giovedì 14 novembre - Aggiornato alle 00:12

Venti pecore e un montone per contrastare l’esodo rurale: il progetto di Tamat entra nel vivo

Esperti al lavoro in Tunisia: un centro multifunzionale sarà gestito da 50 persone

Uno scorcio di Jmel, sede del progetto

Il progetto «Berberina in Tunisia – Aid 11421» entra nel vivo: nella prima metà di ottobre Tamat ong, insieme all’equipe locale, ha concluso la fase di raccolta dati per la selezione dei 50 beneficiari del progetto. Nel corso delle due ultime settimane sono stati infatti intervistati 63 giovani residenti nella comunità di Jmel (Municipalità di Faidh, Governatorato di Sidi Bouzid) interessati a partecipare al progetto. I dati verranno ora elaborati e saranno oggetto di un’attenta analisi da parte di una Commissione di valutazione, composta dai rappresentati dei vari partner di progetto. I criteri di scelta sono i seguenti: età inferiore ai 35 anni, parità di genere (50% uomini, 50% donne), titolo di studio (preferenza verrà data ai giovani diplomati o laureati) e appartenenza a una famiglia di piccoli allevatori al fine di favorire il ricambio generazionale.

Il progetto L’iniziativa, finanziata dall’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics) e gestito da Tamat ong come organizzazione capofila, mira a contrastare il fenomeno dell’esodo rurale che vede centinaia di giovani abbandonare ogni anno la regione di Sidi Bouzid per emigrare verso l’Europa. A tal fine, il progetto prevede la distribuzione di 20 pecore e un montone di razza Berberina per ogni giovane beneficiario, oltre che la formazione professionale e l’assistenza tecnica per i primi tre anni. La creazione di un centro multifunzionale, composto da un centro d’ingrasso per gli agnelli, un’unità di produzione del mangime, un centro di miglioramento genetico e un mattatoio, permetterà d’intervenire in tutte le fasi della filiera, dalla produzione alla commercializzazione. Il centro verrà gestito dai 50 beneficiari riuniti in una cooperativa agricola con l’obiettivo di accorciare la filiera e aumentare il ‘potere contrattuale’ del singolo allevatore. In questo senso, il progetto prevede anche l’ottenimento di una Denominazione di origine controllata della carne prodotta per certificarne la qualità e favorire lo sviluppo di una strategia di marketing adeguata.

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