domenica 20 ottobre - Aggiornato alle 23:31

Terremoto, ecco il decreto del governo: «Busta pesante da rendere a metà e forte semplificazione»

di Chiara Fabrizi

«Restituzione del solo 50 per cento della busta paga pesante, norma per l’anticipazione ai professionisti al 50 per cento che lavorano da tre anni ai progetti e incentivi per l’imprenditoria anche agricola, con l’estensione della misura Resto al Sud». Ad annunciare alcune delle norme contenute nel decreto terremoto atteso  lunedì in Consiglio dei ministri è stata la sottosegretaria al Mise Alessia Morani a Norcia domenica mattina con il candidato presidente di Vincenzo Bianconi e il segretario del Pd Nicola Zingaretti, secondo cui «il decreto terremoto che sarà approvato domani sbloccherà i lavori e incentiverà le imprese, ma parallelamente procederemo affinché tutto il cratere del terremoto diventi ‘zona economicamente speciale’ così chi verrà investire in queste terre lo potrà fare in maniera più conveniente e si tenterà di bloccare lo spopolamento».

Nuovo decreto terremoto In apertura c’è stato l’intervento di una commerciante nursina, Firminia Gatti: «Vivo qui da 50 anni, ma Norcia ormai è morta: voi – ha detto – venite qui sempre a prometterci grandi cose, ma sono passati tre anni e non è cambiato niente». A lei ha replicato il segretario comunale del Pd di Norcia, Luigi Trincia, dicendo di aver «consegnato a Zingaretti un documento che contiene le problematiche da risolvere, ma in 14 mesi di governo nessuno ci ha mai chiesto di cosa avessimo bisogno. Il documento consegnato a Zingaretti lo abbiamo scritto con l’aiuto dei cittadini, tanti ci hanno segnalato problemi, tu Firminia no». Il botta e risposta si è consumato davanti al centinaio circa di persone che hanno partecipato al confronto sul sisma al Centro di valorizzazione di Norcia, tra cui il viceministro Marina Sereni. Qui Morani ha anche annunciato «misure di fortissima semplificazione per la ricostruzione post sisma, come chiedono – ha detto il sottosegretario marchigiano – i lenzuoli bianchi appesi alle finestre delle case di Norcia. In sede di conversione – ha proseguito Morani – contiamo di aggiungere anche altre misure a favore delle aree terremotate».

Zona economica speciale E in questo senso Vincenzo Bianconi è tornato a chiedere di «classificare il cratere del sisma come area svantaggiata, perché – ha detto – abbiamo bisogno di una visione di rilancio a sei o sette anni». A rispondergli è stato Zingaretti con la richiesta al governo di di «procedere parallelamente con una legge affinché tutto il cratere del terremoto diventi ‘zona economicamente speciale’»- In particolare, l’abbattimento della quota di restituzione della busta paga pesante, finora prevista al 100 per cento, era sta richiesta a gran voce anche dai sindacati e dal comitato Rinascita Norcia ed è ora attesa nel decreto di lunedì. «La mia lettera a Conte – ha detto il presidente della Regione e candidato Fabio Paparelli – per ottenere un decreto legge utile a facilitare e accelerare la ricostruzione ha trovato ascolto, come lo a restituzione della metà delle tasse, bocciata sei volte da Salvini, ma anche le autocertificazioni per snellire e anticipo compenso ai professionisti, provvedimenti di sanatoria urbanístico edilizia e per facilitare la rimozione delle macerie».

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Il richiamo della Ceu al futuro governo della Regione: «Al centro ci siano lavoro e terremoto»

Il prossimo governo della Regione che gli umbri sceglieranno il 27 ottobre dovrà avere a cuore «la vita quotidiana degli umbri pregna di sacrifici; basti pensare al terremoto e alla precarietà del lavoro di tanti concittadini che costringe soprattutto i giovani a lasciare la terra di origine». Le parole sono di monsignor Renato Boccardo, arcivescovo di Spoleto-Norcia e presidente della Conferenza episcopale umbra. Il prelato le ha pronunciate durante l’assemblea ecclesiale regionale che si concluderà sabato a Foligno con una tavola rotonda, moderata dal direttore di Avvenire Marco Tarquinio, alla quale parteciperà anche il professor Ernesto Galli della Loggia. Parte dell’intervento di Boccardo è stato dedicato al tema di come rendere «politica» la fede, «una politica che costruisca la società a partire dagli ultimi.

L’Umbria e la fede Qualche ora prima, invece, il vescovo di Assisi Domenico Sorrentino aveva parlato, prendendo spunto dalla lettera dell’apostolo Paolo ai Colossesi, di una «situazione della nostra Umbria dentro il quadro generale dell’Italia e dell’Europa» per la quale «noi oggi siamo tentati di intonare il lamento. Dov’è il cristianesimo che ha plasmato le nostre terre? Dov’è Francesco? Dov’è Benedetto? Dove il cristianesimo che ancora tanti vengono a onorare riversandosi da tutti il mondo sui passi dei nostri eroi, che ancora parlano al mondo, e ancora ci offrono lo scenario in cui un Papa può persino – come ha fatto papa Francesco per il prossimo anno – convocare ad Assisi le energie più giovani e promettenti dell’economia mondiale?».

I valori «Il cristianesimo che ha fatto la storia delle nostre terre – ha sottolineato il presule –, diventa sempre più vago e marginale, sotto i colpi di processi culturali e sociali che svuotano le nostre case di famiglia, di vita e di fede, rendendo la nostra cultura, pur erede del messaggio evangelico, che di esso conserva certo alcuni valori fondamentali quelli che hanno plasmato la nostra società diventando persino cultura politica, ma che sempre più stentatamente onora proprio il cuore pulsante dell’annuncio evangelico: Gesù, nella sua verità di “pienezza divina”, come la Lettera ai Colossesi lo presenta poco dopo in un potente inno, analogo a quello che la liturgia ci ha appena messo in bocca nella Lettera gemella agli Efesini. È su questa verità, verità di Cristo, che il cristianesimo si distingue, sta in piedi o cade. … Sarebbe bello anche per noi poter dire, come dice l’apostolo Paolo, che il Vangelo “si moltiplica e porta frutti in tutto il mondo”. Oggi siamo piuttosto tentati di dire che diminuisce e porta sempre meno frutti, stando a quanto la cronaca e la statistiche impietose ci documentano. E tuttavia la re-immersione negli accenti delle origini cristiane è sempre ispirante e motivo di speranza».

L’assemblea I lavori della mattinata della seconda e ultima giornata di questa Assemblea ecclesiale sono stati dedicati a sette tematiche specifiche affrontate da 28 tavoli di lavori, che hanno visto impegnati i 400 delegati delle otto Diocesi umbre, ospitati in varie parrocchie della Città di Foligno. Questi tavoli di lavoro sono stati “allestiti”, come ha ricordato l’arcivescovo presidente della Ceu mons. Renato Boccardo, in apertura dell’Assemblea (18 ottobre), per riflettere su alcuni aspetti pastorali e sociali che le Chiese umbre portano avanti nell’accogliere anche le istanze della gente della regione.

Regionali: Bianconi, Tesei e Ricci firmano il ‘Patto per il turismo’ con Federalberghi

Un Patto per il turismo, da concretizzare attraverso una serie di proposte molto precise, per valorizzare il “marchio Umbria” e far volare il settore, in modo che sia messo nelle condizioni di produrre valore per sé e per l’intera economia regionale. Lo ha proposto Federalberghi Umbria ai candidati alla Presidenza della Giunta regionale Donatella Tesei, Vincenzo Bianconi e Claudio Ricci, che lo hanno condiviso e sottoscritto.

Patto per il turismo «Al di là del risultato delle urne – è dunque la valutazione di Federalberghi Umbria – crediamo che ci saranno le condizioni per ragionare sul futuro del turismo in un modo incisivo, per il bene di tutta la regione». E’ toccato al vicepresidente vicario di Federalberghi Umbria Simone Fittuccia, coadiuvato dal collega vicepresidente Stefano Martucci, introdurre il documento stilato dalla maggiore organizzazione del settore ricettivo umbro, che propone una nuova metodologia di lavoro partendo da una nuova visione del territorio, che attribuisce valore alle identità, al capitale sociale e al patrimonio culturale autoctono, analizzando le relazioni tra comunità locali, identità e politiche di sviluppo sostenibile. «E’ questa identità, adeguatamente delineata – secondo Federalberghi – che può porsi come premessa fondamentale di quello sviluppo che ci metterebbe in grado di presentare al mercato offerte turistiche che non sfruttino il territorio ma, anzi, lo valorizzino». Da queste premesse discendono i punti in cui si articola il Patto per il Turismo di Federalberghi Umbria, tutti strettamente connessi tra loro. Eccoli.

Governance del Turismo
E’ il primo punto, perché gli strumenti per governare il settore ne determinano la capacità competitiva. Per Federalberghi Umbria, il sistema regionale deve affermare la centralità del settore e la deve sviluppare attraverso un modello di Governance trasversale, efficiente e partecipata nel processo di elaborazione e definizione delle politiche turistiche.
Lotta al sommerso turistico
Federalberghi chiede un intervento deciso e condiviso che porti all’introduzione del “codice identificativo” per tutte le tipologie ricettive, attraverso una nuova legge regionale. A causa della sostanziale assenza di controlli, il fenomeno del sommerso turistico legato all’accoglienza dei turisti in contesti atipici (alloggi e case private) è infatti proliferato in modo indiscriminato dando luogo a fenomeni di concorrenza sleale, che danneggiano tanto le imprese turistiche tradizionali, quanto coloro che gestiscono in modo corretto le nuove forme di accoglienza.
Destination Management Organization
L’idea di Federalberghi è quella di adottare un approccio strategico di tipo manageriale per una migliore gestione della destinazione turistica, sull’esempio del Trentino che ha centrato su questa modalità la sua legge regionale del turismo, con un ampio coinvolgimento dei soggetti privati.
Promozione e commercializzazione
Ne consegue la possibilità di rilanciare in modo nuovo e più efficace la promozione del prodotto turistico umbro, in Italia e all’estero.
Riqualificare l’offerta ricettiva e del territorio
Necessario, per Federalberghi Umbria, continuare a sostenere il processo di riqualificazione del sistema dell’offerta turistica ricettiva, in coerenza con le scelte identitarie che la caratterizzano e che si intendono valorizzare.
Infrastrutture
Urgono investimenti strategici con un approccio il più possibile tourist oriented, per migliorare e consolidare non solo collegamenti aerei, viari e ferroviari, ma anche l’intermodalità, la manutenzione strade, la mobilità pubblica, parcheggi, impianti sportivi ecc. in chiave di sostenibilità.
Conoscenza e infrastrutture
E’ necessario migliorare la qualità e la tempestività dell’informazione statistica sull’economia turistica regionale affrontando contestualmente il tema dei Big data e Open data.
La disponibilità di una base di dati omogenea ed autorevole costituisce infatti lo strumento necessario per misurare l’efficacia delle politiche e lo stato di salute del settore sulla base dei risultati effettivamente conseguiti.

Dio, patria, famiglia e Tolkien: al Family day tra spettri complottisti e un’incombente apocalisse

di Daniele Bovi

«Viva Cristo Re!» urla nell’orecchio del cronista una signora infervorata dall’intervento di Giorgia Meloni: «Lo scriva!». È un centro congresso Capitini stracolmo come solo nelle grandi occasioni quello che, giovedì nel tardo pomeriggio, ha accolto Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni per la firma del «manifesto valoriale» sottoposto da sette associazioni del mondo ultracattolico conservatore ai candidati presidente. Oltre a Donatella Tesei, la firma in calce al documento che pone una serie di richieste ai candidati l’hanno apposta anche Claudio Ricci e i membri di diverse liste di centrodestra, da quella della Lega alle due civiche che sostengono l’ex sindaco di Montefalco. I presenti sono circa mille, nella maggior parte dei casi persone di mezza età, pensionati e alcuni giovani. In platea quelli venuti semplicemente ad ascoltare i tre leader e i militanti delle diverse associazioni che hanno dato vita al manifesto.

DA MONTEFALCONE ALL’ASINO: L’ETERNO SHOW DI SILVIO

Dio, patria e famiglia Matteo Salvini parla per primo e spazia dalla difesa del crocifisso all’utero in affitto, dal cuore immacolato di Maria alla libertà educativa fino alla famiglia: «Noi rimetteremo al centro il diritto alla vita. Riproporremo – ha detto – il test antidroga per i parlamentari». Applausi, poi l’ex ministro imbocca l’uscita per proseguire in un’altra parte dell’Umbria la campagna elettorale. Dopo di lui c’è Giorgia Meloni, trionfatrice del pomeriggio almeno stando all’applausometro. Il volume della voce è alto, lo sguardo è grave e infervorato, l’atmosfera a tratti millenaristica. La triade al centro dell’intervento la elenca lei stessa: «Dio, patria e famiglia sono ciò che ci definiscono. Vi siete chiesti perché in questi tempi la famiglia è un nemico? Perché è il fulcro della nostra identità».

FOTOGALLERY: LA TRIADE AL FAMILY DAY

Paranoia complottista Il climax, l’ovazione più roboante arriva quando Meloni evoca lo spettro del «grande burattino che vuole mettere in discussione la nostra identità». Come? Ma ovviamente attraverso un grande piano di sostituzione etnica: «Non devi avere una identità difendibile perché bisogna essere in balia della grande speculazione e del capitale che vuole venderci le merci e vuole renderci tutti uguali». «Nel giro di alcuni anni diventeremo – assicura – un territorio islamizzato». Panico in sala. Le coordinate del discorso sono quelle paranoico-complottiste che rimandano al fantomatico «Piano Kalergi» e ai vari spettri, agitati in giro per l’Europa, che parlano di strategie portate avanti da qualche George Soros per arrivare alla sostituzione etnica. Il povero conte Kalergi in realtà, morto da più di 40 anni, si limitò in un pamphlet degli anni Venti a immaginare un’Europa unita; da nessuna parte si parlava di sostituzioni etniche o genocidi programmati.

FAMILY DAY UMBRO, TUTTI I PUNTI DEL MANIFESTO

Piano Kalergi Poi, giusto per fornire qualche incompleta coordinata per aiutare a capire come si arriva all’oggi, all’inizio degli anni Duemila un neonazista austriaco pluricondannato per le sue teorie negazioniste (George Honsik), in un libro deforma il pensiero dell’incolpevole conte. Qualche anno dopo, nel 2011, l’intellettuale di estrema destra Renaud Camus elabora il concetto di «sostituzione etnica». Paccottiglia identitaria per qualche tempo rimasta confinata in qualche sito della destra italiana, prima che i partiti mainstream (dalla Lega a Fdi) ne intuissero le potenzialità nell’ottica della costruzione di un immaginario politico, di senso e di consenso. Oggi, dunque, il «Piano Kalergi» e la sostituzione etnica anche grazie a certi programmi tv sono diventati normalissimi argomenti politici. E quell’ovazione sta lì a dimostrare plasticamente quanto abbiano presa e siano ormai dilagati nel discorso pubblico. Dal palco la rappresentante di una delle associazioni contribuisce alla costruzione dell’immaginario evocando Tolkien: «Il nome di Massimo Gandolfini (leader del Family day, ndr) mi fa pensare a Tolkien».

BATTAGLIA SU FAMILY DAY E VOTO CATTOLICO

Un’incombente apocalisse Il riferimento è ovviamente al mago Gandalf, tra i protagonisti della saga tolkeniana. E quindi è Gandalf-Gandolfini a guidare questo popolo: «Qui – assicura dal palco la giovane – ci sono gli abitanti della Terra di mezzo che devono aiutare Frodo a buttare per sempre l’anello del male. E lo faremo grazie alla verità». Il pomeriggio scorre via dunque così, tra momenti political-fantasy, più che legittime richieste di sostegno nei confronti della famiglia e a volte un’atmosfera da incombente apocalisse. Pino Morandini, magistrato e vicepresidente nazionale del Movimento per la vita, si scaglia contro il laicismo, l’inesistente «teoria gender», la «dissoluzione della ragione e della legge morale», evoca la «questione antropologica», mette in guardia dal fatto che se si va avanti così, «se lasciamo andare avanti questa cultura laicista», si apriranno le porte a ogni peggiore nefandezza. Il discorso è lungo, più d’uno in platea rumoreggia e si spazientisce: «Mi avvio alla conclusione». «Ecco, bravo!».

Meno male che l’inno c’è La chiusura tocca a Silvio Berlusconi, accolto da un’ovazione e da qualche sparuto «Meno male che Silvio c’è!». L’ex premier consegna ai promotori molte slide in cui si parla di quanto fatto fino a oggi da Forza Italia per la famiglia, ne parla come di una istituzione fondamentale, ricalca quasi per intero il monologo fatto poco prima durante la conferenza stampa e chiede «un voto per contrastare il governo». Da ultima sale sul palco Donatella Tesei: «Ho firmato – dice – perché il manifesto corrisponde al nostro programma. È il nucleo fondante della società civile e i genitori sono il papà e la mamma». Sul palco vengono chiamati tutti i firmatari ma nel frattempo si è fatta ora di cena, la sala si vuota rapidamente mentre dagli altoparlanti arriva l’inno ufficiale del Family day, parole e musica di Marco Mammoli: «Una sola è la famiglia/un sigillo nel Dna/dentro c’è mamma e papà/giù le mani dai bambini/l’innocenza non è in vendita». Simone Pillon sorride entusiasta per l’esito dell’appuntamento. Sul piazzale vengono distribuiti volantini della Lega.

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Da Montefalcone all’asino: l’eterna replica dello show di Silvio e la freddezza tra i leader

di Daniele Bovi

Le bandiere forziste, pronte a sventolare nel tiepido pomeriggio perugino di ottobre, rimangono mestamente arrotolate. Silvio Berlusconi giovedì poco prima delle sei con il suo largo seguito si è infilato rapidamente nei sotterranei del Park Hotel di Ponte San Giovanni; niente microfoni, niente telecamere, niente contatto coi berluscones adoranti. Poco prima era arrivata Giorgia Meloni, ‘scortata’ dai Fratelli umbri, cioè dai Lothar Squarta e Prisco e dal senatore Zaffini; un po’ più tardi farà la sua apparizione Matteo Salvini, atteso dallo stato maggiore leghista. Il tempo di scendere nella sala sotterranea, dove c’è una temperatura caraibica, e Berlusconi è già lì a fare una delle cose che ama di più: creare e intrattenere il pubblico – in questo caso un mix di giornalisti e supporter – con un’irriferibile barzelletta su un asino e in particolare sulle virtù amatorie dell’equide; una delle centinaia di «storielle» raccontate nel corso di un quarto di secolo di vita pubblica e minuziosamente classificate dagli studiosi. Qualche risata, alcune un po’ forzate e di circostanza. Licia Ronzulli, attenta, osserva tutto.

VIDEO: CONFERENZA STAMPA INTEGRALE

FOTOGALLERY: LA TRIADE AL FAMILY DAY

Instrumentum regni In realtà c’è poco da ridere nel senso che il riso e il comico sono stati, nell’epopea dell’unico e vero, benché acciaccatissimo, leader carismatico del centrodestra e sceneggiatore della più incredibile storia di potere della Repubblica, un vero instrumentum regni. Dentro Berlusconi c’è sempre stato una sorta di demone giulivo pronto ad abbattere le difese di chi gli sta di fronte e a tentare di sedurlo. Poi la conferenza stampa inizia, con Salvini e Berlusconi ai lati opposti del tavolo. Prima le donne, ci mancherebbe. Donatella Tesei ricorda i tanti problemi dell’Umbria e a Bianconi spiega che la regione «è già il miglior posto dove vivere, ma che serve uscire dall’isolamento e mettere in campo «azioni serie e concrete, dallo sviluppo tecnologico alla formazione dei giovani». «Noi – attacca siamo l’unica alternativa possibile per bloccare il declino della regione: gli umbri se lo meritano, e lo faremo senza favoritismi». Poi tocca a Meloni, che per un lapsus chiama già Tesei «presidente» e che lancia un appello ai delusi di Pd e 5s, «a chi credeva che la sinistra stesse con gli ultimi».

LA CONFERENZA STAMPA: LE PAROLE DEI LEADER

VIDEO: BERLUSCONI E LA SANITA’ UMBRA

Vinceremo Salvini evoca climi natalizi: «Il 27 vinceremo, aspetto questo voto come mia figlia il Natale; i bimbi in futuro segneranno questa data come la festa della libertà». Esagerazioni da campagna elettorale. La conferenza stampa perugina (peccato che i tre non abbiano risposto a nessuna domanda: «Abbiamo già detto tutto, cosa vuole chiedere ancora?» dice giulivo Berlusconi a un cronista locale) era di una certa importanza perché attraverso di essa si voleva dare l’idea di un centrodestra compatto e unito: «La abbiamo fatta anche da altre parti – dicono – e abbiamo sempre vinto». Il patriarca forzista prenderà la parola per ultimo e mentre i ‘ragazzi’ che ha fianco parlano lui mangia qualche caramella, riempie di appunti alcuni fogli, chiude gli occhi scostandosi un po’ dal tavolo, tamburella con le dita sul tavolo, ogni tanto sorride sornione. Tesei diventa il sindaco «che ha ben governato a Montefalcone» e Silvio, autodefinitosi «vecchietto che ce la mette tutta» per la fondamentale battaglia umbra chiede di arruolare proprio tutti: «Per fare votare telefonate anche alle vecchie fidanzate e ai vecchi fidanzati».

VIDEO: MELONI E LA ROCCAFORTE ROSSA

Microfoni comunisti I microfoni all’inizio non hanno voglia di funzionare («ecco, 50 anni di comunismo») e poi, quando Berlusconi lo conquista tocca tutti i topoi dell’epopea, come in un’eterna replica: la discesa in campo nel 1994 contro i comunisti, l’avanzata della Cina, l’oppressione fiscale, la magistratura, la lotta per la libertà. Mentre Berlusconi berlusconeggia, Meloni e Salvini (a tratti parso annoiato) armeggiano con lo smartphone, si guardano in giro, non applaudono il patriarca; la sensazione che trasmette la scena, photo opportunity a parte, è quella di un certo gelo, o quantomeno di scarso entusiasmo. La certezza è che sabato c’è la piazza romana convocata dalla Lega e andata di traverso, complice la presenza di Casapound, a molti forzisti, da Mara Carfagna a Renato Brunetta fino a Osvaldo Napoli, ma non solo. Berlusconi non arretra e da Perugia ha detto che parteciperà perché «la situazione è peggiore di quella del 1994: la libertà è in pericolo. Al governo ci sono quattro forze con tante persone provenienti dal comunismo. C’è l’oppressione fiscale e giudiziaria: manderanno in carcere fino a 8 anni chi evade 50 mila euro». Quanto alla presenza di Casapound, «non lo so e non mi interessa, c’è a rischio – dice – la libertà e se c’è questo rischio vado dappertutto».

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Regionali, triade del centrodestra per la Tesei: «Test per governo nazionale». Berlusconi: «Sabato anch’io in piazza»

La triade del centrodestra con Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni, per la prima volta insieme da molti mesi, si è ritrovata a Perugia per sostenere la candidatura di Donatella Tesei. Un evento politico nazionale che ricompatta il centrodestra a due giorni dalla manifestazione di Roma contro il governo, cui parteciperà anche Berlusconi. Prima di un evento sulla famiglia al centro congresso Capitini, i tre hanno tenuto una conferenza stampa al Park hotel di Ponte San Giovanni. Anzi, una conferenza, dato che non è stato risposto a nessuna domanda.

VIDEO: CONFERENZA STAMPA INTEGRALE

Tesei: «Qui per gli umbri» Ad aprire la conferenza stampa è Donatella Tesei, che ha illustrato il suo programma. «Mi sono candidata perché me lo hanno chiesto gli umbri – ha detto – tanto tempo fa. Poi c’è stato un precipitare degli eventi così ho deciso di spendermi per la mia comunità. Noi – ha aggiunto – siamo l’unica alternativa possibile a un partito che ha portato la nostra regione al punto più basso».

VIDEO: BERLUSCONI E LA SANITA’ UMBRA

Meloni: «Test per governo» «Noi – ha detto Giorgia Meloni – governiamo già in diverse regioni italiane, che hanno dato risultati ben diversi da quelli avuti qui in Umbria. Qui c’è un’enorme distanza tra la ricchezza reale e quella potenziale, non nascono più bambini, è isolata. Chi ha governato non ha saputo valorizzare il marchio Umbria perché la sinistra si è seduta su una ‘roccaforte’ invece oggi i cittadini ti votano se fai le cose. Noi ci siamo, siamo pronti a governare e facciamo appello ai tanti elettori delusi da Pd e M5s. Il 27 ottobre sarà un importante test per il governo nazionale. Tassano qualunque cosa, la soluzione è sempre mettere tasse e la vendono per lotta all’evasione fiscale».

VIDEO: MELONI E LA ROCCAFORTE ROSSA

Salvini: «Vinceremo dopo 50 anni» «Sto girando in lungo e in largo questa terra – ha spiegato Salvini – stamattina ho raccolto l’ennesima promessa falsa di Di Maio su Treofan. Con questa squadra vinceremo in Umbria dopo 50 anni. Qui siamo al crollo dell’impero. Noi faremo entrare merito, onestà, competenza che si sono perse in questi anni. Dal 28 ottobre gireremo i 92 comuni dell’Umbria per mantenere gli impegni presi con questo popolo. Poi tutta l’Italia vi guarderà perché c’è anche un significato nazionale».

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Berlusconi: «Sabato anche io in piazza» «Sono stato molto contento dell’indicazione dell’avvocato Tesei perché a Montefalcone (lapsus per Montefalco, ndr) ha governato molto bene e anche in Senato si sta comportando bene – ha esordito Berlusconi -. Dopo tanti anni di governo bisogna cambiare anche in una azienda privata. Quindi dobbiamo far entrare facce nuove nel fortino rosso della vostra regione. Farà bene anche alla sinistra, che si rinnoverà e darà spazio ai giovani. Tutta Italia guarda il risultato del 27 sera, per questo dovrete impegnarvi con quanti hanno deciso di non andare a votare perché schifati. Dal 2008 in Italia non c’è un governo eletto dai cittadini. Al governo quattro forze con tanti provenienti dal comunismo. C’è oppressione fiscale, giudiziaria, faranno il carcere di 8 anni per chi evade 50 mila euro. Io che avevo deciso di non andare in piazza con Giorgia e Matteo perché avevo annunciato opposizione responsabile in Parlamento giudicando i provvedimenti, adesso ho deciso di andarci. Il risultato dell’Umbria è importantissimo per quello che succederà nei prossimi mesi. Alla Tesei propongo una fiscalità di vantaggio per le aziende che assumono. Per fare votare telefonate anche alle vecchie fidanzate e i vecchi fidanzati. Domani andrò a Roma per i funerali di Paolo Bonaiuti, ma starò qui tutta la prossima settimana».

 

Battaglia sul voto cattolico, Fora e Giro sul Family day umbro: «Strumentalizzano la famiglia»

di Daniele Bovi

Il problema non sono tanto i contenuti del «manifesto valoriale», quanto il metodo portato avanti dai promotori del Family day umbro in programma giovedì pomeriggio a Perugia: «La famiglia non è un tema di proprietà privata di qualcuno. È una provocazione elettorale e una manipolazione alla quale vogliamo reagire». Giovedì mattina a Perugia Andrea Fora e l’ex sottosegretario Mario Giro, leader di Demos, si sono dati appuntamento insieme alla candidata Maria Laura Tufi e al coordinatore regionale del movimento Riccardo Vescovi, per spiegare cosa pensano dell’iniziativa perugina alla quale parteciperanno Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni, e presentare quelle che sono le loro proposte per le famiglie. Una vera e propria battaglia per conquistare il voto cattolico e per non lasciare il monopolio su un tema, quello della famiglia, al mondo ultraconservatore del Family day appoggiato da Lega, Fi e Fdi.

I RISCHI SULLA ‘FUSIONE’ TRA PD E M5S

Giro in Umbria «Da cattolico praticante e militante – attacca Giro – non avrei dato in pasto la famiglia a un’operazione elettorale. Non ce l’ho con la destra, con Pillon o con i leghisti, bensì con gli organizzatori che hanno escluso scientemente una parte. Si ripete la stessa storia di sempre, quella della divisione tra i cattolici del sociale e quelli della morale. Siamo completamente contrari a questa impostazione». L’ex sottosegretario del governo Renzi spiega di non avere nulla contro il manifesto ma che «visto che siamo in una Repubblica laica non si possono fare certe imposizioni. Quella di Perugia è una battaglia puramente elettoralistica e strumentale. Non prendiamo le distanze dal Family day, al quale ho partecipato, ma da come viene strumentalizzato». Fora va all’attacco di Pillon sostenendo che il vero obbiettivo è quello di «aggregare i voti cattolici sulla destra: il fatto che sia stato impedito a singoli candidati consiglieri cattolici di firmare il documento in assenza della firma del candidato presidente è il segnale che si tratta di una operazione elettorale».

COSA C’È NEL MANIFESTO DEL FAMILY DAY

La spaccatura Il capolista della lista «Bianconi presidente» parla dei tre leader nazionali come di persone che «straparlano» di valori che non vivono, «e qui mi fermo per decenza», attacca chi «brandisce il rosario nelle sue arringhe elettorali» e spiega che il metodo usato non gli piace: «Sarebbe stato molto più onesto dibattere serenamente sul tema». «Non possiamo più permettere che ci si appropri dei segni sacri della nostra fede per smerciare le proprie vedute disumane, antistoriche e diametralmente opposte al messaggio evangelico. Chi è con Salvini non può dirsi cristiano perché ha rinnegato il comandamento dell’amore». Sullo sfondo si intravvede dunque la vera spaccatura nel mondo cattolico, dove da una parte ci sono alcuni vertici della Chiesa (come il presidente della Cei Bassetti) e dall’altra chi, come la Lega e i cattolici più conservatori, ha visioni diametralmente opposte su alcuni temi (ad esempio l’accoglienza e l’immigrazione, ma non solo).

I LEADER NAZIONALI IN UMBRIA: L’AGENDA

Fora e Bassetti «Noi – rispondono Fora e Giro – pensiamo che i cattolici debbano essere fedeli al Vangelo. Creare spaccature non ci appartiene». E se si parla al candidato di un ‘gradimento’ del cardinale sulla sua figura e di un possibile ruolo attivo del porporato, Fora liquida così la questione: «Non c’è mai stata una candidatura di Bassetti». Ma come la pensa Fora su certi temi? «Da cattolico» sottolinea di essere contro la sperimentazione della pillola abortiva Ru486 e contrario all’eutanasia. Quanto alla legge regionale contro il bullismo omofobico, della quale il Family day chiede l’abolizione, Fora osserva che «può essere migliorata», che «va combattuta ogni forma di discriminazione» e che «la Regione non può intervenire sull’educazione all’affettività». Apertura anche su un’altra richiesta del Family day: «Possono esserci – dice – processi diversi per la selezione del garante dell’infanzia».

CONGRESSO PD, VOTERANNO SOLO GLI ISCRITTI

Le proposte Quanto al pacchetto di proposte per la famiglia, Fora ha messo sul tavolo, tra le altre cose, l’idea di cofinanziare il 40% dei mutui per l’acquisto della prima casa alle giovani coppie, un assegno mensile per ogni nuovo nato fino al compimento del terzo anno, deleghe al welfare e famiglie integrate con sviluppo economico e sanità, superamento dei parametri Isee per l’accesso ai servizi e realizzazione di culle per la vita (altri due punti presenti nel manifesto del Family day) e procedure più snelle per le adozioni. Tra le proposte anche sportelli di ascolto contro ogni tipo di violenza, più aiuti e assistenza scolastica per i ragazzi disabili, convenzioni con strutture private per mettere a disposizione medici e infermieri per la cura degli anziani o dei disabili a domicilio, più fondi per nuove residenze protette e via così. La battaglia per conquistare i voti del mondo cattolico va avanti.

Twitter @DanieleBovi

Congresso Pd, primarie addio: il nuovo segretario regionale lo sceglieranno solo gli iscritti

di Daniele Bovi

Il tema, come ovvio, è oscurato dalla campagna elettorale ma di sicuro, qualunque sarà il risultato, di congresso regionale del Partito democratico si tornerà a parlare dopo il voto, e con una novità: niente più gazebo. Maurizio Martina lunedì in Direzione nazionale ha presentato il documento elaborato dalla commissione di riforma dello statuto del Pd, spiegando che «il cuore della sfida è provare a rilanciare la ragione distintiva del Pd. Vogliamo che il Pd sia un grande partito unitario, plurale e aperto, fatto di persone e alternativo ai partiti personali, un partito di territorio e di comunità. Serve una nuova idea di radicamento sociale, territoriale e anche digitale».

Niente primarie Il pacchetto elaborato dalla commissione sarà votato all’inizio di novembre dall’assemblea nazionale e prevede, tra gli altri punti, che a scegliere il segretario regionale (così come quelli territoriali) saranno gli iscritti, riservando le primarie aperte per la scelta del segretario nazionale e del suo programma di mandato. La logica, spiega Roma, è semplice: dare agli iscritti uno spazio di diritti e di doveri chiaro. Il commissario del partito umbro, Walter Verini, è stato nominato da Nicola Zingaretti poche ore dopo lo scoppio dell’inchiesta sui presunti concorsi truccati che ha travolto i dem e la Regione, portandola al voto anticipato che vede favoritissimo il destra-centro di Donatella Tesei. Come spiega lo statuto del Pd, il commissariamento può durare al massimo un anno, periodo entro il quale «dovranno essere ripristinati gli organismi statutari, in caso di sospensione, oppure dovrà essere convocato il procedimento ordinario di rinnovo dell’organo, in caso di revoca».

Cosa cambia Al centro del documento il tentativo di fare del Pd un partito più radicato nella società: salta l’automatismo per cui il segretario è anche il candidato premier, nasce (Rousseau docet) una piattaforma online a disposizione di iscritti ed elettori, parità di genere negli organismi esecutivi, nascita di un’assemblea nazionale dei sindaci, Direzione per metà indicata dai territori (ai quali sarà riservata anche un terzo dell’assemblea nazionale), circoli online e «Punti Pd sui luoghi di lavoro e di studio», nascita di una Fondazione per la formazione e creazione di una rete di volontari. Tra le novità più importanti c’è però un ripensamento del congresso, con una prima fase in cui gli iscritti si confronteranno su documenti politici e contributi tematici, e una seconda in cui protagonisti saranno i gazebo. Tra le possibilità, anche quella di un congresso straordinario per tesi su proposta del segretario.

Orfini chiede il congresso E il pensiero va per esempio al tema delle alleanze, sul quale mercoledì è intervenuto Matteo Orfini: «Tra ieri e oggi – ha scritto su Facebook – i due principali leader del Pd, Zingaretti e Franceschini, hanno ribadito che la prospettiva strategica del nostro partito è un accordo coi 5 stelle, nuovo perno di un centrosinistra riformista. Ovviamente questo accordo ha dei corollari: non possiamo mettere in discussione le leggi approvate da loro con Salvini». Motivo per cui l’ex presidente del partito chiede «un congresso vero» per cambiare una linea giudicata «sbagliata e subalterna».

Twitter @DanieleBovi

Intervista a Rubicondi: «Il mio piano per i piccoli agricoltori. Più treni per studenti e pendolari»

Pubblichiamo una sintesi dell’intervista al candidato presidente del Partito comunista, Rossano Rubicondi, andata in scena durante la conferenza stampa tenuta negli studi regionali della Rai. Rubicondi è stato intervistato dalla conduttrice Antonella Marietti, da Gianluigi Basilietti di Umbria Radio, da Alessandro Antonini del Corriere dell’Umbria e da Daniele Bovi di Umbria24. 

Il lavoro è uno dei problemi centrali per l’Umbria. Cosa prevede nel suo programma

«In primis vorrei dire che aiutando tutti aiutiamo il furbo e chi vuole fare le cose serie. Le aziende che utilizzano alcuni strumenti come l’apprendistato rispettano i contratti? Hanno stabilizzato i lavoratori? C’è un forte turnover e spesso a un tirocinio non rinnovato corrisponde un mancato rinnovo di un contratto determinato. Servono dei limiti. Noi abbiamo piccole e piccolissime imprese con grande difficoltà, e bisogna concentrare aiuti su queste».

Si voterà con quasi un anno di anticipo per le dimissioni della presidente Marini sul caso Concorsopoli. Lei ha proposte per quanto riguarda la trasparenza dei concorsi pubblici? Pensa di rivedere il modo con cui i direttori generali vengono nominati?

«Concorspoli non è finita, è la punta dell’iceberg di una mala gestione fatta da chi ha perso i propri ideali, trasformando la guida della Regione nella gestione del potere per il potere. È evidente che va riformato il sistema e i concorsi. Creiamo un’azienda sanitaria unica regionale, sfoltiamo i livelli apicali e assumiamo più medici, infermieri e Oss che non sono a sufficienza. La politica non deve fare gli interessi del potere per il potere.Vorrei avere direttori di qualità con esperienze fuori regione».

Il fronte a sinistra del Pd va diviso. Come mai un elettore dovrebbe scegliere lei e non Emiliano Camuzzi di Potere al popolo?

«Innanzitutto dovrebbe ascoltare i programmi. Camuzzi è una bravissima persona, ci sono state delle incomprensioni e penso ci siano responsabilità di entrambi, ma oggi bisogna ascoltare i programmi e le proposte concrete. Io rappresento un voto non nostalgico».

Uno dei temi centrali degli ultimi anni è la ricostruzione post terremoto, oggi ferma. Qual è ricetta per accelerarla?

«Io sono un operaio in un’azienda privata: se il mio datore di lavoro ha più commesse assume più persone. Possibile che per smaltire una domanda per ristrutturare una casa servano sette mesi? È evidente che c’è poco personale che lavora su quelle pratiche e che i Comuni sono sotto organico. Bisogna assumere. Stanno prendendo in giro quella zona: per ricostruire servono soldi e se non ci sono ci prendono in giro. C’è un meccanismo farraginoso e quelle risorse non vengono spese. In questa situazione la sfortuna non esiste. Sono a favore di una semplificazione. È possibile che ci siano ancora le macerie? Sulla ricostruzione leggera, che dovrebbe partire immediatamente, servono tempi certi da dare a chi progetta».

Lei sarebbe per un presidente-commissario alla ricostruzione?

«Almeno i cittadini di Norcia saprebbero chi è. Fino a ora i vari che si sono succeduti sono stati un muro di gomma».

Lei viene dal sindacato, dalla Cgil in particolare, poi lo ha lasciato in modo polemico dopo Concorsopoli ed è atipico che un comunista critichi ferocemente un sindacato e le forze sociali. Non hanno svolto il ruolo che spetta loro?

«Può sembrare atipico ma un comunista deve assolutamente farlo visto che è fondamentale il sindacato. È stata una esperienza bellissima che mi ha dato tanto ma il sindacato è in affanno e in difficoltà: non prospetta il cambiamento dello stato di cose presenti, svolge l’ordinaria amministrazione con grande difficoltà. Su Concorspoli dovevamo fare il diavolo a quattro, invece è stato tenuto un profilo basso. Se ci sono stati lavoratori truffati, il sindacato doveva mettersi a loro disposizione. Oggi c’è una classe operaia allo sbando che vota a destra perché nel corso degli anni ha sentito troppe supercazzole».

Uno dei grandi temi è quello dei rifiuti e della chiusura del ciclo. Come intende affrontarlo?

«È possibile che abbiamo sei aziende che si occupano del settore? Serve fare piazza pulita, creare un’unica azienda regionale, risparmiando un po’ di soldi per poi investirli sulla raccolta differenziata. A chi vuole bruciare rifiuti ricordo che siamo solo 800 mila persone e che l’immondizia non ci basta per alimentare un inceneritore; quelli che vogliono bruciarli pensano di far portare in Umbria quelli di altre regioni. In altre parti del mondo invece i rifiuti sono una ricchezza, quindi bisognerà lavorare su questo».

Da sempre si discute di isolamento dell’Umbria. Secondo lei è il caso di rivedere l’intero assetto a partire da un aeroporto che funziona a singhiozzo?

«Una regione non si deve sostituire a chi lo gestisce. Ovviamente può essere un volano per attrarre turisti e c’è un lavoro grosso da fare per rilanciarlo. Per quanto riguarda le ferrovie, la Regione dà soldi a Trenitalia per mandare a tutta velocità gente a Milano – cosa importante – ma ci sono delle priorità: qualcuno, ancora, arriva a Perugia da Sansepolcro o da Terni. La ex Fcu in questo quadro può rappresentare un rilancio? Prima di spendere soldi per l’Alta velocità diamo dei treni a studenti e pendolari. E non mi convince l’affidamento a Rfi: ho paura che il tracciato non venga sfruttato perché non redditizio».

Lei punta sul cambiamento. Qual è però la cifra di questo cambiamento nel suo programma?

«Il Pci ha fatto la storia di questo paese, ma nel 2019 bisogna fare la storia dell’oggi. Rispetto alla regione ci sono proposte concrete e un programma innovativo. Un comunista deve porsi sempre il tema del cambiamento delle cose presenti: lo stato di quelle attuali è buono? No, però non basta dire non va bene».

Dove prendere le risorse per attuare un programma di rinnovamento?

«Innanzitutto risparmiando su diversi fronti ed evitando sprechi. Pensiamo al tema della Pac, la Politica agricola comune: possiamo ancora fare coltivazioni per le quali siamo stati condannati dall’UE? Serve un Piano di sviluppo rurale che parla di agricoltura biologica. L’attuale assessore ha tolto il tetto al cofinanziamento e oggi il 60% della Pac viene speso per sette mega progetti di grandi aziende che portano zero posti di lavoro. Noi dobbiamo aiutare piccoli e piccolissimi agricoltori a progettare, o i soldi li prendono i più forti. In passato abbiamo detto la “terra ai contadini”, oggi bisogna dire “la Pac ai contadini”. Questa è una proposta concreta».

La Regione non crea lavoro di per sé ma può indirizzare fondi Ue che sono stati distribuiti a pioggia. Sono stati persi 15 punti di Pil durante la crisi e il ciclo edilizia si è fermato: lo scartiamo del tutto o va recuperato?

«C’è da cambiare tutto un sistema edilizio inefficiente. Pensiamo alla ricostruzione, che può essere un’occasione per una riqualificazione energetica. È evidente che è necessario modificare case inefficienti energeticamente e che c’è un lavoro che i sindacati, insieme ai datori di lavoro, stanno facendo nel campo della formazione».

Di fatto le risorse della prossima fase di programmazione europea 2021-2027 saranno le uniche vere munizioni in mano alla giunta. Su quali progetti strategici intende concentrare le risorse?

«Oltre alla Pac di cui ho ai parlato prima vanno spesi su innovazione delle aziende, recupero del territorio e qualità delle imprese. E serve un setaccio: non possiamo darli a tutti salvando capra e cavoli. Vorrei un’Umbria davvero verde per produzioni e caratteristiche».

Al voto andranno ragazzi nati nel 2000 o 2001 che del Partito comunista sanno davvero poco. A questi giovani quale appello vuole rivolgere? L’ultimo grande leader della sinistra è stato Bertinotti che, tempo fa, ha detto che per sentire parole di sinistra bisogna ascoltare l’Angelus del Papa. Anche lei lo ascolta?

«Il Papa dice cose interessanti, ma non mi capita di ascoltarlo spesso. Un comunista vuole cambiare lo stato di cose presenti. Greta ha smosso mezzo mondo e la questione ambientale per noi è importante: noi diciamo che c’è un capitalismo da combattere perché con le sue produzioni ucciderà l’umanità. Bertinotti? Rappresenta una deriva. Come tanti mi sono politicamente innamorato di lui, risiede a Massa Martana e lo invito a votare per noi, ma ha commesso errori abbracciando solo la questione dei diritti civili mettendo da parte quelli sociali, confondendo così la classe operaia».

Per quanto riguarda la cultura e la scuola cosa intende fare?

«Da questa campagna uscirò migliorato e ho scoperto che alcune esperienze, come quella del Lirico di Spoleto al quale sono stati tagliati i fondi, sono state attaccate; e non si tratta di un caso isolato. Intanto non taglierei. La nostra regione può offrire tanto dal punto di vista religioso e naturalistico e per quanto riguarda le scuole servono investimenti: il governo gialloverde ha tagliato 4 miliardi di euro, questo giallo-bianco invece ha tagliato un altro miliardo e ottocento milioni».

Sui social ha postato un piatto di cinghiale scrivendo «mio padre caccia, mia madre cucina, io mangio». L’hanno accusata di essere un comunista salviniano…

«Mi hanno massacrato su questa cosa. Noi candidati ‘minori’ utilizziamo gli strumenti che abbiamo. Non mi piace troppo fare video ma devo utilizzare gli strumenti che ho. Ed è la scusa per parlare di caccia: contadini ed operai nei tempi antichi andavano a cacciare, è ultraregolamentata e sicuramente va regolata ancora meglio, con alcune pratiche: il cacciatore che lascia il bossolo in giro va rinchiuso, mentre chi si fa una passeggiata con un cane ammazzando al massimo qualche animale da allevamento non va criminalizzato. Sono i pesticidi di certa agricoltura che stanno ammazzando gli animali».

Da comunista le sarebbe piaciuto introdurre il reddito di cittadinanza?

«È qualcosa che ha smosso lo stato sociale ma è il lavoro che qualifica le persone. Serve il lavoro minimo garantito, un lavoro di cittadinanza».

Montefalco, maggioranza fa saltare discussione sul bilancio. Il revisore: «Passivo di 2 milioni»

di Daniele Bovi

Benché i termini di legge per l’approvazione siano scaduti ormai da due settimane, sollevando una questione pregiudiziale la giunta comunale di Montefalco ha spostato la discussione sul bilancio consolidato 2018 dell’ente a dopo le elezioni. Per evidenti ragioni l’attenzione del mondo politico umbro martedì era puntato sul piccolo Comune dove, in consiglio comunale, si sarebbe dovuto votare l’atto in cui vengono aggregati i numeri del bilancio dell’ente con quelli delle società controllate o partecipate; nel caso di Montefalco, si tratta sostanzialmente della Vus, cioè della società che gestisce la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti; azienda verso la quale, denunciava giorni fa l’opposizione di centrosinistra, «il Comune risulta pesantemente indebitato, nonché in grave ritardo con i pagamenti».

VIDEO: RISPONDONO TESEI E BIANCONI

Discussione rimandata Per rinviare la discussione l’assessore al Bilancio Francesca Alimenti ha fatto appello a un articolo del regolamento comunale, quello (il 13) in cui si permette di sollevare la questione pregiudiziale nel caso in cui gli atti non siano messi a disposizione dei consiglieri con almeno 20 giorni d’anticipo rispetto alla data di convocazione dell’aula. Una mossa che, di solito, viene usata dalle minoranze per fare un po’ di filibustering. Moltissimi Comuni approvano in ritardo il documento (a Perugia ad esempio l’ok è arrivato lunedì) che nel caso di Montefalco è stato trasmesso il 10 ottobre unitamente alla relazione del revisore dei conti, Carlo Alberto Zualdi.

TESEI: «DISAVANZO È DI 375 MILA EURO»

La relazione Qui si dà conto di un risultato della gestione caratteristica, nel 2018, «sensibilmente negativo, specie se paragonato al positivo risultato dell’anno precedente». Un peggioramento al quale ha contribuito «soprattutto il notevole decremento dei componenti positivi», in particolare «i contributi in conto investimenti di competenza dell’esercizio, ma anche l’incremento dei componenti negativi, in specie per ciò che riguarda i trasferimenti». La gestione finanziaria si chiude con passivo di 275 mila euro, in linea con quello precedente, mentre tra gli oneri straordinari ci sono «sopravvenienze passive» per un 1,742 milioni di euro, che «cagionano un saldo molto negativo anche per l’area straordinaria, in guisa da pregiudicare ulteriormente il risultato netto consolidato».

I numeri Tirando una riga, il risultato di esercizio consolidato parla di un rosso di 2,019 milioni di euro, un dato «sensibilmente peggiorativo rispetto al risultato dell’esercizio precedente». Zualdi è stato nominato dal consiglio comunale il 20 maggio scorso dopo l’approvazione del rendiconto di gestione 2018, sul quale il precedente revisore dei conti, Fabio Ciotti, aveva dato parere positivo. Per questo motivo, cioè per non aver svolto le procedure di revisione sul rendiconto 2018, Zualdi «non è in grado di esprimere un giudizio in merito alla rappresentazione veritiera e corretta della consistenza patrimoniale e finanziaria del Gruppo amministrazione pubblica»; il revisore non è dunque nelle condizioni di attestare che il bilancio consolidato «rappresenta in modo veritiero e corretto la reale consistenza economica, patrimoniale e finanziaria dell’intero Gruppo».

Campagna elettorale La vicenda, manco a dirlo, è rovente visto che il Comune è stato governato fino al maggio scorso da Donatella Tesei (il centrodestra guidato stavolta da Luigi Titta si è confermato con un roboante 70%) e che al voto mancano meno di due settimane. In consiglio l’opposizione è andata all’attacco con Vincenzo Riommi, Daniele Morici, Monia Scarponi e Roberto Micanti (in aula anche due candidati della lista dem come Giacomo Leonelli e Tomamso Bori); l’ex assessore regionale ha parlato di una giunta «che conosce benissimo i numeri: non c’è alcun bisogno di tutelarci. Si tratta di pura attività elusiva e facciamo rilevare la disfunzione operata dall’assessore». «I documenti li abbiamo letti – ha aggiunto Morici – e siamo pienamente in grado di discutere. Semmai la questione pregiudiziale l’avrebbero dovuta sollevare i consiglieri. È una mossa grave per evitare la discussione». «Tesei – va poi all’attacco il M5s con la sottosegretaria agli Affari europei Laura Agea e i parlamentari umbri – lascia un clamoroso buco di bilancio. La nostra Regione ha bisogno di persone serie, che valorizzino le risorse pubbliche per investimenti e sviluppo. È il modello Bianconi». La campagna elettorale entra nel rush finale.

Twitter @DanieleBovi