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lunedì 18 gennaio - Aggiornato alle 21:33

Treofan Terni, lavoratori in fabbrica al freddo per l’ultimo stipendio. Speranze dal Mise

«La farsa della proprietà poi la fine annunciata, è tutto tremendamente deprimente ma non vediamo azioni forti. la Regione sembra arenata»

di M. R.

Sventolano ormai da tre stagioni le bandiere sindacali all’esterno dei cancelli del polo chimico di Terni, ormai sempre più prossimo alla perdita di un ennesimo pezzo di storia, industria, occupazione, know how locale; in verità dall’ingresso di Jindal a capo dell’azienda, sono poche le volte in cui quei drappi simbolo della lotta a difesa del lavoro sono rimasti nascosti, perché è proprio dagli albori dell’esperienza indiana che i sospetti dei lavoratori e dei loro rappresentanti sono più forti di qualunque promessa dal vertice o bozza di sedicenti piani industriali, sono quelli che hanno lentamente accompagnato fino alla decisione della multinazionale di chiudere il sito, attivando la procedura di messa in liquidazione: l’8 febbraio, salvo piacevoli sorprese, ai 142 dipendenti coinvolti arriveranno le lettere di licenziamento.

Treofan Terni Ma a chiudere battenti non è una fabbrica in crisi, è la stessa che tra marzo e maggio, in piena crisi Covid, ha richiesto lavoro straordinario: «Allora Kaufmann (l’amministratore delegato) ci inviava mail di ringraziamento e ci esortava a proseguire nello sforzo. Presi in giro fino alla fine». È solo una delle numerose testimonianze dei lavoratori che presidiano l’area del polo chimico da mesi cercando di richiamare tutte le attenzioni istituzionali del caso, dal minore al maggiore livello, sono quelli che ancora sperano e sono convinti che, se c’è la volontà, qualcosa si possa ancora fare per evitare l’epilogo. Sono quelli che col pensiero di ritrovarsi senza lavoro, passano notti insonni e restano in contatto fino a fare le ore piccole. Sono quelli ancora regolarmente pagati dall’azienda, ma nella maggior parte dei casi senza fare ma è quel far niente che non ha niente di piacevole: «È deprimente – raccontano -, e quando si è costretti a timbrare il cartellino per il turno di notte, passare il tempo in fabbrica, in mezzo agli impianti fermi e senza riscaldamento è persino sfiancante».

I lavoratori  Si chiedono dove fosse l’antitrust già nel 2018 e se non sia ancora in tempo per intervenire oggi; guardano con rabbia le nuove iniziative Jindal, si guardano attorno e vedono sciupati anni di lavoro quando vengono a sapere che Treofan perde commesse e sfrutta quelle di Terni per far lavorare altri siti. Secondo le testimonianze, la proprietà vorrebbe addirittura accelerare per lo smontaggio delle linee ternane di produzione. La sensazione è che voglia trasferirle per sfruttarle altrove: «Segno che nello stabilimento non c’è roba da buttare». La speranza, come noto, è tutta in un’azione politica e proprio nella giornata di martedì, assieme ai raggi del sole, così rari di questi tempi, è arrivata anche una nota del deputato umbro del Pd Walter Verini che assicura, da parte della sottosegretario al Mise Alessandra Todde, la convocazione a breve del vertice ministeriale, così come richiesto dai sindacati.

Verini «Nei prossimi giorni – si legge – il tavolo sulla Treofan sarà di nuovo riconvocato, come chiesto dai lavoratori e dalle rappresentanze sindacali. Ce lo ha confermato questa mattina la Sottosegretaria allo Sviluppo Economico Alessandra Todde, che abbiamo interpellato proprio sulla delicatissima fase della vertenza. La Sottosegretaria ha confermato l’impegno costante del Governo – a tutti i livelli e usando tutti gli strumenti possibili – perché venga scongiurata la fine di una esperienza produttiva e industriale che in ogni modo deve avere un futuro. Per i 140 lavoratori, per la città e l’area di Terni. Il Governo sta lavorando su più fronti per bloccare la inaccettabile e gravissima strategia della Jindal, per garantire in ogni modo, anche con la ricerca di nuovi e seri piani industriali, la continuità produttiva ed occupazionale dello stabilimento. Per questo è fondamentale mantenere alte sia la mobilitazione unitaria che l’impegno di tutte le componenti sindacali, sociali e istituzionali: la battaglia per il futuro della Treofan Terni riguarda tutti».

«Regione arenata» Nel frattempo i lavoratori non negano la vicinanza delle istituzioni, ma oltre i messaggi di solidarietà e le visite di numerosi esponenti politici da ogni partito non percepiscono l’impegno risolutivo: «Ci sembra che le armi di difesa sparino a salve, anche ieri è passato il sindaco e fa piacere ma la Regione, che è l’ente più vicino al Governo nella scala istituzionale sembra essersi arenata». Come recentemente dichiarato da una lavoratrice Treofan: «La nostra sconfitta sarebbe la sconfitta di Terni, dell’Umbria e del Paese tutto».

 

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