venerdì 6 dicembre - Aggiornato alle 12:50

Umbra Acque e Sii, la Corte dei conti: «Comuni devono esercitare il controllo pubblico»

La magistratura contabile lo spiega in un parere chiesto dal sindaco di Corciano. «Gesenu? Lì il socio privato è determinante»

La sede della Corte dei conti (foto ©Fabrizio Troccoli)

di Daniele Bovi

Qualora in una partecipata con un socio privato vi sia una maggioranza delle quote in mani pubbliche, i Comuni devono esercitare il controllo. In estrema sintesi è questo il messaggio che arriva dal parere, richiesto dal sindaco di Corciano Cristian Betti, firmato nei giorni scorsi dalla Sezione giurisdizionale della Corte dei conti dell’Umbria. Quando era ancora al vertice dell’Auri Betti aveva chiesto alla magistratura contabile, con riferimento alla situazione di Umbra Acque e Sii, dove i Comuni detengono rispettivamente il 65% e il 70% delle azioni, se ciò bastasse a configurare le società come a controllo pubblico; in caso contrario – chiedeva Betti – i Comuni sono tenuti a stipulare un patto parasociale per esercitare il controllo congiunto? E come si affronta il fatto che dentro Umbra Acque e Sii in caso di decisioni straordinarie serve necessariamente il consenso del socio privato, cioè in entrambi i casi di Acea?

Il parere La vicenda non è certo una disputa per giuristi, dato che investe un fatto primaria importanza come il controllo delle società che gestiscono un settore strategico come quello dell’acqua. Umbra Acque infatti gestisce il servizio in molte zone del Perugino mentre il Sii nel Ternano. A dimostrazione della significatività del tema, all’inizio di novembre si è tenuto un tavolo tecnico sulla vicenda tra alcuni Comuni e Umbra acque. Secondo il parere firmato dal presidente della Sezione Antonio Marco Canu una situazione di controllo pubblico non può essere desunta solo dal fatto che i Comuni detengono la maggioranza delle quote. In casi simili in capo ai sindaci «sussiste l’obbligo di stipulare un patto parasociale ovvero favorire altre forme di aggregazione e coordinamento tra gli enti, finalizzati alla puntuale attuazione delle disposizioni del Testo unico sulle partecipate, che consentano ai Comuni soci di esercitare il controllo pubblico».

Il controllo pubblico Non farlo potrebbe far pensare a profili di responsabilità amministrativa, dato che bisogna avere «proprie potestà pubbliche che rendono doveroso un comportamento a tutela dei propri poteri pubblici di controllo». Quanto ai vincoli statutari che «per decisioni di straordinaria amministrazione» prevedano «il consenso del socio privato», la Corte non ha dubbi: «Sono di ostacolo all’esercizio del controllo pubblico da parte delle amministrazioni partecipanti». Intanto dopo la riunione di inizio novembre Umbra acque in una nota spiega che non ci sono cambi in vista per quanto riguarda l’assetto azionario: «Non è in corso, né vi è mai stata, nessuna trattativa – scrive la società – circa l’acquisizione di quote azionarie di Umbra Acque da parte di Acea, titolare del 40% del capitale della società a seguito di gara europea».

Gesenu Sempre negli ultimi giorni la magistratura contabile si è espressa, con un altro parere, sul caso di Gesenu. A porre il tema è stato il sindaco di Perugia Andrea Romizi, dato che Palazzo dei Priori detiene un 45% della società che si occupa della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti (l’altro 55% è in mano alla Socesfin dopo che l’ha acquistato da Manlio Cerroni). Sulla base delle norme e della giurisprudenza consolidata nel caso di Gesenu la Corte osserva che «emerge in modo chiaro ed univoco che il socio privato concorre in modo determinante alla governance della società», quindi «il controllo pubblico è da escludere». Al di là del caso di Gesenu, la magistratura in conclusione spiega che «non è configurabile alcun controllo pubblico se, “per effetto dei poteri del socio privato, anche il consenso unanime degli enti pubblici non è sufficiente per le decisioni finanziarie e gestionali strategiche, configurandosi un controllo congiunto pubblico-privato”».

Twitter @DanieleBovi

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