Quantcast
giovedì 19 maggio - Aggiornato alle 07:09

ThyssenKrupp, le mani sull’acciaio ternano: le reazioni, tra incertezze e speranze

Un impianto della Tk-Ast

di M.To.

La sorpresa, a Terni e in Umbria, per l’operazione che ha riportato le acciaierie sotto il controllo della ThyssenKrupp, sta tutta nella dichiarazione congiunta della presidente della regione, del presidente della Provincia e del sindaco: «In attesa di conoscere i dettagli dell’accordo – dicono Catiuscia Marini, Feliciano Polli e Leopoldo Di Girolamo – vogliamo sottolineare che esso appare al momento come una operazione ‘finanziaria’ che tende a dare garanzie soltanto ai due principali competitor e cioè Outokumpu e ThyssenKrupp. Non abbiamo, infatti, alcun elemento di conoscenza del piano industriale e non possiamo quindi nemmeno valutare in che modo ThyssenKrupp possa operare in un mercato come quello degli acciai speciali con il solo sito industriale di Terni».

Le richieste Dopo aver ribadito che «la nostra attenzione su questa vicenda è e sarà altissima» e di voler «conoscere al più presto il piano industriale per valutazioni più cogenti», Marini, Polli e Di Girolamo chiedono «alla Commissione europea di farsi garante, nella fase di valutazione di questa operazione, della rispondenza delle esigenze industriali, occupazionali e di competitività dell’Ast di Terni, in coerenza con la normativa europea e con quanto sostenuto dalla stessa Commissione nella lettera inviata alla società finlandese per una puntuale definizione del sistema di garanzie richieste ed ottenute da Outokumpu, finalizzate alla sostenibilità economica di Ast nella fase di transizione» e auspicano «una forte ed immediata azione del governo italiano nei confronti di ThyssenKrupp e Outokumpu, che il governo dovrebbe convocare al fine di avere dalle parti diretti elementi di conoscenza dell’accordo».

Il Ministero In una nota, che la dice lunga, il  ministero per lo sviluppo economico dice che «registra la chiusura del processo di vendita di Ast, che pone fine a una lunga fase di incertezza e si riserva una attenta valutazione dell’operazione comunicata da Outokumpu. Tuttavia, pur considerando interessante che l’annunciata cessione comprenda anche le aziende collegate, è il futuro produttivo ed occupazionale del sito di Terni nel suo complesso che deve essere garantito». Per il ministero «è essenziale che il passaggio di proprietà di Ast configuri un’operazione industriale e non solo finanziaria ed è su questa base che si intende verificare il piano industriale di ThyssenKrupp».

L’interrogazione Anche il senatore ternano del Partito democratico, Gianluca Rossi, non nasconde sorpresa e disappunto: «Apprendere, a tarda sera, da agenzie di stampa e siti internet, di quanto accadrà a migliaia di lavoratori e famiglie del nostro territorio, è una circostanza assai bizzarra. Per questa ragione, non più tardi di lunedì, depositerò un’interrogazione urgente al governo per comprendere cosa accadrà ad Ast, quali ricadute avrà il ritorno da Outokumpu a Thyssenkrupp e di quali ulteriori fatti sia a conoscenza il governo, che, stando a quanto ha voluto comunicare Outokumpu, ha avuto un ruolo di decisa cooperazione».

Chi vede ‘rosa’ La deputata umbra di Scelta civica, Adriana Galgano, è decisamente più possibilista: «Ringraziamo il presidente Letta, i ministri Moavero e Zanonato e il sottosegretario De Vincenti che hanno seguito con costanza la difficilissima vicenda di Ast.  Certo – concede – non è la soluzione per cui tutti noi avevamo lavorato, ma comunque essa pone termine alle incertezze». Nell’operazione, secondo Adriana Galgano, «ci sono comunque aspetti positivi. Il tubificio non viene scorporato come si temeva e Ast viene ceduta a un gruppo molto più solido di Outukumpo. La decisione va quindi nella direzione di una maggiore concorrenza, un fatto sempre positivo».

Chi predica prudenza Per il consigliere regionale Alfredo De Sio (F.d’I.) «visti i precedenti occorre prudenza, essendo stati abituati ad evidenti schizofrenie da parte della Commissione europea, che sarà chiamata a pronunciarsi sul prospettato epilogo della vicenda, che vedrebbe la ThyssenKrupp tornare in possesso di tutto quanto e quindi mantenere quell’integrità del sito che da tutti era considerato come elemento imprescindibile di valore e di sostenibilità dei processi produttivi». Per De Sio, però «è chiaro che ora, per i lavoratori e per la città, l’interesse è legato non solo allo svelamento delle dinamiche burocratiche dei prossimi giorni, ma anche e soprattutto al piano industriale, ai primi interventi di rilancio complessivo del sito».

Chi festeggia La Ugl è l’unico, tra i sindacati, a salutare l’operazione come «un segnale positivo per una vicenda che per troppo tempo ha lasciato nell’incertezza i tanti lavoratori che hanno contribuito a rendere il sito uno dei poli siderurgici più importanti d”Italia. Ben venga dunque il ritorno alla ‘vecchia casa-madre’, ma terremo alta la guardia». A dirlo è il segretario nazionale dell’Ugl metalmeccanici, Antonio D’Anolfo, al quale fa eco e il coordinatore nazionale del comparto siderurgia, Daniele Francescangeli: «Una buona notizia che ci lascia anche un po’ esterrefatti. Sembra inverosimile se si pensa all’angoscia che hanno dovuto sopportare i lavoratori in questi anni, tra cassa integrazione, mobilità, contratti di solidarietà. Gli intenti validi e consolidati della ThyssenKrupp sicuramente porteranno alla ripresa del polo siderurgico».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.