mercoledì 18 settembre - Aggiornato alle 20:39

Tk-Ast, sciopero della fame contro i tagli in arrivo. Andrea Maurelli: «Voglio parlare con Renzi»

Andrea Maurelli

di Marco Torricelli

«Se devono farci morire di fame, allora scelgo io come e quando farlo». E così un operaio ternano, da tre giorni, è in sciopero della fame contro il piano di ristrutturazione delle acciaierie. Va al lavoro regolarmente – anche oggi che è domenica è sl suo posto, di ‘primo turno’ – ma non mangia.

Renzi La sua decisione, che i sindacati definiscono «assunta in piena a totale autonomia», l’ha comunicata anche al presidente del consiglio, Matteo Renzi, in una lettera «con la quale gli ho espresso tutte le paure e i dubbi che noi lavoratori dell’Ast, ma anche l’intera città, viviamo dopo l’annuncio dei pesanti tagli che ThyssenKrupp vuol fare».

Lo sciopero Lui è Andrea Maurelli, ha 40 anni e fa l’operaio. Ma è anche uno che ha fatto e fa politica: è stato l’ultimo presidente del consiglio provinciale di Terni – eletto nel Prc, nel 2011 è passato al Pd – e, dice, «proprio perché, dopo quella scelta, ho aderito con convinzione al progetto di Renzi, nella lettera che gli ho inviato chiedo un incontro con lui». Lo vuole incontrare «ovviamente con una delegazione sindacale e di lavoratori come me, perché sono convinto che se ci guarderà negli occhi non potrà che decidere di intensificare gli sforzi».

Niente cibo Da tre giorni Maurelli non tocca cibo: «Assumo solo liquidi – racconta – e sono ovviamente controllato dal mio medico, anche perché ho intenzione, almeno fino a quando ce la farò, di continuare a lavorare regolarmente». E non interromperà lo sciopero «fino a quando il presidente del consiglio non ci concederà l’incontro che gli ho chiesto. Sono certo che la sua agenda sia particolarmente ricca di impegni, ma a me, a noi, basteranno solo pochi minuti per dirgli a voce quello che, certamente, i suoi collaboratori gli hanno già ampiamente illustrato».

La crisi Quella che le acciaierie ternane stanno affrontando, secondo Andrea Maurelli, «è una situazione che non ha nulla a che vedere con quella del 2004 (che portò alla chiusura del reparto che produceva acciaio magnetico; ndr), perché la fabbrica è radicalmente cambiata, da allora, e gli ammortizzatori sociali non potrebbero in alcun modo mitigare gli effetti del così detto piano industriale di Lucia Morselli». Lavoratori troppo giovani per potervi fare ricorso e «troppo vecchi, con mutui da pagare e figli piccoli da crescere, per pensare di prendere su i bagagli e trasferirsi altrove».

Le ricadute Ma soprattutto, dice Maurelli, «l’economia intera di questa città ruota intorno all’Ast ed ogni più piccolo ‘taglio’ nelle produzioni è destinato a provocare, con un effetto-domino, delle ricadute inevitabilmente amplificate in tutte le attività lavorative, mettendo a repentaglio, come ha anche sottolineato il vescovo Piemontese, la stessa coesione sociale».

LE PAROLE DEL VESCOVO PIEMONTESE

Il governo Le indiscrezioni dicono che il sottosegretario Graziano Delrio si sarebbe già attivato per trovare una soluzione: «Io sono fiducioso – dice Maurelli – che questa nuova classe dirigente si mostri più sensibile e ‘reattiva’, ma deve essere chiaro che non mi accontenterò di una semplice promessa. Quando il presidente del consiglio ci concederà un incontro, io tornerò a mangiare. Non prima».

 

 

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