venerdì 21 giugno - Aggiornato alle 00:41

M5S tra alleanze e organizzazione sui territori: venerdì a Terni assemblea con Di Maio

di D.B.

Dalla strutturazione sui territori all’apertura a possibili alleanze, fino a una generale riorganizzazione del Movimento. Iniziano dall’Umbria le assemblee regionali del M5s e in particolare da Terni, dove venerdì alle 18, all’hotel Garden, interverrà il capo politico Luigi Di Maio. Un momento di riflessione con eletti, simpatizzanti e attivisti per discutere di diversi temi che riguardano la vita del Movimento, reduce dai pessimi risultati di europee e amministrative, dove il M5s ha schierato nei Comuni appena sei liste su un totale di 63 Comuni al voto.

UMBRIA AL VOTO, IPOTESI 24 NOVEMBRE

Le regionali Oltre che strutturarsi e organizzarsi sui territori, il Movimento ovviamente guarda ora alle regionali anticipate che si terranno in autunno, probabilmente il 24 novembre. Un appuntamento dove, per la prima volta, i pentastellati potrebbero aprirsi alle alleanze con liste civiche: «Se si votasse in ottobre in Umbria non è escluso che il M5S – ha detto Di Maio durante il suo comizio perugino del 25 aprile scorso – dopo la votazione degli iscritti, sblocchi la regola che ci permetta di allearci ad altri movimenti nel territorio, in modo da contrastare queste ammucchiate di liste». Venerdì si discuterà anche di questo.

Lega-Pd, in Umbria lo scarto più forte nei Comuni più piccoli: la mappa

di Daniele Bovi

Dal record della microscopica Poggiodomo, dove lo scarto tra Lega e Partito democratico alle europee è stato di 44 punti, a Castiglione del Lago dove i dem hanno chiuso avanti di quasi il 10%. Se quest’ultimo caso in realtà è una rarità dato che, Castiglione a parte, il Pd ha preso più voti dei salviniani solo ad Allerona, Paciano, Parrano e Città della Pieve, il distacco tra i due partiti che hanno raccolto più consensi cambia a seconda della fascia di popolazione. Se a livello regionale il partito di Salvini ottiene circa 14 punti più del Pd, la Lega scava un fossato più ampio soprattutto nei centri più piccoli (specialmente in quelli della fascia appenninica), confermando il trend nazionale. Facendo una media, nei 15 centri sopra i 15 mila abitanti dove la Lega è primo partito, lo scarto con il Pd è di 15 punti percentuali, dal 5% di Perugia al 14% di Terni, con punte del 28% a Todi e del 26% ad Assisi. Considerando invece tutti i Comuni sotto i 15 mila abitanti, la differenza media tra Lega e Pd è di oltre 21 punti. Rapporti di forza che, in molti casi, sono stati ribaltati alle amministrative. Di seguito la mappa con i dati Comune per Comune.

Landrini e Titta nominano gli assessori: ecco le giunte comunali di Spello e Montefalco

Scelti anche gli assessori di Spello e Montefalco. Anche i sindaci Moreno Landrini e Luigi Titta, infatti, hanno proceduto alla nomina delle giunte comunali durante le sedute di insediamento dei consigli comunali appena rieletti.

Spello Nominata dal sindaco Moreno Landrini la Giunta comunale Confermata Irene Falcinelli che seguirà cultura, turismo, ambiente e paesaggio, sviluppo economico, mentre entra in squadra Rosanna Zaroli per le Politiche sociali, sanità, giovani e trasparenza e comunicazione. Chiude il cerchio dell’esecutivo del secondo mandato amministrativo di Landrini l’assessore Enzo Napoleoni che è dovrà occuparsi di urbanistica, lavori pubblici, frazioni, protezione civile e sicurezza. Mercoledì la giunta di Spello è stata presentata al consiglio comunale nella seduta di insediamento, quando sono stati anche eletti il presidente e il vice dell’assemblea, ossia Daniele Rosignoli e Francesca Mariotti: «L’impegno nei confronti della città continuerà con un’idea innovativa della politica che pone la comunità al centro di questo cammino» è stato il commento di Landrini.

Montefalco Decreti di nomina firmati anche a Montefalco dal sindaco Titta, che come braccio destro ha scelto il vicesindaco Daniela Settimi, che continuerà a occuparsi di turismo e cultura. Diventa assessore per la prima volta, invece, Francesca Alimenti che avrà il compito di far quadrare i bilanci del Comune ma avrà anche la delega allo sviluppo economico. Con loro in squadra anche Paola Marzioli per sanità sociale, scuola, trasporti e personale, e l’assessore esterno Pino Lorenzetti per urbanistica, lavori pubblici e regolamenti. Il consiglio comunale di Montefalco, poi, ha eletto come proprio presidente Guido Mattioli, mentre il vice è Roberto Micanti: «Ho scelto la squadra migliore per il governo di questa città che richiede professionalità e capacità dei componenti. Gestire la macchina comunale è un impegno che va affrontato seriamente».

Pd, in 104 chiedono a Verini assemblea e congresso. Sullo sfondo la battaglia per le regionali

di Daniele Bovi

In tutto sono 104 su 250, più che altro marinian-bocciani anche se non mancano rappresentanti dell’area che fa capo ad Anna Ascani. Dopo giorni di lavorio e raccolta di disponibilità, mercoledì è stata messa sulla scrivania del commissario del Pd umbro Walter Verini la breve lettera con cui 104 membri dell’assemblea regionale dem, frutto dell’ultimo congresso che ha eletto a dicembre Gianpiero Bocci, chiedono la convocazione dell’assemblea stessa e, soprattutto un congresso straordinario. La maggioranza marinian-bocciana poteva contare su circa 180 membri e la lettera è il frutto di settimane di tensioni dentro il partito, scoppiate dopo l’inchiesta che ha decapitato il Pd regionale e dopo la fine traumatica della legislatura a Palazzo Cesaroni, con tanto di accuse incrociate.

PD, LE POSSIBILI TAPPE VERSO IL VOTO

REGIONALI, SI CANDIDA IL GENERALE PAPPALARDO

Le regionali Ma non solo. Oltre a rapporti politici e in certi casi umani ormai al capolinea, sullo sfondo c’è la partita per la guida del Pd e quella delle candidature alle regionali; e con la prospettiva di una sconfitta e di un massimo di 3-4 posti in consiglio, il rischio di una tonnara durante i mesi estivi è altissimo. Quanti degli uscenti ce la faranno? Ci sarà un azzeramento totale come chiede Ascani? Come si arriverà alla scelta delle figure, dal candidato presidente in giù? E chi deciderà? La frattura, mettendo in fila parole e fatti, e evidente. Da una parte c’è Verini che ha in mente un percorso che non prevede primarie bensì settimane di ascolto della società con il coinvolgimento di membri della Direzione, dei Dipartimenti dem e non solo, la convocazione di un momento programmatico e poi, all’incirca entro fine luglio, l’individuazione del candidato o della candidata presidente.

LEGA, IN UMBRIA BOOM GRAZIE A ELETTORI DI PD E M5S

LA MAPPA POLITICA DELL’UMBRIA 

La lettera Dall’altra ci sono i firmatari del documento che chiedono subito l’assemblea e poi il congresso, dal quale dovrebbe uscire il gruppo deputato a gestire la partita delle regionali e non solo. «Caro commissario», iniziano i sottoscrittori del documento, «le ultime vicende politiche regionali rappresentano per tutti noi un elemento di estrema gravità e preoccupazione di fronte al quale non è più possibile mantenere una direzione politica del partito straordinaria e precaria. Abbiamo di fronte a noi settimane e mesi di particolare impegno politico ed elettorale rispetto ai quali occorrono dei nuovi organismi dirigenti democraticamente eletti e quindi in grado di avviare tempestivamente una nuova fase nella vita del Pd in Umbria».

OLTRE IL 60% DEGLI UMBRI GOVERNATO DAL CENTRODESTRA

AURI, BETTI SI DIMETTE

Commissariamento I 104 parlano della necessità, viste le elezioni anticipate (forse anche politiche, chissà), di «rinnovare e ricostruire l’identità, il programma e la classe dirigente del Pd in particolare in Umbria per tornare ad essere competitivi». E per essere competitivi servirà un centrosinistra largo dove, intorno al Pd, ci siano tutte quelle componenti sociali e civiche che non solo non vogliono disperdere un consistente patrimonio ultradecennale di governo, ma possono esprimere nuovi progetti di crescita e sviluppo della regione». E mentre il provinciale di Perugia ha convocato un’assemblea per il 21 giugno, in molti si chiedono se quella regionale sia un organo ancora in piedi o no: Zingaretti subito dopo gli arresti ha commissariato l’intero partito, quindi sia gli organi assembleari che quelli esecutivi i quali, stando allo statuto, entro un anno devono essere tutti rinnovati.

INTERATTIVO: I FLUSSI AI BALLOTTAGGI

INTERATTIVO: EUROPEE, I FLUSSI

Gruppo di lavoro Nel frattempo Verini, chiamato nei prossimi giorni a prendere una posizione su questo documento, sta pensando alla creazione di una squadra per affiancarlo. Nomi e ruoli al momento non ci sono ma lo schema dovrebbe essere quello di una sorta di esecutivo ristretto, di un gruppo di lavoro commissariale per portare avanti il lavoro nelle prossime settimane: con chi e come si arriverà alle regionali d’autunno saranno infatti due elementi cruciali per i destini futuri del partito.

Twitter @DanieleBovi

Perugia, proclamati gli eletti: c’è chi ha ‘guadagnato’ 59 voti. In aula il 24. Giunta, ultimi ritocchi

di Daniele Bovi

Diciassette giorni dopo la chiusura delle urne, arriva finalmente la proclamazione ufficiale degli eletti. I lavori della commissione, riunita per più di due settimane nella Sala dei sindaci di Palazzo dei Priori, sono andati avanti fino a mercoledì, quando la proclamazione ha tolto ogni dubbio sulla composizione del nuovo consiglio comunale. Come emerso fin dalle prime ore dopo il voto, la maggioranza avrà 21 seggi e non 20, mentre l’opposizione 11 e le variazioni sul numero di preferenze dei consiglieri sono, tranne un caso, lievissime. Diradate le nubi anche sul numero di scranni che spettano alla Lega, in tutto sei e non cinque come qualcuno aveva ipotizzato. Il partito di Salvini dunque elegge Gianluca Tuteri (444, preferenze, 5 in più rispetto al primo conteggio), Lorenzo Mattioni (388, 2 in più), Alessio Fioroni (381, 3 in più), Roberta Ricci (338, una in meno), Luca Valigi (316, 3 in più) e Luca Merli (314, 3 in più).

ANALISI: IL VOTO NELLE 159 SEZIONI DI PERUGIA

INTERATTIVO: IL NUOVO CONSIGLIO

Maggioranza Progetto Perugia invece la campionessa di preferenze Edi Cicchi (1.041, una in meno), l’ex forzista Leonardo Varasano (941, 7 in più), Otello Numerini (854, 2 in meno), l’assessore uscente Cristiana Casaioli (706, 2 in più) e Gino Puletti (640, 5 in più). Per Fratelli d’Italia ci sono Riccardo Mencaglia (627, una in più, probabile capogruppo), l’ex Pd Federico Lupattelli (522, una in meno), la consigliera uscente Clara Pastorelli (530), l’avvocato Michele Nannarone (447, 4 in meno) e l’imprenditrice Fotinì Giustozzi (445, una in meno). Perugia civica elegge oltre a Nilo Arcudi (1.031, una in più) anche il sindacalista del Siulp Massimo Pici (575, 3 in più); Forza Italia Giacomo Cagnoli (377, una in meno) e Michele Cesaro: le verifiche hanno confermato che quest’ultimo ha ottenuto 323 preferenze, solo una in più dell’assessore uscente Massimo Perari, che ovviamente ricorrerà al Tar per far valere le sue ragioni. Un seggio riesce a strapparlo anche Blu con la capolista Francesca Renda (281).

PERUGIA, PREFERENZE: FLOP M5S E MALE LEGA

GALLERY: I VOLTI DEI NUOVI CONSIGLIERI

Opposizioni Per quanto riguarda le opposizioni il Movimento 5 stelle elegge la candidata sindaco Tizi e Cristiana Morbello (187, una in meno) mentre rimane fuori il consigliere uscente Michele Pietrelli (127), grillino della primissima ora. In casa della lista Giubilei sindaco, oltre al giornalista in consiglio siederanno Fabrizio «Fofo» Croce, conosciutissimo animatore culturale della città (561, 2 in più) e Lucia Maddoli (476), figlia dell’ex sindaco della città Gianfranco. Sei in tutto invece i dem: oltre a Sarah Bistocchi (1.037, una in più) ci sono Francesco Zuccherini (883, 11 in meno, che correva in tandem con la prima), le uscenti Erika Borghesi (692, 4 in più), Elena Ranfa (511, 8 in più) ed Emanuela Mori (473, 5 in meno) e la new entry Nicola Paciotti; proprio a lui spetta il record di preferenze guadagnate col riconteggio: ben 59, che lo fanno passare da 410 a 469. In totale dunque 13 donne e 19 uomini.

PERUGIA, LE CIVICHE DI ROMIZI ‘SVUOTANO’ LA LEGA

EUROPEE, MAPPA: L’UMBRIA È VERDE LEGA 

In aula il 24? A questo punto scattano i 10 giorni a disposizione del sindaco Andrea Romizi per convocare la prima seduta, che deve tenersi entro i 10 successivi. A Palazzo dei Priori si ipotizza, come data possibile, quella del 24 giugno. In quella sede, oltre alla convalida degli eletti e al giuramento del sindaco, saranno nominati ufficialmente gli assessori e sarà eletto (a scrutinio segreto e con maggioranza dei due terzi) il nuovo presidente dell’assemblea che dovrebbe essere, stando alle trattative in corso sulla giunta, Nilo Arcudi.

LA MAPPA POLITICA DELL’UMBRIA 

La giunta E a proposito del Romizi bis, ormai il quadro sembra sostanzialmente chiaro: la Lega, che non cede sui due uomini, piazzerà Tuteri vicesindaco (Infanzia e Scuola?) e Merli (Personale); Progetto Perugia Cicchi (Welfare), Numerini (Infrastrutture) e Varasano (Cultura); FdI Pastorelli (Sport) e Giustozzi (Commercio e Mobilità); quanto agli esterni, tramontata l’ipotesi Matteo Grandi e dello spacchettamento della Cultura, è pronta a tornare in giunta Cristina Bertinelli (Bilancio) oltre a Michele Fioroni (Urbanistica e Sviluppo economico). Qualche altro giorno per ‘pesare’ e distribuire le circa 30 deleghe a disposizione e i giochi saranno fatti.

INTERATTIVO: I FLUSSI AI BALLOTTAGGI

INTERATTIVO: EUROPEE, I FLUSSI

I ‘ripescati’ A questo punto sono sette quelli pronti a subentrare in consiglio: per Progetto Perugia si parte da Nicola Volpi, 31 anni e 597 preferenze, infermiere dell’ospedale Santa Maria della misericordia di Perugia e genero di Sergio De Vincenzi, consigliere regionale e comunale uscente. Dopo di lui c’è Francesco Vignaroli, classe 1966, consigliere comunale uscente sempre per Progetto Perugia, guida turistica e presidente della società Guide in Umbria che il 26 maggio ha ottenuto 464 preferenze (probabile capogruppo). In pista anche Camilla Rampichini, 20 anni, studentessa di Ingegneria con un ‘bottino’ di 382 voti. Dentro Fratelli d’Italia, ci sono Paolo Befani e Michelangelo Felicioni; il primo, 50 anni, lavora in un negozio di cancelleria e il secondo, 43 anni, è consigliere uscente. Passando in casa Lega, pronti a entrare Daniela Casaccia, avvocato esperto in diritto di famiglia con 276 voti, e David Bonifazi che si era fermato a quota 274.

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Regione, dai Forconi al tentativo di ‘arrestare’ Boldrini: il generale Pappalardo si candida presidente

di Daniele Bovi

Alla lunga e spesso travagliata storia politica di Antonio Pappalardo va aggiunto un altro capitolo: il generale dei carabinieri in pensione ha deciso di candidarsi alla presidenza della Regione e presenterà la sua corsa giovedì a Perugia, alla sala della Vaccara, a partire dalle 10. Con lui tre liste: Forza Centro, Movimento gilet arancioni e L’Umbria nel cuore; pronto anche il programma «politico, sociale ed economico per la Regione Umbria, sintetizzato in 32 punti i cui contenuti saranno riportati in decreti legislativi regionali». Pappalardo nelle settimane scorse era stato proposto come assessore comunale alla sicurezza da Carmine Camicia, candidato sindaco che con le sue due liste (tra le quali Perugia nel cuore) ha raccolto lo 0,6%.

Chi è Negli ultimi anni il generale è assurto agli onori della cronaca come uno dei punti di riferimento della galassia turbogentista, in particolare tra il 2012 e il 2013 quando alla guida del Movimento dei Forconi (con lui c’erano anche, tra gli altri, Danilo Calvani, Mariano Ferro, Lucio Chiavegato e altri), in un momento durissimo per l’economia italiana avrebbe voluto fare la rivoluzione e bloccare il paese. Il colpo di grazia all’ordinamento costituito però non arrivò mai e nella memoria rimangono solo una manciata di (surreali) giorni di protesta confusionaria e un programma, altrettanto composito e confusionario, all’insegna del frame «gente onesta» contro «politici corrotti» e «poteri forti».

Una lunga storia Dal 2016 il generale è il leader del Mli, il Movimento liberazione Italia che nel suo programma si pone l’obiettivo, tra le altre cose, di ripristinare «la sovranità individuale, politica, economica, finanziaria e monetaria». La storia politica di Pappalardo però inizia molto prima: all’inizio degli anni Novanta è stato eletto deputato tra le fila del Psdi e sarà, per appena 16 giorni, sottosegretario alle Finanze (di mezzo c’è una condanna per diffamazione ai danni di un generale, poi annullata). Nel ‘93 si candida sindaco di Roma (0,5%) e poi transiterà brevemente tra i pattisti di Mario Segni, prima di candidarsi come indipendente per An alle europee. Sindacalista del Cocer (il sindacato delle Forze armate), avrebbe voluto trasformare i carabinieri in una forza personale a disposizione di un leader presidenzialista.

Gli ‘arresti’ Sotto il governo D’Alema farà molto discutere (Mussi arrivò a evocare il Piano Solo di De Lorenzo) una lettera di Pappalardo a tutte le strutture dell’Arma in cui si auspicava «la fondazione di un nuovo tipo di Stato». Mancata la rivoluzione, Pappalardo tornerà alla ribalta quando nel 2016 provò, nei pressi di Montecitorio, ad ‘arrestare’ l’incolpevole ex deputato Osvaldo Napoli, mentre è del 2018 l’irruzione in un circolo Arci di Milano dove, anche in questo caso, tentò di consegnare un ‘mandato di arresto’ alla allora presidente della Camera Laura Boldrini. «Non ci ha intimiditi, ci ha fatto ridere» commentò la presidente.

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Ballottaggi in Umbria decisi al primo turno. Zuccarini vince facendo il pieno tra gli avversari

di Daniele Bovi

I cinque ballottaggi di domenica sono stati decisi fondamentalmente al primo turno, dato che la capacità di attrarre elettori del campo avverso non ha giocato un ruolo rilevante. Una parte del dossier sui flussi elettorali presentato martedì a Perugia dal professor Mauro Bracalente è dedicato ai ballottaggi di Foligno, Orvieto e Gubbio, città nei primi due casi conquistate dal centrodestra, mentre in quella dei Ceri il centrosinistra si è confermato con Stirati. La differenza l’ha fatta soprattutto la capacità di mantenere mobilitato il proprio elettorato, talvolta con un contributo importante anche dell’elettorato di quelli non ammessi al secondo turno. Il tutto in un quadro dove il calo dell’affluenza è dipeso essenzialmente dal fatto che i sostenitori dei candidati rimasti fuori dal ballottaggio hanno disertato le urne.

INTERATTIVO: I FLUSSI AI BALLOTTAGGI

INTERATTIVO: EUROPEE, I FLUSSI

Foligno Partendo da Foligno, la città numericamente ma anche politicamente più pesante, Zuccarini ha mantenuto oltre il 92% dei consensi del primo turno ed ha conquistato oltre un terzo degli elettori del pentastellato Fantauzzi, il 31% di quelli di Stefanucci e tutti quelli della destra di Giustozzi. Pizzoni, invece, che ha incrementato il proprio bottino di meno di 200 voti, ha mantenuto l’89% dei suoi sostenitori e attratto il 29% di quelli del M5s oltre al 16% di quelli di Trombettoni; troppo poco per pensare di impensierire il candidato leghista. In più solo il 5,5% degli elettori di Zuccarini non è tornato alle urne, la metà rispetto a quelli dell’avversario del centrosinistra.

UMBRIA, ELETTORI PD E M5S FANNO VOLARE LEGA

PERUGIA, LE CIVICHE DI ROMIZI ‘SVUOTANO’ LA LEGA

Gubbio Passando a Gubbio Stirati, che era uscito con ampio margine dal primo turno, ha mantenuto il 91% del proprio elettorato contro l’85% di Presciutti, portando con sé la metà dei goracciani e oltre un terzo di quelli del dem Cardile, mentre l’elettorato del M5s in due casi su quattro è rimasto a casa; tra quelli che invece sono tornati alle urne, quasi il 40% ha votato il centrodestra e solo l’8% Stirati. Molto forte infine l’astensione (74%) tra i sostenitori di Farneti, i cui elettori che si sono presentati ai seggi si sono divisi in modo sostanzialmente uguale tra i due contendenti rimasti a giocarsi la poltrona di sindaco. A penalizzare il centrodestra di Presciutti, anche l’astensione: 14% contro il neanche 1% dell’elettorato di Stirati.

I PRIMI NOMI DELLA GIUNTA DI ZUCCARINI

OLTRE IL 60% DEGLI UMBRI GOVERNATO DAL CENTRODESTRA

Orvieto Anche a Orvieto il calo dell’affluenza è da imputare al fatto che chi al primo turno aveva sostenuto Barbarella, Rosati o Panzetta, ha disertato i seggi con percentuali che vanno dal 26% al 46%. I fattori che hanno portato il centrodestra di Roberta Tardani a vincere però in parte differiscono rispetto a quelli che hanno determinato i risultati di Foligno e Gubbio: nella città della Rupe è stato il perdente Germani, che aveva siglato l’apparentamento con Rosati, ad attrarre in particolar modo i sostenitori degli altri candidati (1.100 voti contro gli 800 di Tardani). Il margine però era assai ampio (1.400 voti) e i flussi in entrata non sono bastati a impensierire la candidata forzista.

Twitter @DanieleBovi

Foligno, Zuccarini alle consultazioni per la giunta: «Ci saranno Cesaro e Meloni». Rebus quote rosa

di Chiara Fabrizi

«Il nostro sarà un governo politico, dove tutte le forze di maggioranza saranno degnamente rappresentate, ferma restando la competenza. No, non escludiamo la nomina di assessori esterni, mentre sull’ingresso di eventuali tecnici ci riserviamo delle valutazioni». Così Stefano Zuccarini al termine della prima giornata in municipio e a un paio di ore dall’incontro in programma in serata con lo stato maggiore della coalizione a quattro forze (Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia e lista civica) per comporre l’esecutivo.

Cesaro e Meloni, rebus quote rosa Le consultazioni per arrivare alla formazione del primo esecutivo di centrodestra della città, probabilmente a sette componenti, sono alle battute iniziali, ma come già emerso lunedì ci sono dei punti fermi. Il sindaco Zuccarini, infatti, a Umbria24 conferma che in giunta «ci saranno sicuramente, possiamo dirlo, Marco Cesaro (Fd’I) e Riccardo Meloni (Forza Italia)», ossia i due che nell’ultimo scorcio dell’inverno scorso avevano avanzato la disponibilità alla candidatura a sindaco e poi hanno fatto un passo indietro. Entrambi sono stati eletti in consiglio comunale, dove a seguito del loro ingresso in giunta si accomoderebbero Tiziana Filena e Daniela Flagiello. Risulta apertissima e rischia di essere il vero rebus la partita per le tre donne che saranno nell’esecutivo al fianco di Zuccarini. In attesa della squadra il sindaco, che è stato ufficialmente proclamato lunedì sera, ha trascorso la sua prima giornata nell’ufficio che per gli ultimi dieci anni è stato di Nando Mismetti.

Priorità manutenzioni Il passaggio di consegne non è avvenuto formalmente, con Zuccarini che dice «non ci siamo visti, ho trovato l’ufficio spogliato delle sue cose» e si è accomodato. I dipendenti dell’ente ancora non li ha incontrati, a differenza dei collaboratori più stretti della segreteria e ad alcune maestre che erano in municipio per incontrare la dirigente». Di atti ancora Zuccarini non ne ha firmati, ma in cima alla lista «mette la riorganizzazione del servizio manutenzioni per la città, dobbiamo valutare la possibilità di creare una struttura capace di fare ordinari, considerando che la Fils è stata messa in liquidazione». Uscendo dal municipio, martedì sera, il sindaco ha incontrato Luciano Pizzoni in piazza della Repubblica, il candidato sindaco del centrosinistra che siederà ai banchi dell’opposizione: «Che ci siamo detti? Siamo in ottimi rapporti personali, l’ho sempre considerato una brava persona, si è messo a disposizione della città e valuteremo la sua disponibilità».

@chilodice

A Perugia le civiche di Romizi ‘svuotano’ la Lega che però sfonda nelle frazioni: ecco i flussi

di Daniele Bovi

Una Lega ‘svuotata’ dalle liste civiche a sostegno di Andrea Romizi, in un quadro caratterizzato da scelte molto differenti tra europee e comunali. Parte del dossier presentato martedì a Perugia dal professor Bruno Bracalente è dedicato all’analisi dei flussi che hanno caratterizzato le comunali perugine. Così come successo in tante altre zone dell’Umbria, anche nel capoluogo «il fenomeno del voto differenziato tra le due consultazioni è molto rilevante, e riguarda tutti i principali partiti». La Lega, ad esempio, ha toccato il 31,5% alle europee e il 15% alle comunali: dove sono finiti questi voti? Ben 10 mila elettori che alle europee avevano optato per Salvini, cioè più di un terzo del totale, alle comunali hanno scelto una delle civiche a sostegno del sindaco.

UMBRIA, ELETTORI PD E M5S FANNO VOLARE LEGA

PERUGIA, PREFERENZE: FLOP M5S E MALE LEGA

Civiche pigliatutto Nel complesso questo blocco di civiche ha attratto oltre un terzo degli elettori che alle europee hanno votato centrodestra. Forza Italia ha ceduto a questo blocco di liste un terzo dei voti così come FdI, ma la pesca è stata trasversale ed è questo uno degli elementi chiave per capire la larga affermazione di Romizi: il M5s ha ‘donato’ oltre il 18% (2.200 voti), Più Europa il 45% (mille), il Pd 2.300 voti (10%). E se si guarda al tasso di fedeltà tra europee e comunali, il record spetta ai sostenitori di Fdi (64%), seguiti da quelli di M5s (60%), Pd (60%), liste di sinistra (57%) e FI (55%). Nel campo del centrodestra, quasi il 10% degli elettori che avevano scelto Fi alle europee hanno optato per la Lega alle comunali, mentre da FdI non sono arrivati flussi. Da notare poi come la lista dei Fratelli d’Italia sia stata, dopo il blocco di civiche, l’approdo preferito degli elettori leghisti: 4.400 voti.

INTERATTIVO: I FLUSSI AI BALLOTTAGGI

INTERATTIVO: EUROPEE, I FLUSSI

ANALISI: IL VOTO NELLE 159 SEZIONI DI PERUGIA

Centrosinistra In casa del centrosinistra, nel Pd passato dal 26,5% delle europee al 17% delle comunali è da notare il travaso di elettori dem verso le civiche di Giubilei (un gioco dunque a somma zero per il giornalista), che è però riuscito ad attrarre il 20% degli elettori delle liste di sinistra.Da queste parti gioca un ruolo anche il non voto, opzione scelta alle comunali dal 12% degli elettori di sinistra e dal 22% di quelli di Più Europa, per un totale di oltre 2.400 voti. I pentastellati invece sono andati a ingrossare le fila del centrodestra e in particolare, oltre alle civiche di Romizi, FI (mille voti) e FdI (900).

CHI SPERA NEL ‘RIPESCAGGIO’ IN CONSIGLIO

GIUNTA ROMIZI, I NOMI

Area urbana e frazioni L’analisi presentata martedì affronta anche un altro capitolo interessante, cioè quello della differenza tra il voto delle frazioni e quello delle aree urbane. Partendo dalle europee, la Lega è forte in particolare nelle frazioni (34% contro il 28% dell’area urbana), mentre il voto del Pd è bilanciato (27% contro il 26%). Se però si prendono in considerazione i dati delle politiche del 2013 e del 2018 il Pd, storicamente il partito delle frazioni, concentra progressivamente il proprio consenso nell’area urbana, mentre la Lega si rafforza nelle frazioni. Ancor più sbilanciato verso l’area urbana è il consenso delle liste di sinistra e centrosinistra, e lo stesso vale per FI e FdI. Un quadro sostanzialmente confermato dai numeri delle comunali, anche se in questo caso il Pd torna ad avere più consensi nelle frazioni (18,4%) che nell’area urbana (15,6%), principalmente per il fatto che le civiche di Giubilei gli hanno sottratto voti nell’area urbana.

OLTRE IL 60% DEGLI UMBRI GOVERNATO DAL CENTRODESTRA

LA MAPPA POLITICA DELL’UMBRIA 

I fattori «Il voto di appartenenza – commenta Bracalente – è finito, non esiste più; gli elettori votano in modo diverso anche nello stesso giorno». Per spiegare questa differenza si possono tirare in ballo molti fattori come la forte mobilità elettorale, le diverse leggi elettorali, l’elevato numero di candidati e la diversa offerta elettorale, in primis a causa delle tante civiche. Ma non ci sono solo questi elementi: «Sono forse la personalizzazione – è stato detto martedì – e la domanda di tutela, protezione e cambiamento a guidare i cittadini elettori verso scelte che, anche prescindendo dallo schieramento politico, appaiano in grado di incarnare e interpretare una risposta a tali esigenze».

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Elettori di Pd e M5s fanno volare la Lega in Umbria, ecco i flussi: «Paesaggio politico sconvolto»

di Daniele Bovi

Un’Umbria che, insieme alle Marche, si stacca dalle altre Regioni rosse e si colloca ai livelli di alcune di quelle del nord, e dove la Lega ottiene i risultati migliori nelle periferie e nei centri più piccoli, sottraendo consensi soprattutto a Pd, FI, M5s e riuscendo a convincere molti astenuti. In sintesi sembra questa la fotografia restituita dall’analisi dei flussi elettorali relativi alle europee del 26 maggio. Lo studio è stato presentato martedì a Perugia dal professor Bruno Bracalente ed è stato realizzato sulla base dei dati reali di 365 sezioni di Perugia, Terni, Foligno e Città di Castello, dove si trova oltre il 40% dell’elettorato umbro (il metodo statistico è quello messo a punto dal professor Forcina nell’ambito del gruppo di lavoro attivo presso il Dipartimento di Economia). Il punto di partenza è quello di un «paesaggio politico umbro sconvolto dal clamoroso successo della Lega» e di «oscillazioni, di anno in anno, senza precedenti».

INTERATTIVO: I FLUSSI AI BALLOTTAGGI

INTERATTIVO: EUROPEE, I FLUSSI

Europee Prendendo come punto di riferimento le politiche del 2018, il Pd perde 20 mila voti, il M5s 75 mila e FI 30 mila, mentre la Lega ne guadagna quasi 70 mila; il partito di Salvini conserva il suo elettorato e beneficia di flussi da tutti i partiti. Il primo ‘donatore di sangue’ in termini assoluti è il M5s (24 mila voti), seguito da Pd (21 mila) e FI (17 mila) e da 11 mila ex astensionisti. Al di là della Lega (87% dell’elettorato), tra politiche 2018 ed europee 2019 i più fedeli sono stati gli elettori di Fdi (60%) e quelli del Pd (69%), partito diventato attrattivo per il 23% degli elettori delle forze alla sua sinistra, mentre il M5s ha mantenuto meno del 40% dei suoi voti, dato simile a quello di FI. Oltre ai voti della sinistra-sinistra, il Pd alle europee ha attirato soprattutto quelli delle altre liste di centrosinistra (23%), mentre sono irrisorie le percentuali di elettori del M5s (2%) convinti dalla proposta di Zingaretti. Oltre un terzo dei sostenitori del Movimento poi hanno scelto l’astensionismo, così come fatto da un quarto di quelli di FI; percentuali sotto il 10% invece per Lega e FdI.

PERUGIA, LE CIVICHE DI ROMIZI ‘SVUOTANO’ LA LEGA

I numeri Ancora più radicali i cambiamenti se si guarda ai numeri delle europee di cinque anni fa, politicamente un’era geologica fa: la Lega è passata da 11 mila a 171 mila voti, il Pd da 228 mila a 107 mila, il M5s da 90 mila a 65 mila, FI da 66 mila a 29 mila mentre Fdi da 25 mila a 30 mila. Ben 71 mila elettori che nel 2014 portarono in Umbria il Pd di Renzi quasi al 50% ora hanno scelto la Lega; è questo, per Salvini, il flusso in entrata più forte insieme a FI (37 mila), astensionisti (32 mila) e pentastellati (18 mila). Da zero, dunque, la Lega è diventata il primo partito della regione pescando in particolare dentro questi quattro bacini, «un’estesa massa di elettori – ha detto Bracalente – scontenti soprattutto dei partiti tradizionali e da quelli nuovi come il M5s; per non parlare di quelli talmente scontenti da non andare neppure a votare». Quasi 30 mila elettori dem invece cinque anni dopo si sono rifugiati nell’astensionismo mentre 21 mila hanno scelto il M5s (irrisorio il percorso inverso).

OLTRE IL 60% DEGLI UMBRI GOVERNATO DAL CENTRODESTRA

LA MAPPA POLITICA DELL’UMBRIA 

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Dal M5s alla Lega Così come rispetto alle politiche 2018, anche in questo caso il Pd si è dimostrato attrattivo per gli elettori delle forze di sinistra (29% di quelli che nel 2014 votarono una delle sigle), mentre il M5s che si è dimezzato rispetto al 2014 cede 17 mila voti all’astensionismo. Il dato politicamente più rilevante però è il passaggio verso la Lega: «Per molti degli elettori scontenti che aveva attratto in passato – è detto nell’analisi – il M5s non ha costituito un approdo definitivo ma solo un passaggio intermedio e provvisorio». Quanto a FI, detto del travaso di voti verso Salvini, meno di un quarto degli elettori ha confermato la scelta di cinque anni prima; quelli del Pd invece senza l’effetto Renzi sono stati ‘fedeli’ solo nel 40% dei casi. «C’è una domanda di cambiamento molto forte – ha commentato Bracalente – e si sta da un partito all’altro e da un leader all’altro con rapidità enorme».

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EUROPEE, MAPPA: L’UMBRIA È VERDE LEGA 

Verso Nord A livello geografico, le percentuali ottenute da Lega e Pd alle europee di due settimane fa avvicinano l’Umbria ad alcune regioni del Nord come Piemonte e Lombardia, differenziandola rispetto a Toscana ed Emilia dove tra Pd e Lega lo scarto è minore. Un partito, quello di Salvini, che in Umbria in coerenza con le tendenze nazionali ottiene i risultati migliori nei centri più piccoli e nelle periferie, mentre il Pd va meglio nelle città più grandi e in particolare nelle aree urbane. Scorrendo le tabelle con i numeri delle europee, in Umbria è difficile trovare un Comune sotto i 10 mila abitanti dove la Lega non superi, anche abbondantemente, il 40%. E sullo sfondo ora ci sono le regionali di autunno, un’elezione a metà tra il voto politico e quello amministrativo: «Cosa dicono questi numeri in vista del voto? Le partite – risponde Bracalente – cominciano zero a zero, dipenderà da candidature e programmi. Di solito si vota sul futuro e non sul passato, la partita è da combattere su idee ma per il centrosinistra chiaramente questo voto pesa. Le regionali sono un mix tra politiche e amministrative, e se prevarrà il primo elemento la partita è chiusa».

Twitter @DanieleBovi