mercoledì 22 febbraio - Aggiornato alle 07:26

Umbria ai vertici nazionali per l’apertura di bar e ristoranti ma otto su dieci chiudono entro cinque anni. Le infografiche

Unioncamere: dal 2011 al 2015 crescita del 12 per cento, davanti solo Sicilia e Campania

ristorante umbria
La tavola apparecchiata di un ristorante

di Daniele Bovi

Chiunque abbia passeggiato nel corso degli ultimi cinque anni in una delle città umbre probabilmente ha notato l’aumento di bar e ristoranti lungo le vie e nelle piazze della regione. Una sensazione corretta come certifica ora Unioncamere in uno studio pubblicato giorni fa dal quale emerge che l’Umbria, tra il 2011 e il 2015, è ai vertici a livello nazionale per l’aumento di bar e ristoranti: +12 per cento, dietro solo a Sicilia (+15 per cento) e Campania (+14 per cento), mentre la media nazionale parla di una crescita del 9 per cento. Il Registro delle imprese al 31 dicembre scorso parla di 5.462 attività di questo tipo in Umbria contro le 4.865 della fine del 2011 (in tutta Italia sono 366 mila).

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I numeri I ristoranti nella regione sono più numerosi dei bar (3.027 contro 2.435), categoria dentro la quale Unioncamere mette anche tutti gli altri tipi di esercizi senza cucina, e sono proprio i bar ad aver messo a segno un aumento ancora più marcato rispetto alle attività di vera e propria ristorazione: +12,6 per cento, 0,6 punti percentuali in più. Guardando invece ai dati delle due province, in quella di Perugia alla fine del 2015 c’erano 2.210 attività di ristorazione (210 in più rispetto al 2011) e 817 in quella di Terni, dove cinque anni prima ce n’erano 709. Il problema però, dopo aver alzato la saracinesca per la prima volta, è capire in quanti riescono a rimanere in piedi nell’arco di un periodo non troppo lungo di tempo, ovvero da uno a cinque anni.

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Chi sopravvive e chi no Secondo l’elaborazione di Unioncamere nel complesso ben 8 su 10 non sopravvivono dopo i cinque anni, con valori differenti per quanto riguarda la provincia di Perugia (76 per cento) e quella di Terni (92,7 per cento). A non superare neppure il primo anno è il 6,3 per cento di bar e ristoranti, il 18,4 per cento molla nel secondo anno, il 22 per cento nel terzo, il 20 per cento nel quarto e il 13 per cento nel quinto. Bar e in generale tutti quegli esercizi senza cucina però sopravvivono di più rispetto ai ristoranti: nel giro di cinque anni abbassa la saracinesca il 66,7 per cento dei primi contro il 92,8 per cento dei secondi. In particolare un ristorante su due alza bandiera bianca nel secondo e nel terzo anno, con numeri sostanzialmente identici nelle due province. Il quadro cambia a proposito dei bar: il 93,8 per cento in quella di Terni molla entro cinque anni, una percentuale notevolmente più bassa se confrontata con quella di Perugia (61 per cento).

Italia In altre zone d’Italia invece, e in particolare in alcuni capoluoghi di regione, la resistenza di questo tipo di imprese è più alta, ad esempio a Firenze dove meno della metà decide di chiudere entro il quinquennio, o a Milano dove la percentuale è del 55 per cento, a Napoli del 62 per cento, a Roma del 60 per cento mentre a Torino del 75 per cento. Di seguito le infografiche con i dati.