martedì 24 novembre - Aggiornato alle 18:09

Thyssenkrupp, i sindacati: «Spettro vendita del sito Ast di Terni, confronto urgente»

Organizzazioni sindacali nell’incubo cessione: «Chiarezza sui tempi». Poker di nodi da sciogliere: sicurezza, ambiente, appalti e redistribuzione salariale

di Marta Rosati

«Tre i passaggi fondamentali della comunicazione Thyssenkrupp quando rientrò in possesso dell’acciaieria di Terni – ricorda il segretario Fiom Cgil di Terni Claudio Cipolla – Ristrutturazione (già superata), Riorganizzazione (in corso) e Vendita (all’orizzonte); tris di azioni che nessuno ha mai smentito. Resta da capire quando quest’ultima operazione si concretizzerà e chi saranno i futuri acquirenti». Questo il fulcro della conferenza stampa di lunedì mattina nella sede Uil di via Pacinotti, indetta unitariamente dalle sigle metalmeccanici Fim, Fiom, Fismic, Ugl e Uilm alla presenza dei relativi segretari, Riccardo Marcelli, Claudio Cipolla, Giovacchino Olimpieri, Daniele Francescangeli e Nicola Pasini, uniti nell’affermare con forza: «Vogliamo giocare un ruolo da protagonisti nella fase riorganizzativa dell’azienda Acciai Speciali Terni prima che inizi una nuova stagione. Tra le priorità occorre stipulare un protocollo sugli appalti, recepire dati oggettivi sulla questione ambientale, rinnovare il protocollo sicurezza in scadenza ad aprile e redistribuire l’utile a favore dei lavoratori che hanno scelto di restare in azienda investendo lì per il proprio futuro. Se Ast gode di buona salute lo deve a loro». L’incubo cessione dunque è concreto per le organizzazioni sindacali e il riferimento alla vendita dello stabilimento brasiliano e a quello marchigiano Terninox non fanno che alimentare lo spettro. Dall’altro lato i bilanci positivi potrebbero prolungare la permanenza Thyssen a Terni, i sindacati: «L’azienda faccia chiarezza sui tempi, meno apparenza e più riconoscimento agli operai». Le organizzazioni hanno riferito di aver già avviato un confronto con l’ad su diverse tematiche, ma rispetto alla manifestata volontà di fissare dei vincoli in vista di un nuovo interlocutore in ingresso, non avrebbero ancora ricevuto una risposta.

Thyssenkrupp verso la vendita di Ast, oppure no A questo punto c’è da chiedersi perché, se in prospettiva c’è la vendita del sito di Terni, l’azienda sia sempre più incline ad effettuare azioni di marketing e ricerchi spasmodicamente di aprirsi alla città con varie iniziative. Thyssenkrupp vuole solo lasciare ‘il profumo’ prima di andarsene? Perché allora, come la direzione aziendale ha riferito ai sindacati, il budget a disposizione per Ricerca e sviluppo è raddoppiato passando da 2  a 4 milioni di euro con 15 progetti in atto? Ai sindacati in verità non dispiacerebbe sapere il gruppo tedesco abbia invece intenzione di restare per altri due decenni ma stentano a credere che sia così: «Prima che sia troppo tardi e sulle ali di nuove opportunità chiamate Area di crisi complessa e Industria 4.0 – ha detto Marcelli – Terni deve provare ad essere laboratorio del cambiamento, tanto dentro Ast quanto nel resto del tessuto industriale ma certo pensando in termini di macroregione la città rischia di diventarne il profondo sud di una realtà più grande. Fondamentale affrontare la questione Ambiente a partire dalla tutela della salute dei lavoratori e Ast non è l’unica realtà che fa i conti con certe problematiche quindi servono dati certi tanto quanto c’è bisogno dei protocolli appalti e sicurezza. La Chiusura di Terninox è un tema attuale ma non  il principale. Thyssenkrupp potrebbe essere rilevata da Tata steel visto che si continua a parlare di interlocuzioni in atto, dobbiamo capire il ruolo di Ast, il futuro di Aspasiel e quello di Titania».

Acciai speciali Terni «Se le organizzazioni sindacali oggi pongono l’accento su certi temi – ha detto Cipolla – è per riaggiustare il tiro del dibattito cittadino ma anche per rifare il punto della situazione alla luce di un desiderio di relazioni industriali serie già richiamate in passato. Ci sono aziende sopravvissute alla crisi che scontano ancora profondissime difficoltà, lo raccontano i dati sulla cassa integrazione, i cambiamenti in termini di tutele diritti e sicurezza che non sono stati migliorativi e lo stesso vale per i salari; i risultati di crescita economica non sono proprio incoraggianti. Non possiamo permetterci di perdere voce su certe questioni dopo che già siamo stati esclusi dal protocollo legalità e non ci si dica che non siamo stati invitati perché nelle inchieste sono stati coinvolti anche lavoratori vicini ai sindacati, perché noi abbiamo denunciato tante volte che qualcosa non andava e in ogni caso se oggi Ast incassa certi risultati è il frutto dei sacrifici fatti dai lavoratori e quindi anche del lavoro che noi abbiamo svolto».

Ast e politica Da Nicola Pasini della Uilm è arrivata la frecciata a coloro che nelle ultime settimane si sono abbandonati a commenti e analisi più o meno approfondite su Ast: «Quella industria non può essere un bancomat di opinioni, alla mercé di politici più o meno importanti e con più o meno significativi livelli di responsabilità. Cavalcare a livello mediatico l’epilogo Terninox con un intervento strettamente ed esclusivamente legato a quello è solo strumentale soprattutto se facciamo finta di non sapere che per esempio alcuni progetti che dovrebbero essere realizzati perché indispensabili sono fermi da anni e anni». La stoccata alla politica è ben servita e se non tutte le parti rispettano il famoso accordo del 3 dicembre, ai sindacati potrebbe anche restare difficile pretendere qualcosa in più da Thyssen. «Per quanto attiene alla questione Ambiente – prosegue Pasini – sull’amianto si continua ad insinuare, ma gli ultimi dati forniti risalgono al febbraio 2015 (ai tempi dell’ad Morselli), vogliamo essere messi nelle condizioni di dire la nostra».

Thyssenkrupp a Terni Sull’accordo del 3 dicembre torna anche Giovacchino Olimpieri: «Era previsto il potenziamento del commerciale, era un punto cruciale e invece si chiude Terninox, senza contare poi che siamo assai indietro con gli investimenti delle istituzioni locali. Se questo territorio vuole fare le differenza deve mettersi nelle condizioni di stare al passo coi tempi facendo propria l’esortazione del ministro Calenda ‘Progettate e ci saranno i finanziamenti’». Daniele Francescangeli: «Dobbiamo giocare la nostra partita nella riorganizzazione aziendale in atto, dobbiamo avere spazio nel dibattito e soprattutto nel confronto con l’azienda che conta un indotto di ben 130 realtà differenti. La chiusura di Ancona di cui si parla in questi giorni cozza con le rassicurazioni aziendali e a mio modo di vedere è a rischio anche lo stabilimento di Milano, a noi compete intanto la salvaguardia dell’occupazione Ast e una redistribuzione economica a favore dei lavoratori rimasti e per questo giocheremo la nostra partita. La questione ambientale – ha aggiunto – molto si basa sul recupero delle scorie, siamo in attesa». Il testa a testa tra Harsco e Tapojarvi dovrebbe concludersi entro il mese di marzo.

@martarosati28

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