lunedì 28 settembre - Aggiornato alle 08:40

Terni, Telecom vuole chiudere il ‘caring services’ e i lavoratori non ci stanno: il Comune si impegna

Un call center

di M.T.

La loro vicenda, sulla base di un accordo tra la Telecom e i sindacati nazionali di categoria, è di quelle che vanno – in senso negativo – di moda: l’azienda deve ridurre gli «alti costi industriali» e taglia in basso.

L’accordo E così si era deciso che «i presidi di caring services (in cui sono confluite le attività di customer operations; ndr) che abbiano un numero di dipendenti inferiore a 46 verranno chiusi progressivamente nell’anno 2014». E siccome il presidio ternano ha 40 addetti, rientra nel programma di chiusura. Per i lavoratori ci sarebbero, come alternative, il trasferimento – per esempio a Rieti – o il telelavoro. Prospettive che, ovviamente, i lavoratori ternani non accettano.

I lavoratori Si sono organizzati in un comitato che, tanto per cominciare, ricorda che «siamo già sottoposti a contratto di solidarietà con una pesante riduzione dello stipendio a partire dal 15 aprile», che «un’azienda come Telecom non può e non deve risparmiare sempre e soltanto mettendo a rischio il futuro del lavoratori» e che, in una situazione di precarietà, come quelle ternana, la chiusura del caring services sarebbe un ulteriore spinta verso il baratro per il futuro della città». Anche perché l’immobile di via Mentana, dove ha sede il servizio, «proprio perché adibito a centrale telefonica, rimarrà comunque in affitto fino al 2022 e non si capisce, quindi, dove sia il risparmio».

Il Comune Lunedì la vicenda è arrivata anche in consiglio comunale, dove è stato approvato, all’unanimità, un ‘atto d’indirizzo’ che «impegna il sindaco e la giunta a mettere in atto tutte le misure necessarie a scongiurare la chiusura, in considerazione della qualità del servizio e dei costi sostenibili; proporre la possibilità di un coordinamento interprovinciale, con accorpamento con altre sedi; coinvolgere le altre istituzioni locali e i parlamentari umbri, anche in considerazione del fatto che lo scarto tra i 40 addetti di Terni e il limite minimo delle 46 unità previste nei parametri della ristrutturazione aziendale è ininfluente sotto il profilo della qualità del servizio e dei costi sostenibili; richiedere la riapertura del confronto alle organizzazioni sindacali e ai rappresentanti della Telecom, firmatari dell’accordo, per cercare una soluzione al superamento del diniego relativo all’accorpamento interprovinciale o ai trasferimenti».

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