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venerdì 3 dicembre - Aggiornato alle 01:48

Bufale e Covid-19: team universitario al lavoro per una corretta divulgazione scientifica

Fra news e fake news. Intervista ai professori Marco Mazzoni e Serena Massari e alla farmacista Afas Valeria Di Girolamo

di Carmine Iorio

Le bufale inquinano i pozzi in tutta Europa creando danni, specie durante il periodo della pandemia. Abbiamo intervistato in proposito i professori Marco Mazzoni e Serena Massari dell’Università di Perugia, che hanno creato un gruppo di lavoro capace di mettere a nudo la disinformazione, e la farmacista Afas Valeria Di Girolamo

Certezze «In un momento d’incertezza, come quello che stiamo vivendo, il mondo al contrario chiede certezze» – esordisce il professor Marco Mazzoni. «Non sempre però si riesce a soddisfare un simile bisogno, soprattutto quando si tratta di raccontare la pandemia, che è una novità per tutti: giornalisti, divulgatori, medici e ricercatori. Inoltre, in un periodo di grande abbondanza informativa come questo, le cosiddette ‘bufale’, ovvero la notizie false sono dilagate a macchia d’olio, nonostante l’impegno a contenerle dell’Unione Europea con il suo sito EU vs DISINFORMATION, soprattutto quando circolano e diventando virali sul web. Il web, però, a dimostrazione della complessità raggiunta oggi dai processi di comunicazione, è stato e continua ad essere utile: ad esempio, durante la pandemia la comunicazione istituzionale ha svolto un ruolo cruciale, usando i social per far passare le informazioni ad un vasto pubblico, come nel caso delle dirette Facebook del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Per non parlare della decisione del Presidente del Consiglio di rivolgersi, durante la prima ondata della pandemia, alla famiglia più digitale d’Italia, i “Ferragnez”, per convincere gli italiani a infilarsi la mascherina».

La nascita del Progetto «Durante il primo lockdown, nel Web, ma anche nei più noti siti scientifici, hanno iniziato a circolare non solo notizie fasulle, ma anche lavori scientifici non sempre attendibili. Nel mondo scientifico, in piena crisi pandemica, è stata eliminata la revisione tra pari e dunque una quantità immane di lavori sono stati pubblicati senza la cosiddetta peer review – spiega la professoressa Serena Massari -. Questo, da un lato, ha aiutato sin da subito la condivisione dei dati, dall’altro, però, ha determinato anche la pubblicazione di lavori non sempre redatti con il rigore necessario. Per questa ragione, lavorando da anni sui virus e sullo sviluppo di terapie antivirali, ma non essendo un’esperta di comunicazione, ho ritenuto di contribuire alla creazione di un gruppo di lavoro capace di mettere a nudo la disinformazione, in collaborazione con il collega Mazzoni. L’obiettivo è comprendere l’impatto delle notizie false sulla pandemia, e rilevare la loro visibilità nei mezzi di comunicazione di massa. È un lavoro che ci auguriamo contribuisca a migliorare la comunicazione, anche quella scientifica, in periodi complessi come quelli che stiamo vivendo».

La corsa alla cura miracolosa. Il Covid-19 ha generato dubbi e psicosi’ – afferma la dottoressa Valeria Di Girolamo, farmacista Afas Perugia – dall’utilizzo di idrossiclorochina, potente antimalarico e utilizzato per l’artrite reumatoide, alla vitamina C, per settimane mancante dai magazzini per l’immane richiesta di cui è stata protagonista: utilissima per potenziare l’immunità dell’organismo, ma in realtà le prove della sua efficacia contro il SARS-CoV-2 sono insufficienti. Altrettanto è accaduto per la lattoferrina e la quercetina, prima della pandemia quasi assente in farmacia, poi richieste da 1 paziente su 2». In questo clima inquinato da ‘bufale’ terapeutiche hanno lavorato i farmacisti territoriali, spiega la dottoressa: «abbiamo agito al fine di chiarire perplessità, dubbi e affanni dei pazienti, e cercando di combattere il fai-da-te. Il ruolo del farmacista ha giocato un ruolo cruciale nell’educazione sanitaria, per una scelta orientata alle vere necessità e non alle paure di turno».

Articolo realizzato nell’ambito del Progetto FISE- Europe Direct Terni – Comune di Terni –Dip. di Scienze Politiche dell’Università di Perugia, con il cofinanziamento della Commissione Europea

 

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