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domenica 16 gennaio - Aggiornato alle 20:05

Turismo e commercio in Umbria trainano la domanda di lavoro, ma il 72% dei contratti è precario

Il dato emerge dall’ultima rilevazione di Unioncamere-Excelsior: 13.460 assunzioni fino a marzo, +34% rispetto a un anno fa

Turisti ad Assisi (foto ©Fabrizio Troccoli)

di D.B.

Si confermano turismo e commercio i settori che anche all’inizio del 2022 traineranno la domanda di lavoro in Umbria; e anche questa volta nella stragrande maggioranza dei casi si parla di contratti a tempo determinato. Il dato emerge dall’ultima rilevazione condotta da Excelsior-Unioncamere. Secondo i dati pubblicati mercoledì, a gennaio le assunzioni saranno 5.320, in aumento del 34 per cento rispetto allo stesso mese dello scorso anno, mentre fino a marzo si parla di 13.460 ingressi (+34 per cento). Percentuali sostanzialmente in linea con quelli del resto delle regioni del Centro Italia.

I numeri In testa anche in questo trimestre ci sono il comparto del commercio (1.960 ingressi) e quello che riguarda alloggio, ristorazione e servizi turistici (1.900); da soli, dunque, questi due settori assorbiranno buona parte dei nuovi ingressi. Più staccati i servizi alla persona con 1.390 e le costruzioni con 1.380. Un’assunzione su quattro inoltre riguarderà nel trimestre giovani sotto i 30 anni, mentre aumenterà di tre punti percentuali – dall’11 al 14 per cento – la quota di lavoro destinata a giovani laureati. Il 36 per cento invece riguarderà operai specializzati, il 20 per cento professioni commerciali, il 23 per cento dirigenti, specialisti e tecnici e solo il 7 per cento gli impiegati.

Precarietà A peggiorare rispetto alla rilevazione del mese precedente è il rapporto tra contratti a tempo indeterminato e non: se a dicembre l’ente camerale parlava di un 70 per cento di assunzioni a tempo, ora il dato sale al 72 per cento. Un aspetto sul quale richiama ancora una volta l’attenzione il presidente camerale Giorgio Mencaroni: «Le imprese umbre – dice – hanno da tempo ripreso a creare lavoro e gli ultimi dati Excelsior confermano che siamo risaliti alla situazione pre-covid, tuttavia il rapporto tra lavoro a termine e quello a tempo indeterminato è sempre troppo alto». Sempre alta infine il dato relativo al disallineamento fra domanda e offerta: secondo l’ente camerale a gennaio saranno 44 su 100 le imprese che faranno fatica a trovare i profili richiesti.

Bankitalia Il livello di precarietà era stato sottolineato mesi fa anche dalla filiale di Perugia di Bankitalia presentando l’aggiornamento congiunturale sull’economia umbra: nei primi nove mesi del 2021 gli «impieghi attivati» sono stati 37.600 e le cessazioni 31.500 (anche grazie al blocco dei licenziamenti, rimosso da luglio per industria e edilizia), ma il 90 per cento delle assunzioni è stato a tempo determinato e ha riguardato più che altro il settore dei servizi (in particolare commercio, turismo e tempo libero), con una «modesta dinamica» dei contratti a tempo indeterminato.

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