martedì 20 ottobre - Aggiornato alle 21:30

Frecciarossa, stazione fantasma: FS smentisce Regione su Terontola e chiede un altro milione

Melasecche in mattinata annuncia la fermata a partire da giugno, poi lo stop di Trenitalia che per il Perugia-Milano presenta un nuovo conto

Un treno Frecciarossa (foto archivio)

di Daniele Bovi

Un pasticcio ad alta velocità. Con l’entrata in vigore dell’orario estivo, cioè da giugno, il Frecciarossa Perugia-Milano-Torino si fermerà sia all’andata che al ritorno anche a Terontola, stazione toscana a pochi metri dal confine umbro e molto importante per l’area del Trasimeno e del Perugino. O almeno così aveva annunciato la Regione venerdì in tarda mattina per bocca dell’assessore Enrico Melasecche, salvo essere clamorosamente smentita poche ore più tardi da Trenitalia: «Nulla è stato ancora definito». Come è stato possibile annunciare in una nota ufficiale della giunta regionale una fermata che al momento non esiste se non in ipotesi? Melasecche aveva spiegato anche che per supportare l’operazione era stato chiesto un contributo alla Regione Toscana e che, viste le richieste fatte nel corso del tempo dai territori, è stato proposto pure di retrocedere il Freccia non più da Arezzo a Perugia bensì dalla città toscana fino a Foligno, così da poter far fermare il Freccia anche ad Assisi.

La smentita Nella nota si spiegava poi che Palazzo Donini valuterà con i due sindaci se l’ipotesi sia da prendere in considerazione anche tenendo conto che comunque Rfi è già impegnata a «investire 54 milioni per velocizzare con nuove opere la tratta Foligno-Terontola per ridurre i tempi di percorrenza di circa 25 minuti». Tutti discorsi ipotetici dato che «è allo studio – spiega Trenitalia – la rivisitazione dell’intera offerta commerciale per tenere conto dell’effettiva ripresa degli spostamenti nelle fasi successive all’emergenza sanitaria e delle nuove esigenze di spostamento delle persone. Nuovi collegamenti o nuove fermate saranno valutati in base ad approfondite analisi di mercato svolte periodicamente da Trenitalia, per verificarne l’interesse sul piano commerciale. Le Frecce di Trenitalia, infatti, sono treni a mercato in un sistema di concorrenza con un altro operatore. Nel caso del collegamento con Frecciarossa da e per Perugia, i costi sono in parte sostenuti dall’azienda che – doverosamente e responsabilmente – deve garantirne la sostenibilità commerciale».

Le esultanze Fatto sta che dopo la nota di Palazzo Donini i sindaci del Trasimeno, comprensibilmente, hanno esultato commentando positivamente l’arrivo del convoglio rivelatosi poi un fantasma; parole di plauso, anche se solo per un’ipotesi tutta da verificare, anche da parte di quello di Assisi. Esultanza, pochi minuti dopo l’arrivo delle parole di Melasecche, pure da parte dei leghisti Luca Briziarelli ed Eugenio Rondini. Insomma, tutto surreale. Il pressing su Palazzo Donini affinché il treno veloce si fermasse anche a Terontola invece è reale ed è stato, nel corso del tempo, bipartisan tanto che anni fa, al tempo del dibattito sulla Media Etruria, la stazione era stata proposta come hub dell’Alta velocità al posto di Rigutino. I sindaci dell’Unione comunale del Trasimeno a dicembre erano tornati a battere sul tema, e a gennaio si è tenuto un incontro in Regione con alcuni sindaci e consiglieri comunali in cui Palazzo Donini aveva aperto a questa possibilità. E che tale, per ora, rimane.

Le richieste La vera notizia però all’interno del comunicato di Melasecche (che colleziona un altro pasticcio sul tema dopo quello di dicembre, quando la giunta dovette intervenire per smentire se stessa) è un’altra e riguarda i maggiori esborsi chiesti da Trenitalia. Il Perugia-Milano-Torino, partito a febbraio 2018, si basa su un accordo che prevede un esborso annuale, da parte della Regione e della Fondazione Cassa di risparmio di Perugia da 1,3 milioni di euro, nell’ambito del quale la Fondazione mette sul tavolo 330 mila euro; alla cifra complessiva vanno sottratti i ricavi che superano quelli garantiti dal livello minimo di passeggeri fissato al momento dell’accordo: fino allo stop causa pandemia ogni giorno circa 200 persone tra andata e ritorno utilizzavano il Freccia contro le poche decine preventivate nel 2018. Recentemente Trenitalia ha chiesto ulteriori risorse a Palazzo Donini: 500 mila euro per il 2018, 300 mila per il 2019 e probabilmente la stessa cifra per il 2020. Perché?

Le ipotesi La cosa certa è che non ci sono da pagare ulteriori servizi rispetto a quelli stabiliti e che, secondo quanto filtra dagli uffici della giunta, si tratterebbe di fattori gestionali interni. Da una parte c’è il contratto che permette all’azienda di presentare dei consuntivi a posteriori, senza dimenticare che poi il Freccia, a differenza dei ‘normali’ convogli, è un treno a mercato e verosimilmente l’azienda in vista della fase 2, quella in cui bisognerà convivere con il nuovo coronavirus, sta anche facendo semplici calcoli basati su costi e ricavi. I primi potrebbero rimanere sullo stesso livello di prima mentre i secondi, complici le prevedibili regole sul distanziamento, potrebbero scendere. Tutti temi di cui la Regione, non intenzionata a sborsare ulteriori cifre, discuterà a breve con l’azienda.

Twitter @DanieleBovi

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