domenica 22 settembre - Aggiornato alle 14:11

Valnestore, Cgil: «Tocca a Enel il rilancio di questo territorio. Sbagliato escluderci dal protocollo»

Dalla segreteria nazionale del sindacato: «Non è pensabile accontentarsi di un po’ di mecenatismo, va riaperta una discussione»

«È evidente che Enel ha una responsabilità verso questo territorio e deve essere Enel a farsi carico di un progetto per la riconversione energetica e riqualificazione della centrale di Pietrafitta». Lo ha affermato martedì Emilio Miceli, segretario confederale della Cgil nazionale, intervenendo all’iniziativa promossa dalla Camera de lavoro di Perugia a Tavernelle, alla quale hanno partecipato, tra gli altri, Filippo Ciavaglia, segretario generale della Cgil di Perugia, Mauro Moriconi, responsabile di zona per la Camera del Lavoro, e i sindaci di Piegaro e Panicale, Roberto Ferricelli e Giulio Cherubini. «Il piano industriale di Enel – ha osservato Miceli – evidenzia come gli investimenti in Italia sul fronte delle rinnovabili siano in calo, in favore di quelli esteri. Ma Enel non può ragionare esclusivamente in termini di interessi aziendali, perché ha una grande responsabilità rispetto alla sicurezza energetica nazionale e Pietrafitta è parte di questo patrimonio». Secondo il segretario Cgil, è necessario richiamare l’azienda alle sue responsabilità verso quei territori nei quali «è presente da decenni e deve quindi accompagnare progetti di riconversione e riqualificazione volti a creare nuova occupazione in aree, come è questa, fortemente colpite dalla crisi». In questo, il sindacato, la Cgil può giocare un ruolo importante in virtù dei rapporti che ha con l’azienda anche a livello nazionale. «Ecco perché – ha detto ancora Miceli – è stato un errore sottoscrivere un protocollo d’intesa, per l’area di crisi non complessa, senza coinvolgere le organizzazioni sindacali. Ora – ha concluso Miceli – siccome non è pensabile accontentarsi di un po’ di mecenatismo, va riaperta una discussione con Enel a tutto campo, coinvolgendo il territorio, l’azienda e il governo nazionale, perché solo a questo livello è possibile incidere sulle politiche di un grande gruppo industriale e pretendere un progetto concreto per la Valnestore».

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