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sabato 1 ottobre - Aggiornato alle 04:46

Terni laboratorio dell’economia circolare: «La politica tarpa le ali al potenziale inespresso»

Nuova puntata del Forum sostenibilità della Cgil, Cipolla: «Due crisi hanno segnato il periodo, possono tracciare il cambiamento»

«La crisi pandemica e quella determinata dalla guerra hanno sensibilmente aumentato le disuguaglianze e per la Cgil che da sempre tende a un nuovo modello economico e sociale, questi momenti possono rappresentare delle molle per il cambiamento verso più giustizia, più lavoro di qualità, più stato sociale con migliori servizi verso le persone più fragili. Ci ritroviamo invece ad essere scettici rispetto alle scelte della Regione soprattutto se rapportate alle opportunità che abbiamo tra Sin, Crisi complessa, Aree interne e soprattutto Pnrr. Il territorio ternano può rappresentare un vero laboratorio di politiche economico-industriali che vanno nella direzione che indica l’Europa e sostenibilità diventa la parola chiave più che mai perché non può esistere ancora l’idea che lo sviluppo industriale sia a discapito dell’ambiente. Partecipazione e dialogo devono però essere le direttrici verso una giusta transizione declinata in tutte le sue forme senza perdere di vista la centralità del Lavoro e quindi la creazione di nuova e più moderna occupazione ma manca una progettualità politica». Questo il cuore dell’intervento del segretario generale della Cgil di Terni Claudio Cipolla all’ultimo appuntamento del Forum sostenibilità, organizzato dalla stessa sigla sindacale.

Cipolla «Servono politiche, pubbliche e private, che vadano convintamente e in fretta verso l’economia circolare, tanto più oggi con l’esplosione dei costi energetici innescata dalla guerra e con i sempre più frequenti ‘segnali’ mandati dalla natura, che si traducono in vere e proprie catastrofi conseguenza del cambiamento climatico – ha detto ancora il segretario -. C’è una sensibilità crescente su questi temi tra i lavoratori, nella società civile, soprattutto tra i giovani e anche nel mondo delle aziende, che cominciano a comprendere la necessità di progettare prodotti sostenibili da un punto di vista ambientale e quindi riciclabili e riutilizzabili. Da questo punto di vista, a Terni, l’acciaio inossidabile rappresenta uno straordinario esempio di circolarità, potenzialmente infinita, da valorizzare e potenziare. Quello che manca però – ha aggiunto Cipolla – è una visione della politica, una progettualità che tenga insieme le varie esperienze settoriali e le metta in rete per fare di questo territorio un vero laboratorio dell’economia circolare, con evidenti riflessi positivi in termini occupazionali, di qualità del lavoro e riduzione delle disuguaglianze».

Cgil Tanti i contributi portati al dibattito, a partire da quelli di Alessandra Santucci di Arpa Umbria e di Antonio Iannoni per Legambiente, tutti incentrati sulle potenzialità inespresse del territorio e sulle criticità da aggredire. E a proposito di criticità, dal dibattito è emerso che all’interno della più grande fabbrica dell’Umbria, l’Ast, non si effettua la raccolta differenziata, una lacuna che il sindacato e la Rsu chiede da tempo di colmare. «Deve essere chiaro a tutti che gli obiettivi di sostenibilità ambientale, sociale ed economica al 2030 e al 2050 sono qualcosa che non si può discutere, sono ineluttabili – ha detto nelle sue conclusioni Riccardo Sanna, dell’area politiche di sviluppo della Cgil nazionale – e quindi dobbiamo impegnarci per governare il processo, traendone vantaggio, soprattutto per il mondo del lavoro. Per farlo servono due leve: un dialogo strutturato con le istituzioni, per condividere la programmazione e l’utilizzo delle risorse, che ci sono e sono anche significative; e la contrattazione con le imprese, che deve intervenire sui meccanismi di progettazione, sulla produttività delle risorse pianificando dall’inizio la circolarità. Di certo – ha concluso Sanna – va superata la politica dei bonus e degli incentivi, che non può bastare. Quello che serve è una politica industriale che questo paese da troppo tempo ha rinunciato a definire».

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