venerdì 30 settembre 2016 - Aggiornato alle 03:30
21 luglio 2016 Ultimo aggiornamento alle 20:12

Ex Fcu nelle mani di Rfi a partire da gennaio: siglato il protocollo. Serviranno 150 milioni di euro

Accordo per la concessione e la gestione fino al 2022: da lì il passaggio nelle mani dello Stato e la possibilità che sulla linea corrano anche i treni di Fs

Ex Fcu nelle mani di Rfi a partire da gennaio: siglato il protocollo. Serviranno 150 milioni di euro
Un treno Fcu

di Dan. Bo.

Per il passaggio di Fcu nelle mani di Rfi, la società che a livello nazionale gestisce la rete ferroviaria, c’è una data: gennaio 2017. Ad annunciarlo, giovedì nel corso di un’audizione di fronte al Comitato per il monitoraggio e la vigilanza del consiglio regionale, l’assessore ai trasporti Giuseppe Chianella: «È stato definito con Rfi – ha detto – un protocollo d’intesa che prevede il passaggio dell’infrastruttura in concessione e gestione per cinque anni, fino al 2022. Il trasferimento dovrebbe essere attuato dal prossimo gennaio 2017». «Si tratta – continua l’assessore – di un passaggio importante che si è materializzato in questi mesi attraverso un rapporto diretto con Rfi in un quadro generale che vede le aziende di trasporti della Regione Umbria tutte riconducibili alle Ferrovie dello Stato».

Il passaggio di mani Il protocollo firmato nelle scorse ore prevede, nella prima fase della concessione, l’impegno da parte del ministero delle Infastrutture di attingere ai fondi sviluppo e coesione risorse per intervenire nella infrastruttura, così da realizzare opere di manutenzione ordinaria e straordinaria utili, a iniziare dalla tratta, attualmente chiusa, Umbertide-Città di Castello. Poi, dopo il 2022, l’infrastruttura passerà nelle mani dello Stato entrando così definitivamente nella rete nazionale: a quel punto, dopo una serie di interventi, sulla ormai ex Fcu potrebbero viaggiare anche i convogli di Trenitalia. «Sta prendendo sempre più corpo – ha detto ancora Chianella – la linea di non trasferire più grandi risorse all’alta velocità, che ormai rappresenta una realtà, ma alle reti cosiddette meno importanti. Quindi sulla Fcu verranno investite significative risorse per interventi necessari alla sua riqualificazione e per garantire lo stesso grado richiesto per le reti gestite da Trenitalia».

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L’intervista A spiegare quale è la strategia di Fs ci ha pensato meno di una settimana fa in un’intervista al Sole 24 Ore l’amministratore delegato Renato Mazzoncini: «Siamo disponibili – ha detto – a integrare le reti ferroviarie regionali con la nostra rete, quella nazionale gestita da Rfi. La proprietà delle reti locali può rimanere in capo alle Regioni. A noi interessa acquisire la gestione dei binari regionali per garantire la massima efficienza nell’utilizzo dell’infrastruttura e colmare il divario tecnologico tra le reti secondarie e la rete nazionale, e dare vita a un’unica grande rete ferroviaria nazionale che presenti standard tecnologici uniformi». Mazzoncini osservava come le due reti, ovvero i 24 mila chilometri di Rfi e i 3.800 delle Regioni, adottino soluzioni tecnologiche molto diverse, tanto da impedire il dialogo, e che a vigilare sono due enti differenti. Da qui l’esigenza di unificare tutto e l’inserimento, nel piano industriale che verrà presentato a settembre, della gestione da parte di Rfi dei 3.800 chilometri regionali. Interlocuzioni, ricordava Mazzoncini, sono già avviate oltre che con l’Umbria con Lazio e Campania.

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Servono soldi Lo stato dei 157 chilometri di binari sui quali attualmente corrono i vagoni Fcu non sono certo dei migliori, -tanto che vengono stimati (ma sulle cifre al momento non c’è ufficialità) investimenti attraverso risorse statali pari a 150 milioni di euro circa: 50 per la manutenzione straordinaria nella prima fase, fino al 2022, e il resto per l’adeguamento agli standard nazionali. Soldi, al momento, tutti da trovare. Ed è proprio la manutenzione uno dei motivi per i quali per la giornata di venerdì i sindacati hanno indetto uno sciopero di otto ore di tutto il personale Rfi di Umbria, Marche e Abruzzo: «Le parti – spiegano i sindacati – non hanno raggiunto nessuna intesa utile alla chiusura positiva delle procedure di raffreddamento». Le sigle chiedono il rispetto dell’accordo sottoscritto due anni fa sulla manutenzione delle infrastrutture, in base al quale erano previste assunzioni di personale per i vari compartimenti.

Lo sciopero «A oggi – osservano i rappresentanti dei lavoratori – registriamo una carenza di personale pari a circa il 30 per cento dell’attuale forza lavoro». Carenze di fronte alle quali l’azienda «mette in essere modalità di gestione che violano palesemente gli accordi in essere. Un abuso spregiudicato sul ricorso allo straordinario, una diversa impostazione sui turni di reperibilità, arrivando in alcuni settori a una reperibilità in seconda, un abuso strutturale sulle chiamate in reperibilità utilizzate prevalentemente per attività di manutenzione ordinaria. Un abuso sullo strumento della trasferta, utilizzato per lo più a coprire carenze nei vari nuclei». Il tutto senza dimenticare «la precaria situazione del personale uffici, oggi ridotto ad una manciata di agenti».

Il prestito Tornando all’audizione di Chianella in consiglio regionale, l’assessore ha spiegato che per quanto riguarda l’istituzione dell’Agenzia unica per la mobilità, dovranno prima essere reintegrati i due membri del cda di Umbria mobilità che si sono dimessi e che quindi l’assemblea prevista per luglio è stata rinviata a settembre. Quanto ai 17 milioni di euro prestati dalla Regione all’azienda all’epoca della crisi di liquidità, ne sono stati restituiti 5: «Arriveremo alla definizione della situazione – ha chiuso Chianella – entro i termini previsti».

Twitter @DanieleBovi

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