domenica 27 maggio - Aggiornato alle 06:55

Terni, i sindacati bocciano il licenziamento collettivo alla Cmt: «Scelta incomprensibile»

Annuncio di Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti dopo la rottura con la cooperativa di trasporti

«I licenziamenti collettivi sono irricevibili e su questo nessuno intende scendere a compromessi. Già da domani saremo in campo con tutte le iniziative utili alla tutela dei lavoratori». La procedura di mobilità attivata dalla Cooperativa mobilità trasporti (Cmt) di Terni è stata bocciata dalle organizzazioni sindacali umbre Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti, sfociando in un mancato accordo tra la cooperativa e i sindacati. Sul caso intervengono Alessandro Rampiconi, responsabile di Filt Cgil per il comprensorio ternano, Gianluca Giorgi, segretario regionale di Fit Cisl Umbria, e Stefano Cecchetti, segretario regionale di Uiltrasporti Umbria.

Le riunioni «Dopo una serie di riunioni svolte il 27 marzo, il 12 e 26 aprile – spiegano i sindacati in una nota – abbiamo ritenuto insufficienti le proposte presentate da Cmt che di fatto si trasformano in esuberi per i lavoratori. Abbiamo giudicato il criterio effettivamente applicato dalla cooperativa discriminatorio e comunque in violazione dei criteri della legge 223/1991 e del contratto di lavoro di riferimento. Con questa procedura la Cmt vorrebbe portare al licenziamento di sei soci lavoratori: quattro della struttura amministrativa e due della struttura tecnica, praticamente tutta la tecnostruttura, avanzando l’esigenza di fare economie per affrontare meglio il futuro».

Nessun problema economico «Questo – proseguono i tre segretari – in un contesto di assoluta assenza di problemi economici imminenti  per la cooperativa. Non si comprende quindi il motivo per cui, in una città afflitta già da gravi problemi occupazionali, dove aziende veramente in crisi hanno adottato soluzioni alternative pur di tutelare i posti di lavoro, la Cmt progetti razionalizzazioni, ma soprattutto l’esternalizzazione di servizi indispensabili, cercando di avanzare pretestuosi esuberi e attivare quindi una procedura di licenziamento collettivo in una società, per l’appunto, con i conti in ordine e più che positivi. Per attuare il piano di riorganizzazione – ricordano le sigle sindacali – avevamo proposto di azzerare il costo sociale, proponendo l’applicazione delle normative vigenti come l’Isopensione per tre dipendenti e il demansionamento per altri tre. Queste proposte non sono state, inspiegabilmente, prese in considerazione, nonostante che in alcune parti producessero un minore impegno economico alla cooperativa».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.