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Umbria, l’internazionalizzazione segna il passo. Export a galla grazie a Usa, Francia, Germania e al boom Romania

di Giovanni Ruggiero Non c’è che da rallegrarsi del +13,6% colto dall’export umbro nel 2011. Anche se il trend rallenta rispetto al +18,8% dell’anno precedente. Semmai c’è da capire fino in fondo il ruolo dell’import

 

 

L’export umbro fortemente dipendente dall’acciaio

 

di Giovanni Ruggiero

Non c’è che da rallegrarsi del +13,6% colto dall’export umbro nel 2011. Anche se il trend rallenta rispetto al +18,8% dell’anno precedente. Semmai c’è da capire fino in fondo il ruolo dell’import, il cui trend è decresciuto sensibilmente (dal +44,2% del 2010 al +6,8% del 2011). Essendo poveri di materie prime e ricchi di imprese manifatturiere di trasformazione, sembra bizzarro constatare una ripresa economica senza che ciò comporti una crescita nel trend di acquisto delle materie prime.

Se, però, si approfondisce ulteriormente l’analisi, ci si accorge che in termini quantitativi, a valori costanti, l’export è retrocesso di poco meno del 10% e le quantità importate sono cresciute dell’1,58%. Dunque, non c’è crescita di competitività del sistema economico umbro, ma semmai si raccolgono i benefici del cambio valutario. Tradotto, ci costano meno le importazioni e si riduce il volume dell’export, pur se a valori correnti (prezzo per quantità). Tutto ciò, sommato ad una perdita di disponibilità delle famiglie che nel loro lento impoverimento (riducendosi i redditi reali) contraggono i consumi, accentua la contrazione delle importazioni. E nel quadro incide pesantemente la crisi industriale del ternano.

Così, anche quello che sembra apparire come un passo avanti dell’economia umbra, in realtà è semplicemente un infingimento. L’economia umbra diminuisce la sua internazionalizzazione, aumenta la dipendenza dall’esterno e non penetra sui mercati un tempo detti emergenti. Se si misurano, infatti, gli scambi dei prodotti manifatturieri, i quali rappresentano la quasi totalità dell’interscambio, si noterà che l’export umbro retrocede proprio verso l’area cosiddetta del BRIC (Brasile, Russia, India, Cina), con la sola eccezione del Brasile. Ossia non solo non si rafforza sulle aree geo-economiche che hanno fatto la differenza in questi anni di economia globalizzata, ma retrocede anche pesantemente (Cina -28% di export umbro, Russia -15%, India -14%).

In aggiunta, il trend dell’export decresce anche nelle aree più familiari agli imprenditori umbri: Germania (dal +31% del 2010 al +10% del 2011) e Francia (dal +13% al +2%). Cresce tumultuosamente in Romania (divenuto il terzo partner europeo per l’interscambio umbro) e si afferma nella zona NAFTA, dove il ruolo Thyssen-Krupp è però predominante. Per dare un quadro generale, il 2011 per l’Umbria si è chiuso con un bilancio positivo in termini di partite correnti (3,564 miliardi di export contro 2,777 di import), con saldi migliorati rispetto allo scorso anno e peggiorati rispetto al periodo precedente. A tenerci a galla sono tedeschi, francesi e rumeni, se si considera l’Europa a 27 con la quale scambiamo circa il 60% dei nostri prodotti destinati all’estero. In termini di aree geo-economiche, l’Europa nel suo complesso rappresenta per l’Umbria il 65% dell’export, l’America il 20%, l’Asia il 10%, l’Africa il rimanente. Cresce più Perugia (+17,5%) che Terni (+8,4%) nell’interscambio.

Interessante sarà capire quanto peserà la vicenda dell’acciaio ternano sull’export umbro del 2012 (l’acciaio rappresenta quasi il 20% del valore dell’export) e se l’essere ceduti dai secondi produttori mondiali di inossidabile ai terzi finlandesi della Outokumpu comporterà anche revisioni al ribasso di quantità e fatturati e dunque di export. Sicuramente, il perdurare della crisi economica farà da deterrente per una ripresa delle importazioni di materie prime, ma non per quella dei manufatti più comuni. Rimarrà sul mercato colui che percepirà la crisi come grande occasione per ripensare il modello produttivo, ma anche il prodotto. Innovare e sperimentare diverrà un imperativo sempre più cogente per tutti. Occorrerà far bene ciò che il mondo chiederà, senza perdere l’originalità e la qualità dell’essere Umbria.

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