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lunedì 6 dicembre - Aggiornato alle 00:03

Treofan, prima di Natale alla luce il progetto complementare a quello di Novamont

Polo chimico di Terni, iniziativa green di una società italiana quotata in Borsa, vecchi macchinari non contemplati

di Marta Rosati

L’umore dei lavoratori, se non nero, resta quantomeno grigio perché in effetti proprio circa 12 mesi fa, la promessa era di una reindustrializzazione nel giro di un anno e oggi invece si ritrovano proiettati verso la proroga della cassa integrazione perché il processo non solo non è stato portato a termine, ma di fatto non è neppure entrato nel vivo ancora. Detto ciò, qualcosa di buono a questo scopo si è mosso e se da un lato il nuovo corso green della storia dell’Europa può fare da traino per nuovi e incentivati investimenti, dall’altro Terni, con la sua storia, le competenze e il polo chimico, può essere un buon incubatore di iniziative impreditoriali che tutti si augurano siano di successo.

Assemblea Treofan Mercoledì pomeriggio i segretari nazionali dei sindacati di categoria, Sergio Cardinali (Filcams Cgil), Lorenzo Zoli (Filctem Cisl) e Venere Balla (Uiltec Uil), assieme ai territoriali, sono intervenuti in presenza a Terni per un’assemblea, a pochi giorni dal tavolo di confronto avuto col ministero dello Sviluppo economico proprio sulla vicenda Treofan e sono stati intercettati da Umbria24 in piazzale Donegani. I tre, al netto di un confronto col liquidatore Varazi, hanno confermato quanto già emerso nei giorni scorsi a proposito dei due progetti e aggiunto due sostanziali elementi di novità: pur senza farne il nome, hanno fatto sapere che l’altro player pronto a operare in regime di complementarietà con Novamont è una società italiana del settore, quotata in borsa, ragione per cui vige massimo riserbo; in secondo luogo, sempre a proposito di questa, hanno dichiarato che sarebbe prossima a rivelarsi con un’illustrazione del progetto che potrebbe arrivare prima di Natale.

Jindal Come nel caso di Novamont, anche questo operatore, almeno nel caso di Terni, sarebbe pronto a muoversi in un contesto di chimica verde e quindi in accordo coi piani della regione che sogna una Sustainable valley. In questo quadro, è molto probabile che i macchinari non siano d’aiuto a nessuno, ma a questo punto non sfugge che il tema della dismissione non è secondario; anzi rientra a pieno titolo nella frase che ricorre tra lavoratori e sindacati: «Jindal è chiamata ad assumersi le proprie responsabilità fino in fondo, fino alla fine». In sede ministeriale, dove resta salda la cabina di regia sulla reindustrializzazione del sito, è arrivata anche la richiesta al liquidatore di concedere più tempo per la conciliazione prima che sfumi del tutto la possibilità di ottenere qualche mensilità a risoluzione del rapporto con la casa madre indiana. Proprio dal Mise, è attesa ora una nuova chiamata quando il percorso conoscerà qualche passo in avanti. Quel che manca a dare corpo alle informazioni, per ora, restano i numeri occupazionali.

 

 

 

 

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