sabato 7 dicembre - Aggiornato alle 03:42

Umbria «frenata» per anni da complici interessi. E se provassimo a liberalizzarla?

di Giovanni Ruggiero E se provassimo a liberalizzare l’Umbria? O, forse, più semplicemente a liberarla? La crisi dell’Umbria è prima di tutto una crisi di governance, per la quale non si trovano responsabilità

di Giovanni Ruggiero

E se provassimo a liberalizzare l’Umbria? O, forse, più semplicemente a liberarla? La crisi dell’Umbria è prima di tutto una crisi di governance, per la quale non si trovano responsabilità. E’ questa parte di analisi che manca al puntuale Report dell’Aur tra valori e disvalori, punti di forza e di debolezza del tessuto economico e sociale dell’Umbria.

Molto più chiara l’inchiesta dedicata all’Umbria dal Sole 24 ore di martedì 17 gennaio a firma Mariano Maugeri e Giuseppe Oddo. L’Umbria è una regione bloccata. Da cosa? Da un sistema di potere andato in frantumi con la crisi. Rivela nel Report del Sole 24 ore Francesco Bistoni, rettore dell’Università di Perugia: «…da una parte c’erano i comunisti che avevano in mano tutte le leve dell’amministrazione, dall’altra i democristiani cui spettavano Università e banche. Al di là delle lotte di facciata, il sistema di potere era fondato su una diarchia allargata alla chiesa e alla massoneria». Ossia l’Umbria è stata esperimento riuscito della convivenza di poteri forti e delle loro più acerrime opposizioni. E’ cambiato qualcosa? «Gli ex comunisti e gli ex democristiani sono divenuti un unico partito, ma la crisi finanziaria  e la contrazione della spesa pubblica rischiano di mettere in seria difficoltà questo compromesso storico».

Cosa ha significato tutto ciò? Che l’Umbria è una regione «frenata» da troppi anni e da troppi complici interessi. Così le tante piccole imprese umbre, potendo dipendere per quanto si è potuto, in larga misura dagli appalti dell’amministrazione pubblica, hanno declinato la responsabilità della ricerca e dell’innovazione rimanendo asettiche ad una competitività che significava misurarsi con un mercato più vasto che le avrebbe viste probabilmente sconfitte. Fin quando si è trattato di gestire i finanziamenti pubblici lo si è fatto anche con generosità, premiando a pioggia tutti gli interessi diversificati. L’illusione che la costruzione di un assetto federale dello Stato fosse l’anticamera del rafforzamento del concetto di «orticello», nel quale continuare a rafforzare le oligarchie istituzionalizzatesi per oltre 60 anni, è venuta meno quando le tre successive rivoluzioni globali (dei mercati, tecnologica e delle comunicazioni) hanno imposto la necessità di porre in campo un modello di sviluppo in grado di favorire una crescita autonoma della regione.  E quando ci si è provato in maniera non adeguata ne sono sorte maggiori complicazioni, facilitanti la strada del declino. Si può citare per tutti il tentativo di favorire una finanza creativa (la cosiddetta partita dei derivati)  capace di cartolarizzare crediti, ricevendo anticipi da banche d’affari, che in virtù della propria ragione d’essere perseguivano i propri di affari e non quelli della collettività regionale. Non considerando che speculare sul futuro delle generazioni a venire era di per sé perverso.

Il Report del Sole cita per tutti il cosiddetto «affare del Policlinico di Monteluce»: a fronte di 52 milioni  di euro di valore di immobili conferiti dalla Regione, nelle casse pubbliche ne sono arrivati solo 5,5. «Senz’altro un grande affare», conclude ironico l’articolo del Sole 24 ore. Ma rimane da capire se si individuerà un responsabile e se qualcuno pagherà per quella che appare «una partita truccata fin dall’inizio». Per stendere poi un velo pietoso sulla «recente indagine – si legge nel Report – della Procura di Perugia per presunto voto di scambio, peculato e abuso d’ufficio» sul caso sanità umbra.

Tradotto significa, quanto pesa sulla crescita del Pil dell’Umbria la ingabbiata libertà economica, frutto di accordi tra i diversi poteri che si contendono il controllo politico-economico della regione? E’ questa la domanda che bisognerà prima o poi porsi. Prima di declinare in «economese» la trimurti dell’efficienza, efficacia ed economicità del sistema. Prima di «scomporsi» sul tema della produttività mancata, della «dimensionalità regionale», dell’inadeguata internazionalizzazione, del mastodontico apparato pubblico. Senza tale premessa i capitali che l’Umbria potrà attrarre saranno solo quelli meno trasparenti.

Solo alcuni dati su cui riflettere, per poi rimandare un’analisi più dettagliata del Res dell’Aur ad un successivo intervento: 1) in Umbria crescono le «scatole vuote» iscritte alle Camere di Commercio, ossia imprese presenti solo sulla carta. Infatti, su 6.166 imprese iscritte e «non classificate» in Umbria ne risultano attive solo 161. Qual è lo scopo? Che cosa coprono? 2) in Umbria si consuma da alcuni anni più di ciò che si produce. E’ solo una questione di «nero», dal momento che si contraggono redditi ufficiali, potere d’acquisto e risparmi (il Pil procapite umbro tra il 2000 e il 2009 a valori concatenati è diminuito dell’8,7%) e nel momento in cui il Cerved certifica che l’Umbria è la quarta regione per gravità d’impatto della crisi? 3) L’Umbria è la regione in assoluto nel 2009 (eccezione provincia di Bolzano) dove sono stati rilasciati più permessi di costruire per nuovi fabbricati residenziali (fonte Istat). Sapendo che l’edilizia in alcune regioni è uno dei principali veicoli per il riciclaggio (dati Direzione Antimafia), è un segnale di vivacità questo o di ulteriore problematizzazione per lo sviluppo dell’Umbria?

 

4 risposte a “Umbria «frenata» per anni da complici interessi. E se provassimo a liberalizzarla?”

  1. Roberto ha detto:

    Certamente l’Umbria è una realtà fortemente penalizzata dall’attuale crisi per endemici mali che la affliggono dall’epoca dello Stato Pontificio e che ancor oggi pesano sul suo sviluppo. Fin troppo facile trovare nel passato le cause dell’odierna situazione che altrettanto fin troppo facilmente viene attribuita ad una classe politica locale lasciata, per come si legge, scorrazzare senza troppi pensieri per le sue verdeggianti colline. Ed al di là delle semplici e fin troppo facili interpretazioni che oggi ci si diletta ad esporre in ragione di un rinnovato e rinato senso nazionale e dell’esigenza di evidenziare un distacco dal passato , occorre capire il senso di quel solco che ha diviso e divide ancor oggi diverse economie che in questa regione convivono, invece oggi, accumunate da un’unica ragione di sopravvivenza. Perché di questo si tratta, sopravvivere, e l’Umbria è uno spaccato e specchio dell’intera Italia. Troppo facile additare l’incapacità politica umbra, troppo facile accusare l’intero sistema umbro al pubblico ludibrio dell’intera nazione quando di questo sistema si è espressione e parte integrante. Troppo facile ancora citare la mala politica e gli intrallazzi di palazzo, che esistono certo, ma che non sono mali che l’Umbria ha esportato in tutta Italia. Certo che citare il mal comune quale mezzo gaudio poco senso ha ma nemmeno, per giusta onestà intellettuale, è giusto sparare sulla croce rossa. Magari proprio così immacolati gli umbri non saranno come non lo saranno i loro politici che, in fin dei conti e magari per tanti e vari motivi anche d’interesse personale, gli umbri hanno votato, eletto e rielletto per l’ennesima volta. Diciamo che ce la siamo cercata un po’ per incoscienza un po’ per adeguarsi alle più diffuse logiche nazionali. Eh si, perché buona parte degli umbri saranno anche figli della terra e “disertori della vanga”, ma hanno imparato in fretta dalle più colte ed evolute popolazioni. Quattro gatti e pure rusticoni che, a contarli tutti, non fanno nemmeno un quartiere di Roma ma che costano 100 volte di più a farla semplice. In fin dei conti un popolo un po’ autoreferenziale che del suo isolamento ha fatto la sua forza ben più di quanto in altre regioni si sia riuscito a fare. Troppo facile credere agli oracoli dell’ultima ora che si mostrano nelle loro nuove vesti di castigatori nemmeno avessero dato prova di questa grande lungimiranza ed efficienza se non sulla base dei quattrini degli altri e di incarichi e ruoli che nel sistema da loro stessi costruito non lascia troppo spazio alla vera ed esclusiva capacità. Si citano dati e fatti che partono da lontano e che stranamente nessuno di questi grandi moderni accusatori ha mai avuto il coraggio di denunciare. Tutti al disopra delle parti, tutti arrivati dal nulla o da altri mondi senza alcun condizionamento e senza alcuna macchia. Tropo facile, veramente fin troppo facile puntare il dito verso il partito, verso il politico, verso un sistema che è stato ed e ancora oggi garante di benessere e privilegi che non sono di tutti. Troppo facile veramente perché qui non si parla di Umbria e se di Umbria si parla lo si fa esclusivamente per precisi interessi di parte se non addirittura personali sparando addosso quella chiesa, quella massoneria, quei politici, quei poteri che non sono esclusiva particolarità dell’Umbria. Si parla dell’Italia, ne più ne meno, si parla di definire e determinare azioni e programmi che i nostri padri non hanno nemmeno pensato se non esclusivamente finalizzati a garantire la loro progenie ed i vantaggi e privilegi che erano riusciti a costruire intorno a loro. Parliamo di Italia perché l’Umbria Italia e parimenti alla nostra nazione non possiede, purtroppo, una classe politica capace di ridisegnare lo sviluppo e la crescita del paese. Non li abbiamo al governo grandi capacità figuriamoci a livello locale perché nessuno di essi ha ben presente ed ha ben capito dove ci troviamo. Peggio ancora non c’è differenza tra quello che troviamo a Roma e quello che c’è a Perugia. Quali differenze dovrebbero esserci? Stessa arroganza e presunzione, per essere pratici, perché è un male generalizzato di chi svolge attività politica e di chi in questo sistema ha raggiunto ruoli o funzioni che gli consentono tanto perché siamo noi a consentirlo e prima di noi quelli che si ergono a pubblici castigatori. Certo patiamo più di altri ma i dati reali non son mica scritti tutti i giorni sui giornali, come non sono evidenziati nei notiziari nazionali e sui grandi quotidiani di riferimento. Parliamo dell’Italia perché è troppo facile parlare dei mali altrui per nascondere i nostri e l’Umbria non è certo il male nazionale. Altrimenti transenniamola, chiudiamo le frontiere e lasciamola al suo destino di regione sottosviluppata e senza futuro. Non molto lontano dal giudizio sul nostro paese espresso con precisione dai cinesi della Dagong che ci definiscono una nazione senza prospettive e futuro. E dovremmo preoccuparci della liberalizzazione dell’Umbria? Di liberare l’Umbria da chi? E per metterla in mano a chi? Mi spiace, per quanti problemi abbia l’Umbria e per quanto certamente nessuno in Umbria abbia bisogno di essere difeso, tanto meno dal sottoscritto, difficile trovare meglio in chi oggi governa il paese e non per scetticismo preconcetto ma solamente, e lo dico con estrema preoccupazione, per puro e semplice riscontro oggettivo a dimostrazione di estrema incapacità ed immutata arroganza e presunzione. Proprio a Perugia ed in Umbria i soliti politici muovono i primi passi cercando, per quanto dicono, di riavvicinare i cittadini alle istituzioni. E dall’Umbria vi dico che nessuno ha mai messo in discussione le istituzioni ma solamente chi, essendo all’interno delle istituzioni, ha portato il paese alla rovina. E tutto questo non è stato generato dall’Umbria o dagli umbri. Certamente hanno concorso anche loro come lo hanno fatto e lo stanno facendo chi oggi punta il dito contro tutto questo che, certamente deve mutare e trasformarsi, ma non certo sotto la loro giuda.

    • maurizio ha detto:

      Caro Roberto, descrivi l’Umbria quasi fosse un’associazione a delinquere di stampo pseudo democratico e poi ti domandi: “liberarla da chi? Per metterla in mano a chi?” Sembri quasi come quell’intellettuale siciliano, che dopo aver elaborato una lucida analisi sui mali che attanagliano la Sicilia dicesse che la mafia lui ce l’ha trovata, fa parte ormai della tradizione e del panorama e che senza questo cancro i tanti lavoratori in nero diverrebbero disoccupati in più, perché la mafia assicura il lavoro a tanti e non solo in Sicilia, anche nella verde Umbria sotto le tante sigle delle mafie (n’drangheta, camorra, ecc.) che imperversano per il Paese. E dal momento che il Paese è così, perché stupirsi che l’Umbria sia così. Credo che tu caro Roberto sia uno di quei privilegiati che in qualche modo riesce a convivere e a guadagnare da un Paese bloccato nei suoi riti. E’ forse possibile che su 900.000 umbri non ve ne siano qualche centinaio onesti e capaci diversi da quelli che oggi nei comuni, province o Regione hanno il comando della “barca”? Io credo proprio di no. Puoi anche pensare che sono stati democraticamente eletti, ma tu ed io sappiamo che un sistema elettorale barbaro non consente più di avere una vera rappresentanza in questo Paese. E in Umbria la pratica del “listino”, di cooptati scelti dal Presidente e non eletti favorisce le connivenze ed estranea ancor più la partecipazione popolare. Pensi che ciò non sia sufficiente per liberare l’Umbria? Non certo per sostituirla con l’attuale opposizione, che tutto è meno che un’opposizione, ma solo l’altra parte dello stesso potere.

  2. Andrea ha detto:

    Le domande in calce all’ articolo dovrebbero far rizzar le antenne a parecchi, a cominciare dagli organi di Controllo (Magistrati e Forze dell’ Ordine varie).

    Purtroppo in Umbria siamo sostanzialmente dei bonaccioni del quieto vivere e ci siamo fatti colonizzare da realtà italiane (e non), specie del Sud (e non mi tacciate di razzismo, per favore) ben più aggressive ed abituate alla “scuola di vita” della strada.

    I risultati sono sotto gli occhi di tutti e cronaca ormai quasi quotidiana.

  3. Roberto ha detto:

    Caro Maurizio, come ti sbagli, ma di tanto perché chi scrive non è certo un privilegiato ne tantomeno uno che difende i mafiosi od allegre associazioni a delinquere. Non hanno bisogno di me per questo ammesso che esistano e non mi pare che in 50 anni ne siano state ravvisate in questa regione. Garantista, certo che lo sono, perché purtroppo conosco la macchina pubblica, i suoi vizi e privilegi. Sai cosa mi disse un politico locale? Ma tu chi sei, tuo padre come si chiama e dove ti sei laureato? Strano non conosco il tuo cognome ed il fatto che la tua famiglia non faccia parte del gota locale poco ti aiuta, e nemmeno il fatto che tu ti sia laureato fuori regione. Per carità l’università è di prestigio ma non è quella di Perugia. Mi sa che ti conviene lavorare altrove. Certo da questo dovrei sparare a zero su tutto questo. Ma perché farlo? Pensi che fuori sia diverso? Pensi che in altre regioni si ragioni in modo diverso? Forse si per tanti versi finché non ti trovi a dover convivere con la pubblica amministrazione, allora le cose cambiano. Ed oggi, vista la presenza massiccia in ogni dove di società pubbliche, dimmi cosa ed in quale settore non ti tocca lavorare a contatto con questa macchina infernale. Tu forse non hai idea di quello che accade fuori e molto più in alto, roba da far passare i politici locali quali semplici scolaretti. E tu mi dici che questo si chiama difendere la mafia od le organizzazioni criminali? Forse, nonostante tutto è scegliere il male minore, quello si che certo non fa onore a chi vorrebbe vivere in piena democrazia. Ma come giustamente dici te forse questo è anche peggio. Ma sai, il dipendente sceglie perché mantiene il proprio posto di lavoro e forse se tutto va bene riesce anche ad imbucare il proprio figlio dentro qualche ufficio. L’imprenditore aspetta fuori dall’ufficio di questo e dei quel politico o funzionario per mendicare qualche soldo che lo aiuterebbe nello sviluppo della sua impresa. Fino ad oggi era tutto così. Anche normale se dovessimo essere molto brutali. Consideriamo che in Umbria ci sono 250.000 persone impegnate nel settore della cooperazione che operano in società più o meno legate all’ambito politico. Quanti dipendenti pubblici ci sono? Ho perso il numero onestamente tra quanti impiegati in regione, provincia, comuni, comunità montane, università, ospedali, altri enti e società direttamente od indirettamente controllate dalla pubblica amministrazione, non so quanti siano ma tanti, veramente tanti. Ed il problema non sarebbe nemmeno questo se si eliminasse l’impegno della pubblica amministrazione nei settori economici produttivi e nella gestione di flussi finanziari che tanto non ci saranno più di qui in avanti. E’ un dramma veramente, ma se varchi il confine, magari a sud e ti spingi più avanti di circa 160/180 Km sempre verso sud convergendo poi verso il centro città, allora si che trovi l’Italia. Quella che l’Umbria rappresenta nella sua più spietata raffigurazione. L’Umbria non è nata da sola, non è cresciuta da sola. E’ cresciuta, come tante altre, all’ombra di un potere costituito che nulla intendeva mutare rispetto all’epoca dello Stato Pontificio ed anzi peggio di quello. L’Umbria ha tanti problemi ma certamente non posso e voglio tollerare che qualcuno, che fino ad oggi ancora dal sistema locale è sostenuto, possa additare questa regione e questa gente quali unici mali italiani. Siamo una popolazione strana per certi versi, arroganti e presuntuosi più di altri, chiusi tra i nostri quattro cantoni ed a volte anche poco contenti che qualcuno venga a casa nostra. Rincoglioniti quanto basta da capire che stiamo nuotando contro corrente ed ancor più incapaci di generare un mutamento che superi la nostra immediata percezione visiva. Ne più ne meno di tutti gli altri italiani, fatta eccezione per quattro gatti che purtroppo non fanno una nazione. No, Maurizio, purtroppo non sono un privilegiato anche perché se lo fossi stai certo che non avrei avuto alcun interesse a rispondere ai contenuti dell’articolo. Il Sole24Ore la fa facile, tutto non va, tutto non funziona, quello è brutto e l’altro è cattivo. Espertoni giornalisti che sanno tutto, hanno capito tutto ed oggi individuano tutto. Ma dove stavano un anno fa? Due anni fa? Cinque anni fa? Dieci anni fa? Tutto questo genio e solerzia l’hanno acquisita solamente negli ultimi tre giorni. E parlano degli umbri? O di quell’altro caso? Parlassero di cose serie e reali, di come l’economia e la finanza, non la politica che da quello che dicono è composta da soggetti poco raccomandabili, di come questi soggetti per oggettiva incapacità e connivenza politica hanno portato allo sfacelo l’intero paese unitamente agli altri. Perché non si sono ribellati tanto tempo fa, loro che soldi ne avevano, potere anche possibilità infinite dov’erano? Troppa polemica forse che lascia il tempo che trova. Ma ben venga lo scambio d’idee che muove gli animi e mantiene vivo lo spirito e la mente. Pensi che sia cambiato qualche cosa? Drammaticamente nulla, ma proprio nulla. Ma noi siamo positivi. Saluti

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