lunedì 20 maggio - Aggiornato alle 23:28

Terni Industry fallita, ma cassa straordinaria per tutti: «Sfruttato decreto Genova»

Il provvedimento ha ripristinato la cigs per cessazione attività ed è uno dei primi accordi per l’Umbria

I lavoratori di Terni Industry davanti al tribunale di Terni

Cassa integrazione straordinaria per i lavoratori della Terni Industry fallita. Cgil e Cisl hanno trovato la quadra con la curatela fallimentare, ministero e Regione per gli undici addetti dell’azienda su cui il giudice l’11 gennaio scorso ha scritto l’epilogo più pesante. «Il percorso è stato possibile sfruttando il decreto Genova», dicono i sindacalisti Stefano Ribelli e Simone Sansone, ricordando come il provvedimento abbia segnato anche il ritorno dell’ammortizzatore sociale in caso di cessazione di attività. In questo senso, i due parlano di  «percorso innovativo per il territorio, visto che non era mai stato richiesto un intervento di integrazione salariale straordinario in aziende in fallimento e senza prospettive di proseguo delle attività, come è il caso della Terny Industry». Da norma la cigs può per ora essere usata fino al 2020, ma per massimo dodici mesi  «l’obiettivo è comunque la riqualificazione e ricollocazione dei lavoratori, secondo le modifiche del piano delle politiche attive da parte della Regione Umbria», che finanzierà misure per formare e quindi favorire la riassunzione dei lavoratori Terny Industry. L’ammortizzatore sociale è anche retroattivo, assicurano i sindacati, motivo per cui anche se l’accordo è stato sottoscritto al ministero del Lavoro soltanto il 9 maggio verrà riconosciuto dall’11 gennaio. C’è però anche un elemento di rammarico rimarcato dai sindacati: «Alcuni lavoratori, dato il protrarsi dei tempi e le difficolta precedentemente accumulate in Terny Industry, non hanno potuto attendere l’esito del percorso sospesi e senza retribuzione – spiegano Ribelli e Sassone – Per loro avevamo precedentemente fatto un accordo di licenziamento collettivo con la curatela, per far sì che, secondo il loro interesse ed il principio della non opposizione, potessero accedere alla Naspi».

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