sabato 15 dicembre - Aggiornato alle 12:45

Il terremoto fa volare il prosciutto di Norcia: raddoppiati i produttori. Dop e Igp, business cresce

Istat: crescono olio Dop, Farro Monteleone e Patata Colfiorito. Soffrono lenticchia Castelluccio, vitellone e agnello

Prosciuttificio di Norcia colpito dal terremoto (foto archivio Fabrizio Troccoli)

di Ivano Porfiri

Cento produttori in più di prosciutti tra il 2016 e il 2017, un volume di affari praticamente raddoppiato. Non c’è stato solo il terremoto a spingere il marchio ‘Norcia’ e il suo prodotto d’eccellenza a Indicazione geografica protetta, ma un serio rilancio che, dal sisma del 24 agosto di due anni fa, ha visto riorganizzare completamente la filiera. Però, certo, l’ondata di solidarietà derivata dal sisma ha reso il prosciutto di Norcia Igp riconoscibile e cercato in tutta Italia, facendone un vero e proprio simbolo di riscossa di un intero territorio. Ora anche il report annuale dell’Istat sui prodotti agroalimentari di qualità certifica la crescita, così come quella complessiva sui 9 marchi Dop e Igp dell’Umbria.

MEDIALAB: LE 9 DOP E IGP UMBRE

Dop e Igp col segno più Partendo proprio dallo sguardo d’insieme sui prodotti di qualità certificati, in Umbria ci sono 9 prodotti agroalimentari di qualità suddivisi tra 4 Dop e 5 Igp. Nello specifico, 2 Igp nel settore carni fresche (Vitellone bianco dell’Appennino Centrale e Agnello del Centro Italia), 1 Dop (Salamini italiani alla cacciatora) e 1 Igp (Prosciutto di Norcia) nelle preparazioni di carne, 1 Dop per i formaggi (Pecorino toscano), 1 Dop (Farro di Monteleone di Spoleto) e 2 Igp (Lenticchia di Castelluccio di Norcia e Patata rossa di Colfiorito) per prodotti ortofrutticoli e cereali. Oltre all’olio extravergine di oliva Dop Umbria. In totale, i produttori sono cresciuti di 45 (+2,2%) in un anno, passando dai 2.054 del 2016 ai 2.099 del 2017. In particolare, gli allevamenti sono passati da 701 a 702, mentre la superficie da 6.853 a 7.163 ettari (+4,5%). I trasformatori di prodotti Dop o Igp sono saliti da 240 a 243 (+1,3%) mentre invariato è il numero degli impianti di trasformazione (394). Gli operatori totali, quindi, cioè produttori più trasformatori, che possono anche coincidere in qualche caso, sono passati da 2.223 a 2.264 (+1,8%).

Giù vitellone e agnello Venendo ai settori specifici, in Umbria fanno registrare tutti il segno più, tranne quello delle carni fresche, dove i produttori nel 2017 risultano 571 (nel 2016 erano 585) e gli allevamenti 580 (erano 596) con 3.368 bovini (dimezzati rispetto ai 6.082 dell’anno prima), 1.730 ovini (erano 11.615) e nessun suino (erano 3.641). I trasformatori sono 78 (erano 81), gli impianti 170 (erano 178), i macellatori 17, gli elaboratori 70, i porzionatori 65 per un totale di 632 operatori (erano 651) di cui 17 sono sia produttori che trasformatori. Invariata, invece, la situazione del settore formaggi, con 10 produttori.

Vola il prosciutto di Norcia Bene, invece, il settore preparazione carni Dop e Igp. I produttori in Umbria sono 99 (erano 88 nel 2016) per 112 allevamenti (erano 95). Le scrofe sono 10.765 (erano 10.510) e i posti di ingrasso 232.913 (erano 194.180). I trasformatori sono 18 (erano 17), gli impianti 20 (erano 21), i macellatori 5, gli elaboratori 10, i porzionatori 5. Per un totale di 115 (erano 104) di cui 2 sia produttori che trasformatori. In questo ambito rientra il prosciutto di Norcia. Anche se va fatto un distinguo: i dati sull’Umbria lo riguardano solo parzialmente in quanto la stragrande maggioranza dei suini macellati provengono da fuori regione e a Norcia avviene solo l’ultima fase della trasformazione. Il prosciutto di Norcia Igp vede quasi un raddoppio di produttori (da 124 a 221) e di allevamenti (da 131 a 228). I trasformatori passano da 28 a 38. Per un totale di 256 operatori (erano 151) di cui 3 sia produttori che trasformatori. Secondo i dati del Consorzio di tutela prosciutto di Norcia Igp (che conta 10 prosciuttifici) dai 275 mila prosciutti marchiati del 2015 si è passati ai 440 mila di quest’anno con l’obiettivo di mezzo milione entro il 2020.

Non solo terremoto Come detto, il tragico e involontario marketing del terremoto ha fatto la sua parte, grazie alla volontà di aiutare le popolazioni colpite dal sisma dei consumatori di tutta Italia. Però, come ricorda il presidente del Consorzio Pietro Bellini, sindaco di Preci, «grazie ai fondi del Psr, negli ultimi due anni abbiamo riorganizzato tutta la nostra attività, dall’adeguamento dello statuto all’allestimento di una nuova sede, passando per il rinnovamento del marchio; strategie che hanno portato luce nel settore e grandi risultati, tra i quali quello non così scontato della salvaguardia occupazionale. Il nuovo marchio, molto più moderno e di facile lettura, assieme alla promozione del prodotto, ci ha consentito di farci conoscere ben oltre i confini regionali».

Lenticchia, farro e patata Stesso boom non si è avuto per un altro prodotto delle zone terremotate: la lenticchia di Castelluccio di Norcia, che perde tre produttori: dai 26 del 2016 ai 23 del 2017 e 50 ettari (da 555 a 505), invariati i 19 trasformatori per un totale di 32 operatori (erano 34) di cui 10 produttori-trasformatori. Crescono, invece, sia Farro di Monteleone di Spoleto Dop con 9 produttori (erano 6 nel 2016) per 90,45 ettari di superficie (erano 81), 4 trasformatori (erano 3) per un totale di 10 operatori (erano 7) di cui 3 sia produttori che trasformatori; che la patata rossa di Colfiorito Igp, prodotta da 27 aziende (erano 18 nel 2016) per quasi 50 ettari di superficie (erano 48), 10 i trasformatori (erano 8) per un totale di 32 operatori (erano 23) di cui 5 sia produttori che trasformatori. Guardando ai tre Dop e Igp del settore “ortofrutticolo”, complessivamente c’è il segno più: 48 produttori (erano 42 nel 2016) per una superficie di 651 ettari (erano 587). I trasformatori sono 25 (erano 23) e gli impianti sempre 25 (erano 23). Il totale fa 52 (erano 50) di cui 8 sia produttori che trasformatori.

Olio Umbria Dop Infine, cresce anche l’olio extravergine Umbria Dop. Nel 2017 si contano 1.371 produttori, contro i 1.329 dell’anno prima, con una superficie olivicola di 6.511 ettari (erano 6.265). I trasformatori sono 119 (da 116), gli impianti 176 (erano 169), i molitori 92 (89), gli imbottigliatori 84 (80). Il totale è di 1.447 (1.405) di cui 43 sia produttori che trasformatori.

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