venerdì 30 settembre 2016 - Aggiornato alle 18:51
30 luglio 2016 Ultimo aggiornamento alle 15:50

Ex Merloni, a breve incontro tra azienda, governo e banche. Sindaci e sindacati sul piede di guerra

Umbria e Marche si attivano per un tavolo con l'imprenditore. I primi cittadini: «Licenziamenti inaccettabili, famiglie ancora nella paura». Fiom, Fim e Uilm: «JP faccia passo indietro»

Ex Merloni, a breve incontro tra azienda, governo e banche. Sindaci e sindacati sul piede di guerra
I lavoratori della ex Merloni

Dopo la doccia fredda arrivata nel tardo pomeriggio di venerdì, con la notizia dell’avvio delle procedure di mobilità per 400 dipendenti su un totale di 684, la prossima settimana sarà il momento degli incontri al termine dei quali si capirà qual è la strada che imboccherà la ex Merloni. Sabato il vicepresidente della Regione Fabio Paparelli dopo la reazione a caldo di venerdì torna sulla vicenda, annunciando di aver contattato la Regione Marche per aprire la prossima settimana un tavolo congiunto per esaminare il caso: «Ci siamo attivati subito – dice – per capire quanto sta avvenendo e cosa è cambiato. Vogliamo comprendere quali siano le vere motivazioni e cosa è improvvisamente cambiato per giungere all’avvio delle procedure di licenziamento. Ci attiveremo certamente, insieme alla Regione Marche, sia nei confronti del ministero dello sviluppo economico e sia nei confronti dell’imprenditore che incontreremo nei prossimi giorni». Paparelli chiede poi all’imprenditore di fare la sua parte «cercando di salvaguardare sempre anche gli interessi dei lavoratori».

I sindaci La notizia dell’avvio delle procedure è «inattesa come un temporale improvviso» di fronte al quale si mobilitano i sindaci di Gualdo Tadino, Nocera Umbra, Fabriano e Sassoferrato, ovvero Massimiliano Presciutti, Giovanni Bontempi, Giancarlo Sagramola e Ugo Pesciarelli. I tre sabato parlano di una «decisione irricevibile, provocatoria e fuori da ogni regola che non può essere tollerata. Non si gioca sulla pelle e la dignità delle persone che da anni vivono una condizione di difficoltà. Il nostro territorio rischia ancora una volta di essere fortemente penalizzato e intere famiglie che intravedevano uno spiraglio di luce, ora si ritrovano a vivere paure e ansie che sembravano poter essere superate». I quattro auspicano una «mobilitazione generale e un impegno istituzionale forte e concreto per cercare di risolvere questa delicata questione. Da parte nostra con tutte le nostre forze siamo già in prima linea per fare chiarezza sulla vicenda, Giovanni Porcarelli non può permettersi tutto ciò, il suo atteggiamento è offensivo e privo di senso, dopo anni di trattative e di promesse mai mantenute, non possono e non devono essere sempre i lavoratori ed il territorio a pagare il prezzo più alto». In conclusione i sindaci chiedono di poter incontrare l’azienda e di riconvocare con urgenza le parti al ministero dello Sviluppo economico «per scongiurare quella che potrebbe diventare una vera e propria catastrofe».

I LICENZIAMENTI E LE POSSIBILI MOTIVAZIONI

I sindacati Molto preoccupati ovviamente anche i sindacati. Fim, Fiom e Uilm dell’Umbria si dicono «stupiti dall’annuncio dell’azienda» sei aspettano «un passo indietro». «Negli incontri che si sono susseguiti negli ultimi tempi – dicono i segretari di Fim, Fiom e Uilm di Perugia e dell’Umbria, Adolfo Pierotti, Simone Pampanelli e Daniele Brizi – questa eventualità non era emersa minimamente. Non vorremmo che, visto il caldo di questi giorni, qualche colpo di sole possa aver giocato un brutto scherzo. Con l’imprenditore però c’è un punto comune, ovvero la volontà, esplicitata in tutti gli incontri istituzionali, di creare occupazione stabile per i 700 lavoratori di Jp. Una volontà che tuttavia – proseguono Pierotti, Pampanelli e Brizi – continua a scontrarsi con una burocrazia che in questo paese si conferma di ostacolo allo sviluppo e alla creazione di lavoro». I tre spiegano che l’obiettivo è solo uno, «quello di evitare che la fascia appenninica si trasformi in un deserto ancor più desolato di quanto non sia già ora. Sappiamo che nei prossimi giorni è previsto un confronto ai massimi livelli tra azienda, governo e altri parti interessate (le banche, ndr), un incontro decisivo per il futuro della ex Merloni, che come sindacato abbiamo sollecitato per primi». Da quell’incontro i sindacati si aspettano novità positive, o sarà mobilitazione.

Il vescovo «Sono vicino ai lavoratori dell’ex Merloni e alle loro famiglie, prego per loro e mi auguro che le istituzioni e le parti sociali facciano il possibile per risolvere questa vicenda che si protrae ormai da molti anni, provocando tanta sofferenza». Monsignor Domenico Sorrentino in una nota esprime la sua vicinanza agli operai: «Speravo che lo stanziamento dei fondi dell’accordo di programma e alcune manifestazioni d’interesse da parte di diverse aziende avrebbero dato una svolta positiva a una vertenza che ho avuto modo di seguire in tutte le sue fasi per i pesanti risvolti economici e sociali che ha prodotto nella fascia Appenninica. Qui la crisi si è fatta sentire pesantemente tanto da rendere davvero fragile e compromesso il tessuto sociale. La richiesta di mobilità per 400 lavoratori rischia di gettare una pietra tombale sul territorio. Faccio appello al proprietario della Jp Industries, a tutte le istituzioni coinvolte, ai sindacati e alle associazioni degli imprenditori affinché trovino insieme una soluzione che tuteli tante famiglie già profondamente provate dalla crisi».

Walter Verini «La vicenda della ex-Merloni rappresenta un colpo durissimo e inaccettabile per i lavoratori, per le comunità della fascia appenninica umbra e marchigiana, che in questi anni hanno subito processi di gravissimo ridimensionamento dell’occupazione e di deindustrializzazione. Ma la vicenda non è certamente locale: riguarda un territorio fondamentale dell’Italia centrale. I lavoratori e le loro famiglie, i sindaci della fascia, i sindacati, non sono soli. Le iniziative annunciate dalla Regione Umbria insieme a quella delle Marche e il coinvolgimento del Governo vanno nell’ unica direzione possibile: fare ancora di più della vicenda ex-Merloni, una vera e propria questione interregionale e quindi nazionale. Non è il momento delle divisioni, ma quello di tenere insieme tutte le forze che possono dare una mano. Come avvenuto in questi difficili anni anche i parlamentari faranno la loro parte e ci auguriamo che questo avvenga con il contributo di tutti. Non è il momento delle bandierine, ma dell’unità più ampia possibile».

Giulietti e Lodolini Di «decisione gravissima ma non certo inaspettata» parlano i deputati pd di Umbria e Marche Giampiero Giulietti ed Emanuele Lodolini. I due presenteranno un’interrogazione urgente al ministro dello sviluppo economico e ricordano che «per mesi abbiamo incalzato la proprietà a scoprire le carte e non abbiamo mai difeso, e mai lo faremo, operazioni speculative sulle spalle dei lavoratori. La nostra era, ed è tuttora, la giusta preoccupazione dichi è allarmato per i destini occupazionali di centinaia di lavoratori. Di fronte al nuovo, grave, sviluppo della vicenda,potremmo dire “l’avevamo detto” però questo potrà salvarci la coscienza ma non i posti di lavoro; da più parti siamo staticriticati perché da sempre chiedevamo chiarezza rispetto ad una vicenda che chiara ai nostri occhi non era ed oggi purtroppo abbiamola conferma della gravità di una situazione che avrà ricadute pesanti su centinaia e centinaia di persone. Noi però continueremoad impegnarci a difesa dei lavoratori e chiederemo urgentemente spiegazioni al Ministro dello sviluppo economico».

Ciavaglia A intervenire è anche Filippo Ciavaglia, segretario generale Cgil Perugia: «Chissà – dice – se il presidente del consiglio Matteo Renzi passando da quelle parti giovedì scorso, tra un taglio di nastro e una visita ufficiale, si è accorto di quella che una volta era l’azienda più importante del territorio e che oggi invece è ferma, bloccata e, adesso, anche con 400 lavoratori alla porta. Chissà se la Regione Umbria si renderà finalmente conto della reale gravità della situazione e metterà in campo, attraverso l’assessorato preposto, interventi concreti per evitare un ulteriore, drammatico colpo all’occupazione di un territorio, la fascia appenninica, già ridotto all’osso in termini di lavoro e opportunità. Chissà poi se l’imprenditore Porcarelli si deciderà a presentare un piano industriale serio, credibile, che possa riscuotere la necessaria fiducia anche delle banche, che, da parte loro, non sono disponibili a rischiare un centesimo, nemmeno se in ballo ci sono centinaia di posti di lavoro. E infine, chissà se il Mise e il governo, anche alla luce del fallimento dell’accordo di programma, prenderanno finalmente in mano la situazione, svolgendo quel ruolo di regia tra impresa, sistema del credito e territorio, che appare assolutamente fondamentale, se si vuole davvero uscire da questo pantano. Un pantano che unisce, come la Quadrilatero, Umbria e Marche, ma per il quale non ci sono nastri da tagliare, né brindisi da fare, ma solo centinaia di posti di lavoro da salvare».

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