il degrado e l’impoverimento della intera fascia appenninica».

 

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