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sabato 2 luglio - Aggiornato alle 19:49

Treofan sulla via delle Telecomunicazioni, lavoratori esausti chiedono assemblea

Fughe in avanti, tensioni, ricerca di ‘scudo sindacale’ e diffidenza: si accumulano le risposte mancate: call al Mise attesa a breve

di Mar. Ros.

La convocazione al tavolo del ministero dello Sviluppo economico è attesa a breve e proprio ora che una soluzione per il destino di Treofan Terni dovrebbe essere vicina, tornano a surriscaldarsi gli animi tra i lavoratori, fiaccati da circa un anno e mezzo di cassa integrazione, dopo il tentativo di reindustrializzazione del sito fallito nell’arco delle prime 12 mensilità. Lavoratori carichi di rabbia per una proprietà indiana che continua a godere di finanziamenti pubblici in Italia, ma a vantaggio di stabilimenti lontani da Terni, quelli di Brindisi in particolare, destinatari non a caso, prima della messa in liquidazione di Treofan, di commesse ternane, per svuotare via via il portafoglio ordini del polo chimico della città di San Valentino come ricostruito anche dalla procura, in un’inchiesta per truffa ai danni dello Stato causa percezione indebita di ammortizzatori sociali Covid della quale non si conoscono ancora gli esiti. È questa una delle mancate risposte che, accumulate, stanno portando le maestranza coinvolte, oggi circa 110, all’esasperazione.

Treofan Preoccupati per il proprio futuro, alcuni lavoratori della Treofan di Terni si sono ritrovati mercoledì ai cancelli di piazzale Donegani per condividere i propri stati d’animo e avanzare qualche proposta di azione autonoma, alimentata dal sospetto che sindacati e istituzioni non siano sufficientemente incisivi in questa fase. A suggerirlo, secondo quanto riferiscono, proprio il fatto che da Governo e segreterie nazionali sindacali non si sia tentato in alcun modo di incontrare Mr Jindal nel corso della sua visita in Puglia, nonostante le reiterate convocazioni al ministero, talvolta interessando pure l’ambasciata indiana. Inviti puntualmente mancati, nonostante i finanziamenti pubblici a quanto pare siano stati ricevuti. Si parla di una mail nella quale il braccio destro di Jindal, Manfred Kauffman, ringrazia il capofila del gruppo nominato dal ministro Giorgetti per la gestione delle crisi aziendali. «Se è vero come è vero – questa la riflessione dei lavoratori – che le proposte in campo per acquisire lo stabilimento Treofan sono due, sarebbe oppotuno che il Governo propendesse per quella lituana che, almeno sulla carta, garantisce maggiore occupazione e continuità nel settore della chimica, a tutela di un patrimonio industriale che ha avuto i natali proprio a Terni». Da quanto trapela però, quello che tecnicamente si valuta ai tavoli governativi, col liquidatore Varazi, è la capacità finanziaria dei player che si affacciano e si terrebbe anche conto dell’andamento dei mercati produttivi di riferimento. Questo, informalmente, porta, alcuni soggetti che a quei tavoli siedono, a dire che la soluzione Hgm, attiva nel settore delle Telecomunicazioni, sia quella più plausibile per subentrare a Jindal, che come noto non è incline ad accettare concorrenti, né facilmente scenderebbe a compromessi per concedere i propri macchinari.

Jindal Oltre il rammarico per l’indebolimento del polo chimico nel senso più stretto di settore, tra i lavoratori serpeggia così il timore di un piano a ribasso occupazionale: la soluzione prospettata nel’ambito dell’Information technology, con una parte produttiva di recupero materiali e un progetto per l’alta velocità ferroviaria, non va oltre le 70 unità lavorative e la ‘clausola’ della formazione spaventa non poco: è piuttosto alta la percentuale di lavoratori con età pari o superiore a 50 anni e questi sentono le speranze di essere presi in considerazione al momento opportuno ridotte al lumicino. Nel percorso di rioccupazione dei 110 sono due i fattori sui quali ci si concentra allora maggiormente: da un lato quella cassa attivata per politiche attive del lavoro, dall’altro il coinvolgimento di Novamont in un progetto Sustainable valley che rientra di fatto tra i quesiti senza risposte certe. A tal proposito due le riflessioni elaborate mercoledì dai lavoratori: da un lato «la possibilità che al termine della cassa integrazione le istituzioni possano lavarsi le mani dalla rioccupazione dietro lo scudo della mera formazione», dall’altro «le difficoltà oggettive che Novamont sta già vivendo al suo interno: a fine mese i contratti di sei lavoratori interinali di quella azienda (quattro dei quali operai Treofan in aspettativa), non saranno rinnovati».

Telecomunicazioni Nella scarsa partecipazione al confronto di mercoledì (meno di 30 i lavoratori che si sono ritrovati ai cancelli di fabbrica), per alcuni ascrivibile ai sindacati che non hanno sposato l’iniziativa, sono maturate anche ipotesi di iniziative autonome sfumate poi nella consapevolezza che un esiguo numero di maestranze e l’assenza del sindacato difficilmente susciterebbe i risultati sperati. Nel ripercorrere le vicende della vertenza, rispolverato inoltre il tentativo, solo pensato, di un’azione legale contro la proprietà che, pur avendo diversi siti produttivi concorrenti, nell’ottica di un ridimensionamento ha penalizzato un solo presidio industriale (quello di Terni appunto). Al termine del confronto, condivisa la richiesta di un’assemblea unitaria, ciascuno all’indirizzo del proprio sindacato di riferimento col monito di ‘giocare a carte scoperte’. «Chi sa, parli – tuona un lavoratore -, se ci sono mail o informazioni utili alla trattativa che qualcuno possiede, le fornisca una volta per tutte. Basta frasi lasciate a metà». Qualche momento di tensione non manca mai. Ad ogni modo, novità dal ministero, che i rappresentanti delle sigle di categoria potrebbero condividere coi lavoratori, ancora non ce ne sarebbero. Le parti erano d’accordo che si sarebbero aggiornate a fine maggio.

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