mercoledì 12 dicembre - Aggiornato alle 15:10

Processo di Parma: quella volta che il professor Dean si prese gioco della «rosea»

di Mario Mariano Era stata torrida anche l’estate del 1974, con temperature di poco inferiori a quelle di questo agosto da record. Faceva caldo anche a Norcia dove Castagner aveva voluto portare per la prima volta il Perugia

L'avvocato Dean in una foto d'archivio dell'Unità risalente al 1987

Pubblichiamo il ricordo di una delle tante battaglie legali vinte dal professor Fabio Dean, scomparso di recente a Perugia. In questo caso, l’abilità forense si interseca con la storia del Perugia calcio in uno dei capitoli più celebri della storia del grifo: il «processo di Parma». Troppo spesso infatti il nome del professore viene legato solo al caso del primo calcioscommesse dimenticando invece questo capitolo fondamentale.

di Mario Mariano

Era stata torrida anche l’estate del 1974, con temperature di poco inferiori a quelle di questo agosto da record. Faceva caldo anche a Norcia dove Castagner aveva voluto portare per la prima volta il Perugia che gli era stato affidato da D’Attoma  e Ghini dopo lo scampato pericolo della retrocessione sul campo, con quella agevole vittoria al  vecchio Tardini su un Parma già retrocesso. Doppietta di Mario Scarpa,  due goal quasi in fotocopia, arbitro Gianfranco Menegali di Roma, con le gambe ad “x” non propriamente un nemico del grifo. Castagner aveva chiesto ed ottenuto un bel gruppo di giocatori, una mezza rivoluzione,  rinforzi in tutti i reparti. Marconcini,  Frosio, Savoia, Curi, Vannini, Pellizzaro e tanti altri, tra cui il “bocia” Marchei, che era entrato subito in forma e si scatenò nelle  prime uscite. Però fu un  precampionato in chiaroscuro, con una  sconfitta a Città di Castello che preoccupò non poco l’ambiente tanto che qualche menagramo arrivò a spargere veleno sul conto di Castagner, definito un «ingenuo che voleva portare il calcio totale in Italia» (andava di moda il gioco all’olandese). Ma a rendere ancora più difficile quella estate arrivò una notizia che ebbe l’effetto di una tromba d’aria mentre imperversava il sol leone:  si trattava del deferimento per illecito sportivo che la Disciplinare comunicò attribuendo a tesserati del Perugia l’intenzione di «aver svolto atti tendenti ad alterare il risultato sportivo della partita con il Parma». Mario Scarpa giurò da quel momento – ed ancora oggi è pronto a farlo -, che quei suoi goal erano non il frutto della combine, ma l’abilità nello sfruttare il lancio di un compagno per involarsi nelle praterie lasciate aperte dai difensori parmensi.  Fatto sta che Ghini e D’Attoma si preoccuparono di organizzare la difesa, affidandosi le sorti del grifo agli avvocati Enzo Paolo Tiberi e Fabio Dean.

I giocatori, rientrati in città dalla Valnerina, erano preoccupatissimi, Frosio ad esempio era tra i più pessimisti sull’esito del processo sportivo, perché i giornali partirono subito con il dare il Perugia condannato perché gli elementi raccolti erano cosi abbondanti che neppure Perry Mason avrebbe tolto il grifo dai guai. Ovviamente ad aver attivato la denuncia era stato il presidente della Reggina Granillo, che dopo aver sbancato il S.Giuliana nella penultima di campionato era sicuro di aver messo in cassaforte la serie B. Tra i giornali maggiormente colpevolisti la Gazzetta dello Sport, che aveva all’epoca il monopolio delle notizie che arrivavano direttamente dal Palazzo. Tutti tra gli addetti ai lavori sapevamo il perché e qualche anno dopo ne avemmo diretta conferma dall’interessato: il grande esperto di regolamenti e carte federali era Mino Mulinacci, grande appassionato di cimeli di Giuseppe Garibaldi, come ci confidò una volta trovata una intesa professionale, che ci permise di saperne di più su quello che allora come oggi venne definito «il processo di Parma» e che fu la pietra miliare dei  risultati  che il professor Dean  avrebbe ottenuto sia in ambito sportivo che in quello giudiziario. Anche il professore, a giochi finiti, dopo il grande spavento generale che aveva attanagliato i tifosi e la città e che può essere considerato lo snodo epocale della storia del grifo, ci fece delle rivelazioni, che ora proponiamo, a distanza di tanti anni per dare testimonianza di quanto efficace fu la strategia difensiva del Perugia.

Molto si è scritto di quel processo, assegnando sacrosanti meriti ai testimoni che affermarono in sede di dibattimento davanti alla Disciplinare tesi del tutto diverse da quelle esposte dai testi prodotti dalla Reggina.

«Un teste che dette una spallata alle ambizioni dei calabresi di riappropriarsi della B  è stato Lanfranco Ponziani – mi confidò Mulinacci-. I giudici pur considerando che era un giornalista di Perugia, ritennero che sostenere la presenza di D’Attoma nel ritiro di Salsomaggiore e  non altrove come sosteneva la controparte, fu importantissimo proprio per la qualifica professionale di Ponziani».

Ma oltre a Lanfranco, giornalista di punta del Messaggero, che aveva fortissimamente voluto Ilario Castagner alla guida del Perugia (che da quella estate in avanti avrebbe dimostrato tutto il suo valore) fu, a nostro  avviso, la strategia degli avvocati Tiberi e  Dean a dare una svolta all’intera vicenda. «La Gazzetta aveva un peso fondamentale all’epoca e bisognava portarla dalla nostra parte – ci disse il professore un paio di anni dopo con il Perugia che viaggiava forte in serie A -: lette le carte capimmo che i testimoni della Reggina avevano voluto strafare, perdendosi in racconti con tanti, troppi particolari. Non restava che pubblicare quei documenti che si sarebbero rivelati un autentico boomerang per chi era convinto di stravincere».

Il resto non è difficile da immaginare: Dean fa arrivare alla Gazzetta una parte di quelle carte. Mulinacci, che era il solo ad averle, le spara in prima  pagina della «rosea»: il clima da Perugia colpevole cambia da così a così, specie quando esce una dichiarazione che suonava cosi: «Il Presidente Granillo mi ha promesso una Mercedes se la Reggina tornerà in B».

Mulinacci infilava uno scoop  dietro l’altro e noi giornalisti di Perugia eravamo tagliati fuori: non  restava che prendere atto delle anticipazioni della concorrenza. Mulinacci, che era famoso nell’ambiente anche perché recensiva con un “8” fisso le prestazioni degli arbitri, fece né più e né meno di quanto avviene ai giorni d’oggi sui grandi giornali e per questioni giudiziarie di ogni genere; il professore ben 37 anni fa aveva intuito l’importanza dei media.

 

Una replica a “Processo di Parma: quella volta che il professor Dean si prese gioco della «rosea»”

  1. […] dagli archivi dei giornali, custoditi nelle emeroteche, ed in tempi molto più recenti riproponendo l’articolo di chi scrive pubblicato da Umbria24 per commemorare il principe del foro perugino Fabio […]

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