domenica 15 dicembre - Aggiornato alle 17:50

Thyssenkrupp, Kerkhoff annuncia taglio ‘rami secchi’: Ast lotta per fare risultato

Precipitano gli utili del gruppo tedesco, settore automotive penalizzante: Tubificio di Terni sorvegliato speciale, ecco rinforzi

 

di Marta Rosati

I risultati di bilancio conseguiti lo scorso anno sono una chimera. Ast alla chiusura dell’anno fiscale sfiorò i 100 milioni di euro di utile, quest’anno secondo indiscrezioni l’obiettivo sarebbe al massimo chiudere almeno poco al di sopra del pareggio; e al 30 settembre non manca poi molto. Come di consueto, i numeri non saranno resi noti prima di novembre. Intanto le notizie che arrivano in tal senso, dal quartier generale tedesco, sono tutt’altro che incoraggianti: gli utili Thyssenkrupp al lordo delle imposte sono precipitati dell’85% rispetto al 2018, tra aprile e giugno (terzo trimestre dell’anno fiscale 2019). I documenti contabili avranno peraltro un effetto diretto sul premio di risultato istituito nell’ambito dell’intesa sull’integrativo.

Risultati Thyssenkrupp Almeno tre le cause di un’inchiodata tanto brusca della crescita, individuate dal Ceo del gruppo tedesco Guido Kerkhoff:  slancio economico globale sempre più debole; massiccio aumento dei prezzi delle materie prime; marcata flessione nel settore automobilistico. Quest’ultimo aspetto, che conferma quanto sta già avvenendo in varie industrie della Conca ternana, fa drizzare immediatamente le antenne pensando al Tubificio. Il sito di Maratta ha cominciato l’anno sotto una cattiva stella, confermandosi come il reparto in maggiore difficoltà tra tutti quelli dell’acciaieria ternana. Non a caso è lì davanti che fu organizzato un presidio dei lavoratori lo scorso inverno. Ai tempi della fermata di San Valentino, altro evento che ha segnato l’anno in corso, per il Tubificio si tenne tra direzione aziendale e sindacati un incontro specifico.

Tubificio, rinforzi in ottica commerciale Quanto all’accordo ponte recentemente siglato al Mise, per quel pezzo di Ast è stato sottoscritto che il management darà maggiore impulso al tubo decorato ma che il tubo marmitta resta core business dello stabilimento. Se così è allora, occorre stare in guardia perché all’analisi sulla crisi di mercato Kerkhoff ha fatto seguire l’annuncio di un taglio di cosiddetti ‘rami secchi’, quella che in termini tecnici si chiama riorganizzazione. Il numero uno del colosso industriale ha specificato di aver identificato aziende che, nonostante gli sforzi intensi, non sono attualmente competitive e seppure il Tubificio, nonostante il diretto legame con l’automotive, pare non esservi ricompreso, Ast ha giocato d’anticipo. A fronte cioè di un mercato in contrazione, con un calo di volumi produttivi comunque considerevole per quello che una volta era ‘il fiore all’occhiello’ di Acciai speciali Terni, si è dotato di un nuovo venditore. Si tratta dell’ingegner Francesco Tabarrini che conosce molto bene il sito dove ha già lavorato in passato ma che vanta anche un’esperienza quinquennale nelle fine del gruppo Marcegaglia.

Intenzioni Thyssenkrupp «Non permetteremo che continui una situazione in cui le aziende senza prospettive chiare, bruciano permanentemente denaro e distruggono il valore che altre aree hanno creato» ha detto Kerkhoff ai media tedeschi senza entrare troppo nello specifico. Cosa abbia davvero in mente, tanto, saranno di fatto solo i prossimi eventi a suggerirlo; del resto nessuno dimentica come in poco tempo la stessa Ast sia stata prima dichiarata non strategica poi addirittura core business. In città, questo è sicuro, i sindacati si batteranno sempre e comunque per garantire che il complesso industriale Ast (resti sotto l’egida tedesca o finisca sotto altre mani) rimanga così com’è, ovvero unito in tutte le sue parti. Intanto senza ombra di dubbio c’è un comparto del gruppo Thyssen che non conosce crisi: ‘Elevator’.  La multinazionale sta valutando non a caso un’ipotesi di vendita per la sua attività di produzione ascensori. Gli analisti hanno stimato che la divisione  potrebbe essere valutata in circa 15 miliardi di euro. Quel ramo d’azienda, tanto per dirne una, realizzerà 30 scale mobili e 14 ascensori per la linea C della metro di Roma.

 

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