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sabato 6 marzo - Aggiornato alle 02:42

Vertenza Sangemini e Amerino: scatta lo sciopero a oltranza, clima di tensione

Il gruppo Ami ha ancora un mese di tempo per presentare il piano concordatario, l’attesa logora i lavoratori: assenza di risposte e prospettive incerte. Martedì il presidio ai cancelli della fabbrica

di M. R.

Nessuna risposta concreta che dia il senso di una prospettiva di futuro per gli stabilimenti di Sangemini e Amerino, nessuna convocazione al tavolo del Mise e non c’è ancora il piano concordatario del gruppo Ami depositato al tribunale di Milano. Il numero uno della società Acque minerali, Massimo Pessina ha ancora un mese di tempo per adempiere ma l’attesa sta esasperando i lavoratori. Al termine dell’ultima assemblea, gli stessi, supportati da rsu e sindacati di categoria, hanno proclamato uno sciopero a oltranza almeno fino alle 14 di mercoledì 25 novembre. Iniziativa finalizzata ad una operazione verità, perché Ami giochi finalmente a carte scoperte visto che, dopo aver dichiarato l’assenza di manifestazioni di interesse a rilevare la società, è spuntata quella di Agnello.

Sangemini e Amerino I delegati sindacali delle due fabbriche riferiscono di un clima di fortissima tensione sociale e la mobilitazione è finalizzata ad ottenere risposte dalla direzione aziendale a livello nazionale in merito al piano dopo che recemntemente il management ha parlato di possibili tagli per i soli siti produttivi del Centro e del Sud Italia e mentre non è ancora arrivata la convocazione per il prossimo incontro in call alla presenza del Mise, tra direzione aziendale, sindacati e Rsu, pesa sulla vicenda la modalità adottata dall’azienda nelle comunicazioni ai propri dipendenti e ai loro rappresentanti: ogni volta, raccontano dalla fabbrica delle acque minerali, figure di consulenza diverse, senza precisione e attenzione rispetto alla delicatezza dei temi trattati. I lavoratori si sono sentiti di non avere nessuna importanza e di non essere stati presi in seria considerazione. Ciò, come già emerso, deriva anche dal fatto che al recente tavolo con palazzo Donini, non vi fosse la governatrice umbra Tesei, alla quale lunedì le maestranze sono pertanto tornate a chiedere un ulteriore confronto. «Ciò che i lavoratori hanno sempre chiesto è la possibilità di lavorare con chiarezza e prospettive per il futuro – sottolineano i sindacati -. nel clima attuale tuttavia non è più possibile».

Thomas De Luca «Piena solidarietà ai lavoratori della Sangemini che in queste ore hanno proclamato lo sciopero e indetto un presidio presso lo stabilimento -dichiara il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, Thomas De Luca, che rivolge anche un deciso richiamo alla Regione Umbria affinchè prenda finalmente una posizione chiara nei confronti della proprietà -. Non è possibile che un’azienda in fallimento – prosegue De Luca – presenti un piano di ristrutturazione che va ad intaccare il piano occupazionale. La presidente Tesei dica chiaramente fin da subito che non verrà tollerato alcun piano in cui è previsto il licenziamento anche di solo un lavoratore. Lavoratori che sono già stremati da un tira e molla che va avanti da mesi e già in regime di cassa integrazione di cinque giorni al mese per ciascun lavoratore. La Regione che fin qui non si è mai esposta, limitandosi solo ad ascoltare, prenda finalmente una posizione così come ha fatto il governatore Zaia per gli stabilimenti veneti, mettendo subito in chiaro che nel nuovo piano industriale la questione occupazionale non doveva essere materia di discussione. Tali garanzie da parte della governatrice Tesei vanno date immediatamente senza attendere di leggere le proposte partorite a scatola chiusa, che l’azienda si è impegnata a consegnare entro il 23 dicembre. L’impegno sottoscritto dalla proprietà diceva chiaramente che i livelli occupazionali non potevano essere rivisti prima del 2024 e per questo è fondamentale che la politica regionale prenda una decisione. Anche annunciando, qualora fossero disattesi gli impegni, la revoca delle concessioni che sono in capo alla Regione Umbria. Dopo la mobilitazione dei lavoratori Treofan, un’altra pagina di lotta a tutela del tessuto produttivo della nostra regione. Una battaglia dove chi governa in Umbria non può rimanere defilato, senza dare risposte a chi si sta mobilitando per salvare il proprio posto di lavoro».

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