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di M. R.

«Avanti tutta, 12 mesi passano in fretta e i lavoratori non possono aspettare». Sono 142 i cassintegrati in attesa di sapere cosa ne sarà della storica fabbrica Treofan di Terni, le cui produzioni di film di polipropilene sono state bloccate per sempre dalla multinazionale indiana Jindal. A sollecitare le istituzioni, per l’apertura immediata di un confronto al Mise per la reindustrializzazione del sito industriale, è il segretario nazionale di Filctem Cgil Sergio Cardinali.

Treofan Terni Domenica nel corso di un’intervista a Sky tg 24, la viceministro del dicastero Sviluppo economico, la pentastellata Alessandra Todde, tra i tavoli di crisi che si è trovata ad affrontare recentemente, ha nominato proprio quello della Treofan: «Abbiamo fatto capire a Jindal che non era il caso di proseguire nell’atteggiamento che stava tenendo e siamo passati da un licenziamento con liquidazione a dodici mesi di cassa integrazione». Come noto l’ammortizzatore sociale concesso, dovrebbe essere finalizzato alla reindustrializzazione del sito che va necessariamente riconvertito perché la multinazionale indiana non ammette concorrenza.

La politica In questo contesto, oltre alle mosse del management sul destino dei macchinari, piuttosto incerto, inutile sottolineare dunque quanto sarà importante il ruolo della politica ad ogni livello. Dovranno insomma prendere forma le intenzioni dell’assessore allo Sviluppo economico della regione Michele Fioroni che già da mesi parla di svolta green per il Polo chimico ternano e ha recentemente confermato a Umbria24 di lavorare per rinnovare l’accordo di programma stipulato nell’ambito dell’area di crisi complessa e un ruolo decisivo affinché le interlocuzioni siano il più possibile fluide e incisive, potrebbe averlo il sindaco di Terni Leonardo Latini, per via della personale conoscenza che lo lega al ministro Giorgetti.

La fabbrica Per il resto va tenuto conto che almeno cinque soggetti nel corso della vertenza hanno manifestato interesse per rilevare l’azienda ed è vero che tutte le offerte arrivate informalmente sul tavolo erano legate alla permanenza degli impianti alle quali Jindal non ne ha voluto sapere di cedere, ma è anche vero che la volontà era quella di riconvertire le linee per fare qualcosa che non fosse direttamente concorrente con le produzioni della multinazionale. Ciò a sottolineare che, se si creeranno le giuste condizioni, una rioccupazione sarà possibile, totale o parziale. Sarà il tempo a dirlo: tra i lavoratori ce ne sono alcuni più fiduciosi, altri provano un certo scetticismo. Per il bene delle famiglie coinvolte e in generale per il tessuto economico-produttivo di Terni, considerati anche i numerosi gesti di solidarietà che si sono susseguiti nel corso dei mesi, è sicuro che la città tutta è a dita incrociate per il buon esito della vicenda. Come già detto la battaglia è ‘già persa’ o ‘appena cominciata’.

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