giovedì 22 agosto - Aggiornato alle 23:20

Terni industry fallita, nebbia sul futuro dei lavoratori: «Solo 600 euro in tre mesi»

Fiorini indaga su finanziamento Sviluppumbria, sindacati puntano alla cassa integrazione straordinaria per un anno

 

I lavoratori di Terni Industry davanti al tribunale di Terni

di M. R.

«Dall’11 gennaio siamo come fantasmi». È la triste denuncia dei lavoratori Terni industry; quella citata è la data in cui è stato dichiarato il fallimento della società. Da allora, i quindici coinvolti sono senza cassa integrazione e senza alcuna procedura di licenziamento collettivo avviata, nonché con arretrati che stentano a credere di poter recuperare. «Dal novembre scorso, ci è stato accreditato un solo acconto di 600 euro». Troppo poco per chi è padre di famiglia e ha un’età per cui è difficile vedere avanti a sé un nuovo futuro lavorativo.

Terni industry Sono quindici, come noto, le maestranze del settore chimico ora in balia delle scelte del curatore fallimentare. Sono coloro che hanno dedicato gran parte della loro vita alla produzione del filo di polipropilene e vissuto prima lo scorporo di Meraklon tra Baulieu e Neofil, poi la trasformazione di quest’ultima in Terni Industry appunto, per l’ingresso in società di una cordata di imprenditori locali. Sono gli stessi che per certi versi sperano nell’avvio del licenziamento collettivo per non perdere un giorno e agganciare subito la Naspi, l’indennità mensile di disoccupazione.

Lavoratori È alla cassa integrazione straordinaria per aziende fallite che puntano invece, in prima istanza, le organizzazioni sindacali di categoria, che avrebbero già incassato l’appoggio del curatore e della Regione per l’ottenimento dell’ammortizzatore sociale. Lo strumento non si risolverebbe nella sola erogazione di una somma mensile a favore dei lavoratori; il percorso intrapreso dai sindacati prevede infatti il coinvolgimento dell’Anpal, l’agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro. In sostanza le sigle del settore chimico spingono per una formazione dei 15 rimasti senza occupazione, con l’obiettivo di un nuovo impiego in futuro.

C’è però il rebus dei tempi I sindacati hanno mosso i primi passi ma l’istanza deve presentarla formalmente il curatore fallimentare, dopo aver accertato la possibilità di quel percorso. Le stesse organizzazioni hanno chiesto di fare in fretta ma i dipendenti di Terni industry sono già un bel po’ avanti con l’esasperazione. Le cose non vanno da tanto, troppo tempo; gli impianti sono fermi e della cassa integrazione precedentemente attiva, hanno ancora tre mensilità in sospeso. Cosa ne è stato dei finanziamenti che la società nel 2015 ha ottenuto da Sviluppumbria è un giallo che il consigliere della Lega Emanuele Fiorini sta tendando di risolvere. La sua interrogazione è stata inserita all’ordine del giorno del consiglio regionale del prossimo 12 febbraio e la giunta è chiamata a riferire.

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