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giovedì 19 maggio - Aggiornato alle 07:29

ThyssenKrupp e Ast: un anno con il fiato in gola fino al clamoroso colpo di scena finale

di Marco Torricelli

Una cosa è certa: non ci si è annoiati. Questo 2013 resterà, nella storia recente delle acciaierie ternane, come uno dei più tribolati e ricchi di colpi scena. Almeno di quelli passati, perché l’impressione è che pure il futuro non sarà avaro di faccende da raccontare. In attesa di farlo, però, forse non è male fare un piccolo riassunto di quanto è successo.

Annunci e rilanci Nemmeno il tempo di finire i brindisi di capodanno che, il 2 gennaio, il Ceo di Outokumpu, Mika Seitovirta, annuncia di voler concludere, entro maggio proprio come stabilito dalla Commissione europea, la cessione degli stabilimento ternani. Il 20 febbraio arriva la prima avance: Aperam, Ilta Inox SpA (gruppo Arvedi) e Marcegaglia, annunciano la joint venture per acquisire Terni. «L’esperienza e le risorse combinate nel consorzio – recita la nota – sarebbero impiegate per migliorare la competitività e la redditività della fabbrica italiana nel mercato europeo dei prodotti di acciaio inossidabile». Il 22 maggio Mika Seitovirta fa il primo rilancio: «Le offerte che abbiamo ricevuto finora non sono accettabili».

Manganellata al sindaco Il 5 giugno è un giorno che difficilmente si potrà dimenticare: c’è lo sciopero generale, i lavoratori e la polizia entrano in contatto e il sindaco, Leopoldo Di Girolamo e un operaio, Sergio Lanzini, vengono colpiti alla testa. «Manganellati dalla polizia», è la versione del sindaco e dei lavoratori. «Colpo di ombrello» da parte di un manifestante, è invece la versione della questura.

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A Strasburgo Una settimana più tardi, l’11 giugno, una delegazione istituzionale e sindacale raggiunge la sede della Commissione europa e si incontra con il vice presidente, AntonioTajani e con il commissario alla concorrenza Joaquin Almunia. Alla fine, i politici esprimono pareri improntati ad un cauto ottimisti, mentre decisamente meno soddisfatti si dicono i sindacalisti.

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Nuovo sciopero Passa ancora un settimana e il 18 giugno la città si ferma per lo sciopero generale. Circa 12mila persone sfilano per le vie del centro e la manifestazione – stavolta senza incidenti – si conclude in piazza della Repubblica con gli interventi del segretario generale della Cgil, Susanna Camusso; del presidente della Regione, Catiuscia Marini e del sindaco di Terni, Leopoldo Di Girolamo.

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La melina Il vice presidente della Commissione europea, Antonio Tajani, intervenendo il 5 luglio ad convegno organizzato dal Pdl, smorza tutte le speranze di fare in fretta: i tempi, per la cessione delle acciaierie, si prospettano lunghi. Mentre il 24 luglio Outokumpu fa sapere che «le trattative proseguono» ma i tempi concessi per la vendita si allungano alla «seconda metà dell’anno», e il 20 settembre un’agenzia annuncia che «la Commissione europea recentemente ha concesso a Outokumpu la possibilità di completare la cessione di Ast entro il primo trimestre 2014». Ma il sindaco, Leopoldo Di Girolamo smentisce: «Posso affermare con assoluta certezza che la commissione europea, il monitoring trustee e la stessa Outokumpu concordano sulla necessità di una conclusione del processo di cessione di Ast entro la fine del 2013».

L’epilogo Dopo mesi di tira e molla, il consorzio guidato da Aperam cerca di stringere all’angolo Outokumpu e il 21 novembre fa sapere di aver alzata la sua offerta per l’acquisto delle acciaierie di Terni, ma nello stesso momento fissa anche un termine ultimo entro il quale vuole una risposta. Che arriva pochi giorni dopo, ma non è quella sperata: nella notte tra il 29 e il 30 novembre Outokumpu comunica che le acciaierie ternane – e la tedesca Vdm – passano sotto il controllo di ThyssenKrupp, che in contropartita considera azzerato il prestito di 1,2 miliardi fatto ai soci di Outokumpu.

Il futuro Adesso si apre un capitolo tutto nuovo: la Commissione europea dovrà dare il proprio parere sull’accordo; inizierà il solito tourbillon di incontri, confronti e scontri. ThyssenKrupp spiegherà, più o meno, cosa intende fare al governo nazionale, a quelli locali ed ai sindacati. Molto probabilmente non dirà, fino in fondo, la verità a nessuno e, alla fine, si troverà il consueto punto di mediazione. In attesa del prossimo scossone.

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