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domenica 16 gennaio - Aggiornato alle 20:19

Tifosi di Roma e Lazio non vogliono intitolare lo Stadio Olimpico a Paolo Rossi

I supporter proprio non ci stanno: «È il monumento della romanità. Pablito? Un campione che però non ci rappresenta»

di Enzo Beretta 

L’idea di intitolare lo Stadio Olimpico di Roma a Paolo Rossi mette d’accordo – come non avviene praticamente mai – i tifosi della Roma e della Lazio che proprio non ci vogliono stare e respingono fortemente la proposta. Il fronte per una volta è comune: no. L’ex attaccante di Vicenza, Perugia e Juventus, divenuto eterno per i gol segnati al Mondiale dell’82 in Spagna che fece alzare la Coppa del Mondo agli azzurri, viene considerato «estraneo» alla storia dei club romani che proprio all’Olimpico, monumento della romanità, lo hanno però sempre affrontato da rivale, come uno tra i più temuti avversari.

Vuole così il presidente della Fifa Piovono da tutto il mondo sollecitazioni delle istituzioni sportive e degli appassionati di calcio a cambiare nome all’Olimpico per legarlo a una figura universalmente conosciuta come Pablito. Uno degli appelli più roboanti è stato quello del presidente della Fifa, Gianni Infantino: «Non esiste essergli contrari, lo Stadio Olimpico va intitolato a Paolo Rossi e in fretta. Nessuno come lui ha avuto l’impatto che ha avuto sugli italiani all’estero. Dal Mondiale 1982 tutti gli italiani nel mondo erano guardati in modo diverso. Va fatto e va fatto in fretta, mi complimento con il Parlamento e il Governo. I giovani devono ricordare Rossi». Si complimenta con la politica perché l’ipotesi è diventata nei giorni scorsi una proposta di legge a firma del deputato vicentino Pierantonio Zanettin di Forza Italia e la Camera ha già approvato l’ordine del giorno. «È una notizia che mi rende felice – spiega la moglie di Paolo Rossi, Federica Cappelletti – spero davvero che inizi un percorso che alla fine porti all’intitolazione a Paolo dello stadio di Roma». A Infantino fanno eco Gravina, numero uno della Federazione italiana, e alcuni compagni della spedizione vittoriosa tra cui Marco Tardelli, Fulvio Collovati e l’allora capitano Dino Zoff.

«Pablito? Non ha niente di romano» I tifosi della Roma e della Lazio, le squadre che all’Olimpico disputano le loro partite casalinghe, però non ci voglio proprio stare e non c’è giorno in cui nelle radio capitoline non venga manifestato dissenso. Da una parte, come detto, la proposta sta trovando autorevoli sponde, ma basta farsi un giro sui social network per capire che il disaccordo c’è ed è profondo: moltissimi concordano sul fatto che l’eroe del Mondiale non rappresenta neppure lontanamente l’ambiente romano. L’Unione dei tifosi romanisti gli esprime «riconoscenza» ma sostiene che «il cambio è inopportuno» in quanto «l’Olimpico è luogo di tutti gli atleti del mondo». Paolo Rossi – viene spesso ricordato – di romano non ha nulla. È nato a Prato, non ha mai indossato la maglia giallorossa né quella biancoceleste, piuttosto quella bianconera dei nemici juventini. Insomma la querelle è molto diversa rispetto a ciò che è avvenuto a Napoli con lo stadio intitolato a Diego Armando Maradona subito dopo la morte del campione argentino.

«Intestato un grande impianto, certo, ma un po’ a casaccio» Senza troppi giri di parole Enrico Sisti scrive su La Repubblica: «Assegnare il nome di Paolo Rossi allo Stadio Olimpico sarebbe irrilevante dal punto di vista storico-geografico e perfino irrispettoso nei confronti di Pablito che si vedrebbe intestato, certo, un grande impianto, ma un po’ a casaccio». Un particolare di non poco conto è che l’impianto sportivo non è di proprietà di nessuna delle due società romane, né del Comune, ma è di proprietà di Sport e Salute, società partecipata del Mef. E questo è certamente un punto a favore per tutti quelli che vorrebbero intitolargli lo stadio.

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