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giovedì 15 aprile - Aggiornato alle 01:19

Vaccino in azienda, piani da presentare alle Usl. In Umbria scalpitano 130 industrie

Firmato il protocollo: dosi e siringhe le fornisce lo Stato, tutti gli altri costi a carico delle imprese. Opzione strutture sanitarie private

Un infermiere

di Chiara Fabrizi

Piani di vaccinazione da presentare alla Usl competente a cui il datore di lavoro deve anche specificare il numero di vaccini richiesti per le lavoratrici e i lavoratori disponibili a riceverlo. I servizi sanitari regionali, invece, forniranno vaccini, siringhe, aghi e gli strumenti formativi e di registrazione della somministrazione, mentre in capo all’azienda ricadono tutti i costi di definizione e di gestione dei piani vaccinali.

In Umbria scalpitano 130 industrie Questi i passaggi centrali del protocollo che dà il via libera, dosi permettendo, all’organizzazione dei punti straordinari di vaccinazione nei luoghi di lavoro. La firma dell’intesa è arrivata nella serata del 6 aprile tra i ministeri del Lavoro, della Salute, dello Sviluppo economico, il commissario straordinario, Inail, le organizzazioni sindacali e le associazioni datoriali. In Umbria alla fine di marzo Confindustria aveva effettuato uno screening tra i propri associati al fine di sondare la disponibilità alla vaccinazione diretta e a farsi avanti erano state 120 aziende, ora salite a oltre 130, con circa 12 mila lavoratori in organico.

Primo passo raccolta adesioni Naturalmente i datori di lavoro dovranno raccogliere il consenso dei propri dipendenti o di tutti i lavoratori che prestino la loro attività in favore dell’azienda, a prescindere dalla tipologia contrattuale, con la vaccinazione che è su base volontaria e dovrà essere formalizzata. Al privato spetta il compito di «gestire la raccolta delle adesioni garantendo il pieno rispetto delle disposizioni in materia di tutela della riservatezza, della sicurezza delle informazioni ed evitando ogni forma di discriminazione delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti». E in attesa delle dosi sarà probabilmente questo, ossia la raccolta del consenso dei dipendenti e dei collaboratori, il primo passo che le imprese compiranno al fine di stimare la richiesta di dosi da inserire nel piano da presentare alla Usl così da consentire la programmazione dell’attività di distribuzione del farmaco.

Possibile convenzione con privati Al medico competente per l’impresa, invece, il compito di «fornire ai lavoratori adeguate informazioni sui vantaggi e sui rischi connessi alla vaccinazione e sulla specifica tipologia di vaccino, assicurando il previsto triage preventivo relativo allo stato di salute». Per la somministrazione il medico competente potrà «avvalersi di personale sanitario in possesso di adeguata formazione per la vaccinazione». In alternativa all’organizzazione dei punti straordinari di vaccinazione in azienda, i datori di lavoro potranno anche «ricorrere a strutture sanitarie private in possesso dei requisiti per la vaccinazione attraverso una specifica convenzione»: anche in questo caso gli oneri sono a carico dell’impresa, ad esclusione della fornitura dei vaccini che viene assicurata dai servizi sanitari regionali.

Ruolo Inail Per quanto riguarda le imprese che «non sono tenute alla nomina del medico competente né possano fare ricorso a strutture sanitarie private, è prevista la possibilità di avvalersi delle strutture sanitarie dell’Inail e in questo caso, trattandosi di iniziativa vaccinale pubblica, gli oneri restano a carico dell’Inail».

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