Currently set to Index
Currently set to Follow
venerdì 12 agosto - Aggiornato alle 18:07

Trasimeno: per gli Etruschi era Tarminass, «quello che si asciuga». Ma dopo duemila anni è ancora lì

Ci sono voluti due o forse tre emissari per tenere basse le acque troppo alte del nostro lago

di Giampietro Chiodini

Una considerazione oggettiva, e in parte benaugurante, sulla situazione attuale del lago Trasimeno e delle sue acque troppo basse e troppo calde, ci viene imposta dalla sua storia millenaria. Tutta racchiusa nel significato, dimenticato, del suo antichissimo nome, Tarsminass. Che letteralmente significa «quello che si asciuga». Lo ha scoperto qualche anno fa il professor Augusto Ancillotti, famoso glottologo dell’Università di Perugia, leggendolo in un atto di vendita di terreni lacustri, scritto in lingua etrusca, o comunque preromana, nelle antiche Tavole di bronzo della vicina Cortona.
Questa scoperta, sensazionale, ci dice che già allora, prima dell’antica Roma, e chissà da quanti secoli indietro, l’abbassarsi delle acque del lago era considerato un segnale di morte imminente e definitiva del Trasimeno.
Ma attenzione! Nei secoli a noi più vicini e più documentati – contrariamente a quanto si sarebbe portati a credere in questi giorni – il Trasimeno si è distinto soprattutto per forti innalzamenti delle sue acque e per frequenti sommersioni delle sue rive. L’esatto contrario del prosciugamento atteso. Ce lo dimostrano in particolare le costruzioni, ardite e costosissime, di due emissari, o forse di tre. Tutti realizzati al solo scopo di far defluire dal lago le acque troppo alte che, spesso per decenni, ristagnavano fra le case dei paesi rivieraschi.
Non solo. L’emissario realizzato da Braccio Fortebraccio nel 1422 non funzionò mai bene; anche perché in alcuni tratti la galleria sotterranea procedeva a zig zag. Forse per recuperare tratti preesistenti di un primo emissario di epoca etrusca? Questo non è del tutto certo, ma l’opera di Fortebraccio, che per quasi cinque secoli alimentò i numerosi molini a palmenti realizzati in località Casenuove di Magione, non riuscì quasi mai nel suo scopo essenziale. Le acque del Trasimeno continuarono a restare ben alte e minacciose per i paesi rivieraschi fino al 1600, ed ancora dal 1740 al 1780. Con nuove ulteriori punte di inondazioni dai primi anni del 1800 fino al 1880.
Solo l’emissario moderno realizzato da Guido Pompili nel 1898 – quello che poneva fine all’ipotesi, sciagurata e già autorizzata, di prosciugare il lago per farne mille poderi – riuscì a regimare le acque del lago e a mettere definitivamente all’asciutto paesi come Passignano e San Feliciano.
Quindi il nome Tarsminass che gli dettero le antiche genti italiche con il significato di «lago che si asciuga» era sbagliato? Assolutamente No! Perché, seppur per periodi più brevi e limitati, il lago ha conosciuto lunghi anni di acque basse e in alcuni casi bassissime.
Gli studi pubblicati dall’amico Ermanno Gambini, oltre ai periodi di alluvioni ai quali ci si è riferiti fin qui, ci dicono che il lago ebbe fortissime crisi idriche con l’abbassamento dei livelli nei ventenni; 1640-60; 1720-1740. Ed ancora fra il 1820-30, fino all’ultima, acutissima, del decennio 1950-60 che venne risolta con l’immissione del torrente Tresa. Primo vero ed unico intervento di immissione di nuove acque sul nostro lago.

I commenti sono chiusi.